Facciamo il punto sul gioco d’azzardo: impatto sull’economia e contrasto alle dipendenze

Nonostante le polemiche, quello del gioco d’azzardo resta uno dei settori più vitali dal punto di vista economico e rappresenta per le casse dello Stato un bacino di prelievo non trascurabile.

Facciamo il punto della situazione a partire dallo stop alla pubblicità imposto dal Decreto Dignità varato nel 2018.

Decreto Dignità: divieto di pubblicizzare il gioco d’azzardo

Negli anni più recenti, caratterizzati dalla crisi economica e soprattutto dalla sensazione di incertezza che quest’ultima ha portato con sé, molti giocatori d’azzardo hanno attraversato il confine della ludopatia, trasformandosi in giocatori patologici. Nel 2007 i soggetti patologici erano attestati a 100.000 unità, una cifra che nel 2017 si era già quadruplicata. Il fenomeno esprime, tra le altre cose, un vero e proprio disagio sociale, come dimostra il fatto che la maggior parte dei soggetti ludopatici viva nelle aree caratterizzate da livelli elevati di disoccupazione cronica.

Per quanto riguarda il rapporto patologico tra giovani e gioco d’azzardo, i dati iniziano per fortuna ad essere invece confortanti: gli studenti affetti da ludopatia erano nel 2009 l’8,7% del totale, un numero sceso a 7,1% nel 2017. In generale sono in calo gli studenti dediti al gioco, anche quelli non patologici: 400000 soggetti in meno dal 2010 al 2018.

Nonostante le sacche di miglioramento, lo scenario resta allarmante, motivo per cui nell’estate 2018 il Governo italiano ha imposto uno stop alla pubblicità sul gioco d’azzardo con il Decreto Dignità. Tra gli obiettivi, quello di contrastare il fenomeno delle ludopatie rendendo il mondo di giochi e scommesse meno visibile, e quindi anche meno appetibile per i soggetti più esposti e fragili.

I gestori e le associazioni di settore hanno però sollevato un altro problema: mettendo le briglie al settore legale, esiste il rischio che si faccia strada quella illegale. Del resto, i numeri raggiunti dal settore rendono il gioco d’azzardo estremamente appetibile.

Il mercato del gioco: dati sul fatturato e sui giocatori

Il Bilancio di Esercizio 2017 diffuso dall’Agenzia delle Dogane o dei Monopoli (ADM) quantifica in 96 miliardi la crescita netta della raccolta del comparto gioco nel 2017 rispetto al 2016. Se escludiamo le vincite assegnate ai giocatori, il fatturato ha raggiunto e superato i 20 miliardi di euro. Di questi, le casse dell’Erario hanno raccolto ben 10,3 miliardi.

Non si dispone di dati univoci sugli occupati del settore, ma la cifra si attesterebbe sulle centomila unità senza considerare tutto l’indotto (che porterebbe il numero a 300.000).

Ma quanti sono stati i giocatori italiani nel 2017? 17 milioni, secondo il rapporto dell’Istituto di Fisiologia Clinica del Cnr (erano 10 milioni nel 2010). Non è invece aumentata la spesa media per giocatore, ferma a 10 euro al mese per soggetti non patologici.

Tra i giochi proposti, quello di maggior successo è il Gratta&Vinci, seguito a distanza da Lotto e Superenalotto.

Guardando al settore in maniera trasversale, è dal fronte online che arrivano i dati più intriganti. Crescita a ritmo più che sostenuto (+34% solo nel 2017) e collaborazione sempre più stretta tra gestori e Stato (ADM e Forze dell’ordine) nella lotta all’illegalità, su un fronte, e alle ludopatie, su un altro. Dal punto di vista delle piattaforme da gioco, l’attenzione alla sicurezza ricade sia sui protocolli di conservazione dei dati personali degli utenti che sul controllo della trasparenza in termini di probabilità di vincita, regolamenti e validità di offerte e bonus. Se da un lato i gestori hanno aumentato in maniera esponenziale la propria offerta (basta ad esempio entrare su una qualsiasi pagina del sito della Snai per rendersene conto), hanno parimenti messo in campo strategie di prevenzione di atteggiamenti ludopatici da parte dei loro clienti. Innanzitutto l’apertura di un conto gioco è sempre nominativa e vincolata all’invio del proprio documento di identità. Bisogna inoltre stabilire un tetto di spesa massima che, se superato, inibisce la possibilità di giocare online per alcuni giorni, solitamente per tutta la settimana. Oltre al meccanismo dell’autolimitazione, appena descritto, esiste poi quello dell’autoesclusione, con il quale l’utente può richiedere il blocco temporaneo o definitivo del proprio account.

Il meccanismo di “allontanamento forzato” sembra funzionare bene con giocatori patologici o in via di disintossicazione. Di recente è stato anche creato il RUA, Registro Unico delle Autoesclusioni, con il quale è diventato possibile bloccare simultaneamente tutti i conti gioco legati ad uno stesso nominativo anche su piattaforme di gestori diversi.

Insomma, da parte dei gestori non manca la volontà di scendere in campo con strategie attive di contrasto alle dipendenze. Tra qualche mese sarà possibile comprendere se e in che misura il Decreto Dignità andrà a rafforzare ulteriormente questi meccanismi.

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