Tortorici (Me): Cuffaro e “La figlia delle monache”

Cosa hanno in comune le suore di clausura e un carcerato? Sono entrambi rinchiusi da delle sbarre. Le prime per una scelta volontaria, mentre il secondo per una condizione imposta dal suo stato di carcerato a cui è stata tolta la libertà.

E’ proprio da questo parallelismo fra le due figure: le suore di un convento di clausura e i carcerati, che nasce il libro di Totò Cuffaro, l’ex presidente della regione siciliana che ha presentato il suo romanzo a Tortorici, nel messinese, nella sala del circolo dei Maestri. Un appuntamento organizzato dalla locale Pro loco presieduta da Lidia Calà Scarcione.

Fra le pagine del libro  “La figlia delle monache, Rosa Gemma”,la storia di una bimba abbandonata dalla madre che viene allevata dalle suore di clausura in cui si può rivedere la storia dello stesso Cuffaro che ha scontato una condanna in carcere.

Il libro di Cuffaro è stato presentato ieri a Tortorici e ha visto la partecipazione dell’avvocato Carmelo Occhiuto, consigliere nazionale dell’unione camere penali; di don Antonino Nuzzo, parroco della chiesa di San Nicolò a Tortorici e di Bruno Mancuso, già senatore e sindaco di Sant’Agata di Militello.

Per Cuffaro è stata l’occasione di ribadire la testimonianza della propria esperienza carceraria, della metamorfosi umana e della fede che lo hanno accompagnato tra le mura di Rebibbia e porre ancora una volta l’accento sulla battaglia per i diritti dei carcerati. “Il carcere – ha detto Cuffaro nel corso del suo intevento – è un’esperienza certamente drammatica, ma allo stesso tempo produttiva  nella misura in cui insegna il valore di ciò che veramente conta nella vita.

Nessuno deve dimenticare che tra quelle mura non ci sono vuoti a perdere ma persone che, per quanto abbiano sbagliato e debbano pagare, non possono essere private della dignità di esseri umani. È tremendo sapere che ci siano più suicidi nelle carceri italiane – ha proseguito Cuffaro – di quanti non siano i detenuti giustiziati nei paesi in cui vige la pena di morte, a cui siamo tutti contrari o che in Italia si impongano leggi agli allevatori per lo spazio minimo da riservare a bestiame nei recenti, mentre ci sono celle di meno di 10 metri quadrati condivise da sette detenuti”. (ph Carmelo Franchina)

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