Catania: sgominata associazione mafiosa che praticava estorsioni

Sette persone, ritenute affiliate al clan mafioso Santapaola-Ercolano, sono state arrestate questa mattina all’alba dai Carabinieri del comando provinciale di Catania per estorsione continuata commessa ai danni di un imprenditore edile.

Le manette sono scattate ai polsi di Domenico Filippo Assinnata, 61 anni, inteso “Mimmo ‘u Catanisi” ritenuto il capo carismatico dell’omonima frangia di Cosa nostra catanese operante nel comprensorio di Paternò; Salvatore Assinnata, 41 anni, ritenuto capo operativo dell’omonima frangia di Cosa nostra catanese operante nel comprensorio di Paternò; Salvatore Chisari, 35enne, inteso “Turi ‘u pazzu”, ritenuto affiliato alla frangia di Cosa nostra catanese operante nel comprensorio di Paternò; Rosario Indelicato, 48 anni, affiliato alla frangia di Cosa nostra catanese operante nel comprensorio di Paternò; Lorenzo Pavone, 43enne ritenuto responsabile del gruppo operativo di Cosa nostra catanese operante nel quartiere Picanello di Catania; Pietro Puglisi, 39enne, inteso Sputavento e “Peri ‘i gallina”, o “Muschitta”, ritenuto affiliato alla frangia di Cosa nostra catanese operante nel territorio di Paternò; Salvatore Scuderi, 50 anni, inteso “Turi scheggia” ritenuto affiliato al gruppo operativo di Cosa nostra catanese operante nel quartiere catanese di Picanello;

 L’attività d’indagine è stata avviata solo pochi giorni fa, quando alcuni degli arrestati hanno fisicamente aggredito l’impresario, risultato vittima sin dal 2002 di richieste estorsive da parte degli affiliati del citato clan.

I primi accertamenti che hanno condotto all’emissione del provvedimento restrittivo hanno consentito di delineare le modalità secondo cui due distinti gruppi criminali, entrambi riconducibili alla famiglia mafiosa “Santapaola – Ercolano”, hanno costretto nel tempo la vittima a pagare il “pizzo” in forme diverse, tra le quali “regali per festività natalizie e pasquali”. Richiedevano somme in contanti a titolo di regalo, fra gli 800 e i 1.500 euro perché le feste dovevano essere tali per tutti. La dazione frequente e in maniera estemporanea di somme oscillanti tra i 50 e i 200 euro, quando la vittima aveva la sfortuna di incontrare i suoi aguzzini, su appuntamento o anche per caso.

Tra i soprusi normalmente esercitati dalla cosca, il versamento di una percentuale (variabile tra il 2% e il 3%) del valore complessivo degli appalti assegnati all’impresa edile ovvero, qualora l’importo dell’appalto fosse di valore esiguo, la corresponsione di una somma “una tantum”, naturalmente di ammontare superiore a quello percentuale.

Non da meno è la costrizione a saldare un debito di 4.000 euro contratto  con un’azienda “vicina alla famiglia” che l’imprenditore si era rifiutato in passato di saldare perché i lavori commissionati non erano stati portati a termine a regola d’arte. Al riguardo l’impresario ha dovuto pagare l’intera somma dopo essere stato intimidito con una chiara minaccia di morte.

L’imprenditore è stato poi vittima da parte dei suoi aguzzini anche del classico “cavallo di ritorno” allorquando in occasione di un furto subito ai danni di un cantiere edile ove ignoti gli hanno sottratto alcuni automezzi da lavoro e attrezzature professionali, per un danno complessivo di circa 40.0000 €, è stato costretto a pagare una prima tranche di 3.000 euro per la restituzione di parte della refurtiva e gli sono stati richiesti altri 3.000 euro per la restituzione della restante merce che il malcapitato si è rifiutato di pagare poiché parzialmente rinvenuta dai Carabinieri di Paternò. Proprio questo suo rifiuto sarebbe stata la causa che ha provocato la sua aggressione.

In ultimo, l’obbligo imposto alla vittima di pagare il pizzo anche ai responsabili del gruppo di Picanello nel momento in cui ha avviato dei cantieri in quel quartiere con il sistematico controllo da parte degli Assinnata dell’effettiva corresponsione delle cifre concordate.

Le risultanza investigative hanno acclarato, altresì, come i proventi delle estorsioni fossero destinati al mantenimento delle famiglie dei sodali.

I risultati operativi cui sono giunti oggi la Procura di Catania e il Comando Provinciale dei Carabinieri rientrano in una strategia di contrasto del racket delle estorsioni adottata all’unisono da tutte le componenti istituzionali impegnate nella lotta alla criminalità organizzata e comune del Distretto, che vede quale principale strategia un intervento rapido e risolutivo mirato a garantire nei tempi più brevi possibili il massimo risultato in favore di quelle vittime che decidono di liberarsi dalla spirale del pizzo ponendo la propria fiducia nella legalità.

 

Maria Chiara Ferraù

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