Enna: “operazione 21”, sgominata banda dedita ai furti di bancomat

Era dedita ai furti di bancomat nella provincia di Enna la banda di criminali sgominata dagli agenti della polizia di Stato di Enna impegnati nell’operazione “21”. I sei avrebbero messo a segno dei colpi ai danni degli apparati della banca nazionale del lavoro all’ospedale Basilotta di Nicosia (En) e all’ospedale “Branciforti Capra” di Leonforte, anch’esso in provincia di Enna.

Agenti della questura di Enna insieme alla squadra mobile diretta dal vice questore aggiunto Gabriele Presti, in collaborazione con la squadra mobile di Catania e al commissariato di Nicosia, hanno arrestato Mario Bonelli, 26 anni di Nicosia; Angelo Magrì, 44 enne di Catania; Pietro Verga; 41enne di Catania; Angelo Verga, 25enne di Catania; Vincenzo Verga, 42enne di Catania; Michael NIcotra, 23enne di Catania; Salvatore Sam Privitera, catanese di 19 anni; Giuseppe Caruso, 25enne di Catania e il catanese 23enne Salvatore Cosentino.

Secondo le indagini Mario Bonelli aveva il ruolo di basista, mentre Magrì era il mandante e gli esecutori materiali furono i Verga nel colpo al bancomat dell’ospedale Basilotta di Nicosia. Le indagini hanno consentito di accertare l’esistenza del gruppo criminale con Bonelli quale referente nella provincia e costituito da soggetti catanesi. Il gruppo ha operato nei comuni di Leonforte e Nicosia all’interno degli ospedali cittadini.

Nel corso di intercettazioni, è emerso che gli arrestati, per organizzare i raid notturni, utilizzavano un linguaggio criptico con metafore calcistiche. Gli incontri di calcetto con gli schieramenti prevedevano le squadra che dovevano andare in campo. Nelle partite i soggetti indicavano quale squadra avversaria quella formata dalle forze di polizia. Se nel corso dei sopralluoghi i criminali constatavano la presenza di agenti, rimandavano il colpo adducendo come scusa telefonica “l’altra squadra è più forte”. Quando non riuscivano a concretizzare i colpi commentavano il comportamento “pusillanime” del correo che si era tirato indietro, come colui che “aveva paura di giocare”.

Sta piovendo forte oppure “c’è caldo” indicavano invece la presenza di forze di polizia sul territorio. Al termine delle operazioni gli indagati sono stati sottoposti al regime degli arresti domiciliari.

Maria Chiara Ferraù

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