Catania: algerino in manette per discriminazione razziale

Comportamenti violenti e discriminazione razziale in una struttura Sprar di LIcodia Eubea. Sono questi i reati di cui dovrà rispondere l’algerino Larbi Rouabhia, 48 anni, richiedente asilo politico, denunciato all’Autorità giudiziaria.

Lo straniero, collocato inizialmente al Cie di Caltanissetta in esecuzione di un provvedimento emesso dal questore di Catania, è stato rimpatriato ad Algeri lo scorso 9 luglio perché ritenuto soggetto altamente pericoloso per l’ordine e la sicurezza pubblica.

In particolare, Rouabhia aveva più volte manifestato la sua avversione alle culture e ai sistemi occidentali, condannando le operazioni militari intraprese dalle coalizioni contro i gruppi terroristici. Inoltre, si vantava di aver sgozzato numerosi uomini e di aver trascorso un lungo periodo in carcere quando era in Algeria, dalla quale era poi fuggito.

Dall’ottobre 2016 lo straniero aveva anche iniziato ad avere atteggiamenti verbalmente aggressivi ed offensivi, per motivazioni principalmente religiose e di matrice antioccidentale, in special modo nei confronti di alcune donne straniere ospiti della struttura e di talune operatrici italiane, apostrofate più volte come prostitute poichè non avevano comportamenti conformi ai dettami dell’islam.

Tra gli episodi più significativi vi sarebbe in particolare un commento (“a tutti i curdi andrebbe tagliata la gola”) che lo straniero avrebbe espresso dopo aver mostrato al coordinatore del centro un video che aveva sul proprio smartphone che riproduceva la scena di un ragazzo curdo mentre strappava le pagine del Corano.

Giova evidenziare altresì che il  ROUABHIA durante il suo trasferimento al CIE di Caltanissetta aveva avuto un comportamento violento inneggiando ad Allah e all’ISIS, minacciando di compiere “stragi nel nostro Paese ai danni di bambini italiani, tagliando le loro teste e facendosi esplodere” rivolgendo altresì la frase “l’ISIS vi farà morire” ai due operatori di Polizia che lo stavano accompagnando al predetto centro di accoglienza. Per tali motivi lo stesso veniva segnalato all’A.G. per apologia di delitti di terrorismo.

La posizione dell’uomo si era aggravata negli scorsi giorni con l’approssimarsi della scadenza del termine di permanenza presso il Cie, quando lo stesso manifestava preoccupazione in previsione del possibile rimpatrio.

Rouabhia si era reso autore di gravi minacce telefoniche nei confronti del proprio avvocato e del titolare dello Sprar. Il legale, nel pomeriggio di giovedì 6 luglio, aveva sporto denuncia agli uffici della Digos di Catania, dichiarando ce il suo assistito gli aveva detto “sei il mio avvocato, sei complice del giudice, esiste una legge mia che appena uscirò applicherò”, facendo chiaramente intendere seri propositi ritorsivi.

Non da meno si erano rivelati gli ulteriori propositi di vendetta manifestati, sempre al proprio legale, indirizzati però stavolta, come detto, al titolare dello S.P.R.A.R., responsabile a dire del ROUABHIA delle sue vicissitudini, tanto da dire che gliela avrebbe fatta pagare non appena fuori dal C.I.E..

La rabbia e la furia dello straniero, durante le conversazioni, peraltro, non erano passate inosservate agli occhi degli altri ospiti del C.I.E., ai quali di volta in volta il Rouabhia aveva chiesto in prestito i cellulari per contattare il proprio legale. In una di tali circostanze, infatti, uno degli ospiti, dopo essersi fatto restituire il proprio apparecchio cellulare dall’uomo, si era allontanato per non farsi sentire e, preoccupato,  aveva chiamato il legale di quest’ultimo, presente in quel momento negli Uffici della Digos, invitandolo a rivolgersi alle autorità per riferire delle minacce profferite da Rouabhia.

Difatti, questi, sia durante la conversazione precedente, che al termine, aveva avuto modo di enfatizzare in maniera veemente il suo trascorso in Algeria dicendo di avere fatto parte dei Fratelli Musulmani, che aveva ucciso degli uomini e che non appena uscito si sarebbe vendicato. 

L’algerino era entrato clandestinamente per la prima volta in Italia a Cagliari nel 2007 e, dopo il provvedimento di espulsione adottato nei suoi confronti, si sarebbe trasferito in Svizzera fino al 2009, venendo espulso da quelle autorità di polizia nonostante la sua richiesta di “protezione internazionale” recandosi poi in Francia da dove sarebbe ripartito per l’Algeria.

Nel 2010 l’uomo avrebbe fatto di nuovo ingresso in Italia, tramite Cagliari, a marzo del 2016. Qui è stato sottoposto ad un nuovo provvedimento di espulsione e contestualmente è stato denunciato per essere rientrato prima dei 10 anni senza l’autorizzazione del ministero dell’Interno.

Rouabhia si sarebbe poi nuovamente trasferito in Svizzera richiedendo un’altra volta la protezione internazionale, precisamente a Catania, dove è stato preso in carico prima allo Sprar di Grammichele e successivamente dallo Sprar di Vizzini a Licodia Eubea.

A settembre dello scorso anno lo straniero aveva presentato una richiesta di protezione internazionale. In sede di audizione aveva dichiarato di aver militato nelle fila del FIS, front islamic de salut e di essere stato condannato nel 2000 a tre anni di carcere per terrorismo.

Sulla base di una relazinoe psico sociale acquisita dalla struttura ospitante, la commissione ha evidenziato come il comportamento dell’uomo fosse “altalenante, borderline, segnato da oscillazioni insolite dell’umore e connotato da atteggiamenti paranoici ed impulsivi, nonché pregiudizievoli”. Così è stato deciso di non riconoscergli la protezione internazionale, non ravvisando neanche i presupposti per la concessione della protezione umanitaria.

Quindi per questo motivo l’uomo è stato destinatario del decreto di espulsione dal prefetto di Catania e del decreto di trattenimento al Cie emesso dal questore di Catania e, infine, è stato definitivamente rimpatriato in Algeria.

 

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