Savona: presentato “La mafia dei pascoli” di Antoci

Continuano le presentazioni del libro “La mafia dei pascoli” che racconta la storia di Giuseppe Antoci, ex presidente del parco dei Nebrodi in Sicilia che rischiò la vita in un attentato a seguito della sua opera contro le mani della mafia sui pascoli. Questa volta Antoci ha presentato il suo libro insieme ai giornalisti Ferruccio Sansa de Il fatto quotidiano e Cristian Abbondanza, giornalista d’inchiesta.

La platea nella sala rossa del comune di Savona ha avuto modo di ascoltare dalla voce emozionata di Giuseppe Antoci, il racconto di quella terribile notte dell’agguato del 2016. “Ho fatto solo il mio dovere e penso che questo debba essere normale per tutti – ha esordito Antoci – Quella notte ero andato a Cesarò ad unire due cose importanti: legalità e sviluppo del territori. Non potrò più essere la stessa persona così come non sarà nulla più uguale per la mia famiglia, mia moglie e le mie figlie”.

Antoci ha raccontato ai presenti cosa significa “la mafia dei pascoli” e come la mafia si impossessava di contributi europei per la gestione di terreni per milioni di euro. IL tutto era possibile perché non esisteva una normativa che prevedeva di limitare l’accesso ai fondi a chi non era in regola con la giustizia. E quindi ad accedervi erano per la stragrande maggioranza persone che erano state anche condannate per gravi reati.

“Non ci sono interessi solo in Sicilia – ha proseguito Antoci – perchè probabilmente ci sono interessi oltre lo Stretto, anche perché un mese e mezzo dopo l’istituzione del protocollo Antoci in Calabria successe una cosa particolare. Chiesero di attivare anche il protocollo e poi non se ne seppe più nulla”.

Ad emozionare il pubblico è stato non solo il racconto dell’attentato, ma soprattutto della reazione dei familiari di Antoci che, nel momento più difficile della loro vita, non hanno abbandonato il loro congiunto, anzi gli hanno dato tutto l’appoggio possibile. “La mia famiglia è la mia forza. Tu non sei solo, mi ha detto mia figlia – ha continuato Antoci nel suo racconto – noi siamo con te”. Nel racconto di Antoci anche una punta di amarezza quando dice che “non si può perdere la propria libertà per fare il proprio dovere. Se si è amministratori, se si ha paura, si dimettono perché non si può non fare il proprio lavoro”.

A Sansa e Abbondanza poi la parola per parlare della situazione in Liguria dove la situazione “è persino peggiore, non possiamo negare che esista anche qui la malavita”. “Qui – conclude Abbondanza – ci ammazzano con il cromo, con l’amianto, soffocandoti con i debiti per esempio. Determinate cose non si vogliono vedere. Se ognuno facesse il proprio dovere sarebbe un rivoluzionario. In Liguria si sta tornando indietro di 10-12 anni. Se questa è la linea, la Liguria è più persa del Sud Italia”.

“Ognuno di noi – ha concluso i lavori Antoci – può fare e deve fare la sua parte in quello che può essere considerato un mosaico di dignità”.

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