Catania: al MacS arriva “art food”

Un evento imperdibile nel segno dello storico connubio tra arte e cibo. È questo e molto altro ancora “ArtFood” in arrivo al MacS di Catania. L’appuntamento è per sabato 15 dicembre alle 18.00 a Catania al museo di arte contemporanea diretto da Giuseppina Napoli.

Per l’occasione, introdotti da Giuseppina Napoli, moderati dalla giornalista Grazia Calanna, iterverranno i relatori Daniele Raneri, storico dell’arte; Giuseppe Pennino, assessorato regionale dell’agricoltura; Giuseppe Li Rosi, presidente Simenza cumpagnia siciliana sementi contadine.

Seguiranno poi la visita guidata “Collezione MacS” e una degustazione delle eccellenze enogastronomiche di Sicilia. “Coerentemente con tutta una serie di eventi – dice Giuseppina Napoli, direttrice del MacS – nell’anno nazionale del cibo italiano abbiamo scelto di ospitare ArtFood, un appuntamento culturale aperto alla riflessione corale su quelle che sono le tradizioni enogastronomiche, la storia e le eccellenze della nostra terra.

Un connubio, quello tra cibo e arte, che affonda le proprie radici nel tempo – prosegue Napoli – Non dimentichiamo che il cibo ha sempre avuto un ruolo forte nell’arte, sia quella classica sia in quella contemporanea, nelle scene religiose così come nelle nature morte, è stato ed è protagonista o comunque interprete di un ruolo di spicco anche quando collocato nello sfondo di un’opera”.

Daniele Raneri – Storico dell’arte interverrà sul tema “Dal Sacrale al Sociale. Breve viaggio tra i valori semantici e iconografici che l’Arte ha conferito alla rappresentazione del cibo”. “Agli esordi della civiltà umana la figurazione del cibo è concretizzazione visiva del legame tra divino e umano in quanto il cibo è dono della divinità. Sotto forma di offerta agli dei o sotto forma di deprivazione offerta, il cibo possiede, nelle società primordiali, una valenza di incontestabile sacralità. Propiziando la Natura nella caccia, pochi pigmenti disciolti in grasso animale, divengono segni indelebili della caverna.

Nei riti funerari delle civiltà fluviali il cibo è intromissione tra le divinità infere e i viventi e quindi occorre rappresentarlo o scolpirlo nelle superfici lapidee. Per l’artista greco il simposio legato al culto di Dioniso è la massima espressione di quel vincolo culturale, militare, agonale che rinsalda il legame degli uomini liberi. I commensali distesi sulle klinai sono fonte di ispirazione per la decorazione del corredo ceramico. Le più fastose residenze romane presentano estese superfici musive, eloquenti immagini di cibi bevande, selvaggina, pesci molluschi, frutta e verdura provenienti da ogni parte dell’Impero.

Se nel Medioevo la mistica impone scarne concessioni alle rappresentazioni del cibo, all’alba del Quattrocento, gioiosi affreschi e tempere su tavola rappresentano banchetti in cui è sempre più l’uomo protagonista. Ancora col Rinascimento il cibo nella visione dell’artista, diviene indicatore dello stato sociale degli uomini. Anche quando la descrizione visiva caravaggesca del cibo gli fa assumere la massima esaltazione coloristica, decontestualizzata dal suo rapporto con l’uomo, l’artista smarrisce ormai l’iniziale attribuzione sacrale della vista del cibo e gli conferisce sempre più valore sociale.

Tormentato e misero pasto dei diseredati nella rappresentazione di Van Gogh diviene massificazione del prodotto e rappresentazione dell’inquietudini di una società consumistica nella Pop Art. Evasione onirica e ossessione erotico gastronomica nella visione surrealista comunque fuga dalle costrizioni e convenzioni”.

Giuseppe Pennino – assessorato regionale dell’agricoltura interverrà sul tema “Oli di Sicilia”. “La ricchezza dei profumi e dei sapori degli oli extravergini di oliva di Sicilia, armonici, intensi e persistenti. Un breve excursus dell’olivicoltura siciliana, tra olivi millenari e territori di elezione a cavallo tra modernità e tradizione”.

Giuseppe Li Rosi – presidente “Simenza cumpagnìa siciliana sementi contadine” interverrà sul tema “La biodiversità e la resilienza”. “La biodiversità è da considerare come una finestra sull’universo che attraverso un’immagine gradevole all’occhio umano ci fa giungere indicazioni universali su come creare modelli evolutivi basati sulla diversità di elementi. In questi ultimi 70 anni, l’uomo ha cercato prepotentemente di costringere la natura a produrre secondo delle regole e dei sistemi pensati e messi a punto dall’uomo stesso. È come se un pezzo infinitesimale della natura volesse governare la Natura stessa. Ci siamo ridotti, difatti, a produrre cibo utilizzando dei mezzi annoverabili tra i “sistemi di distruzione di massa”.

L’usatissimo Nitrato di Ammonio è sempre servito per fare esplosivi; gli erbicidi sono l’evoluzione dell’Agente Arancio usato per defoliare le foreste durante la Guerra del Vietnam, oggi proposto dall’industria chimica al contadino per “proteggere le proprie colture” dalle piante infestanti. Poi ci siamo messi “piegare” i vegetali ai nostri desideri morbosi del profitto, rendendole più produttive, smanettando all’interno del loro dna e facendo selezioni aggressive attivando, così, una forte erosione genetica con la conseguenza di restringere la base genetica sulla quale poggia i piedi la capacità di produrre cibo buono sul nostro pianeta. Di fronte a questa follia – ma d’altronde ci troviamo di fronte all’essere umano con i suoi vizi – abbiamo compreso che il problema è innanzitutto di conoscenza.

La tecnologia, che ha voluto sostituire la Tecnica, ha creato, paradossalmente, un rallentamento nella trasmissione della conoscenza giungendo anche ad una interruzione totale. Tutto è stato affidato ad enti, istituzioni, agenzie, università relegando i contadini ai margini e spezzando la comunicazione anche tra loro stessi. Patiamo, oggi, dell’interruzione della trasmissione della tradizione di generazione in generazione di una conoscenza millenaria appartenente alla Civiltà più antica del pianeta oggi esistente: la Civiltà Rurale.

Noi di Simenza, riunendoci in corsi di formazione, tavole rotonde, nei campi, o davanti ad esperimenti  cerchiamo di ricostruire i legami tra noi e la nostra memoria. Esperienza fatta in una terra come la Sicilia ci permette di capire come la diversità può interagire ed attivare moti virtuosi, partecipativi: come in campo di grano evolutivo, nato da un miscuglio di migliaia di varietà di frumenti”.

 

 

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