Tortorici (Me): mafia dei pascoli, l’ascesa dei clan dei batanesi

Da Batana, una delle borgate più lontane dal centro storico di Tortorici, prende il nome la famiglia dei Batanesi, per anni costola della mafia di Barcellona Pozzo di Gotto e ora assunta ad un ruolo di primaria importanza nell’ambiente.

È questo quanto emerso dall’operazione Nebrodi scattata ieri e che ha portato all’arresto di 94 persone dopo le indagini di carabinieri e guardia di finanza. L’inchiesta è coordinata dal procuratore aggiunto Vito Di Giorgio che negli ultimi anni ha condotto tutte le principali indagini di mafia.

Negli ultimi anni arrestati e condannati di Tortorici per le operazioni Mare Nostrum e le successive, in carcere intessevano rapporti con le altre famiglie mafiose siciliane. Ed oggi i batanesi dialogano direttamente con esponenti mafiosi di San Mauro di Castelverde, mandamento mafioso che avrebbe sempre avuto l’ultima parola in fatto di contese mafiose siciliane che prima si riferivano alle famiglie mafiose di Capizzi e Mistretta e successivamente Barcellona Pozzo di Gotto.

Nello stesso tempo alcuni nuclei familiari, in particolare la famiglia dei Bontempo Scavo, nella contrada Sceti e non solo loro mettevano in piedi ingenti risorse finanziarie con le truffe alla Ue, diversificando le attività con aziende a Caltagirone, Catania, Enna, Ragusa e Siracusa. Proprio grazie a queste società sono entrati in rapporto con i catanesi dei Cappello e Santapaola o ancora dei Brunetto. Poi è arrivata l’operazione Gotha che ha azzerato il clan mafioso di Barcellona Pozzo di Gotto e gli stessi barcellonesi si sono rivolti ai batanesi. Così i tortoriciani hanno preso il controllo di zone di importanza strategica. La prova è  nelle intercettazioni dei Ros dei Carabinieri dell’operazione Nebrodi di un incontro tra i rappresentanti del clan Cappello di Catania e i tortoriciani. I Cappello commentavano che Vincenzo Galati Giordano, conosciuto come Lupin, noto pregiudicato, scarcerato proprio nel 2016 quando i Ros hanno iniziato a lavorare sull’area nebroidea, era “un muro”. Per il suo ritorno a casa a Rinazzo era stato organizzato un vero e proprio banchetto di bentornato.

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