Ragusa: operazione “free fields”, 3 arresti

Avevano costretto più volte un imprenditore agricolo gelese a cedere dei terreni di Vittoria sottoposti a procedura esecutiva immobiliare acquistati per 150 mila euro durante un’asta giudiziaria del tribunale di Ragusa.

Tre persone sono state arrestate per estorsione in concorso, aggravata dall’aver agevolato l’associazione di tipo mafioso denominato Cosa nostra, del gruppo Rinzivillo di Gela. Su delega della Dda la polizia di Ragusa ha eseguito tre ordinanze di custodia cautelare in carcere emesse dal Gip nei confronti di Salvatore Dicara, Mirko Dicara e Giuseppe Domicoli.

I tre sono ritenuti responsabili di tentata estorsione in concorso, aggravata dall’aver agevolato l’associazione di tipo mafiosa denominata Cosa nostra, in particolare il gruppo Rinzivillo di Gela.

Le indagini avviate nel 2018, hanno permesso di delineare le ingerenze del predetto clan gelese, nel contesto delle attività imprenditoriali agricole dell’ipparino. Gli arrestati, in concorso tra loro, hanno cercato, in più occasioni, di costringere un imprenditore agricolo gelese a cedere i terreni, oggetto di procedura esecutiva immobiliare, situati nel territorio di Vittoria, legittimamente acquistati per la somma complessiva di 150 mila euro, nel corso di un’asta giudiziaria del tribunale di Ragusa tenutasi presso lo studio di un professionista delegato.

Dalle indagini risulta che in più occasioni gli arrestati sono andati nell’azienda agricola dell’imprenditore gelese, invitando sia lui che i familiari a ritirare l’offerta all’asta giudiziaria. In ultimo gli hanno fatto intendere, con chiara intimidazione mafiosa e senza mezzi termini, che i danneggiamenti sono eventi che colpiscono chi acquista all’asta i terreni di interesse di Cosa nostra.

L’imprenditore gelese avrebbe dovuto restituire i terreni che appartenevano alla famiglia Rinzivillo di Gela, reo, secondo quanto ritenuto dal clan, di aver partecipato all’asta senza il dovuto permesso, destabilizzando i piani di acquisto del clan a prezzo irrisorio. L’operazione evidenzia che Cosa nostra mostra interesse alle aste giudiziarie, approfittando delle capacità di intimidazione, che distoglie e dissuade i potenziali acquirenti dal formulare offerte.

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