Catania: mafia, confisca da 5 milioni di euro

Beni per un valore di 5 milioni di euro sono stati confiscati dagli agenti della polizia di Stato di Catania alla criminalità organizzata. Il questore Marcello Cadorna ha emesso una serie di provvedimenti di sequestro e confisca di beni e capitali, frutto dell’investimento d’illeciti proventi.

Di primo piano gli obiettivi raggiunti nei giorni scorsi quando nel corso di un’operazione sono stati sequestrati beni di soggetti collegati alle cosche mafiose più in vista.

Il primo provvedimento ha riguardato il pregiudicato Luciano Salanitro il cui collegamento alla cosca Santapaola-Ercolano ha condotto i poliziotti ad ottenere dal tribunale un decreto di sequestro e confisca di beni mobili registrati e immobili, di un’impresa individuale e denaro contante. Il decreto ha confermato un precedente provvedimento emesso a luglio del 2015 e disposto ex novo il sequestro e la confisca di ulteriori due immobili, già individuati nell’originaria proposta della questura, avvalorando i risultati delle indagini patrimoniali condotte dallo staff investigativo della divisione polizia anticrimine. Il valore del patrimonio sequestro a Salanitro ammonta a circa 2 milioni di euro.

L’altro sequestro invece coinvolge l’Etna bar, uno storico punto di ritrovo dei catanesi. Questa volta i beni sono riconducibili al pluripregiudicato attualmente detenuto, Cosimo Tudisco, 42 anni, esponente del clan Cappello. Oltre all’Etna bar sequestrati beni immobili, mobili, società, imprese e conti correnti postali e bancari.

In questo caso è stata sequestrata anche, ai fini della futura confisca, la società World games srl della quale risulta titolare quale socio unico un pregiudicato, insieme all’annessa rivendita di tabacchi con sede in via Galermo 338. Un’attività commerciale ricomprendente una pizzeria, un bar e una ludoteca pubblicizzata dall’insegna Etna bar. Sequestrato anche il 50% delle quote del capitale sociale della srl world of cars group con sede a Catania. Sequestrati anche diversi conti correnti bancari e postali intestati a Tudisco, ai suoi familiari conviventi e a terzi interessati.

Un impero economico, quello dei Tudisco, smantellato dagli investigatori che hanno puntato sulla sproporzione tra i redditi dichiarati dall’uomo e dal suo nucleo familiare e i beni realmente acquisiti nel tempo. Le indagini, inoltre, hanno evidenziato come in capo a Tudisco sussisteva la disponibilità diretta e indiretta di beni immobili, società e aziende frutto di investimenti e articolate operazioni finanziarie di dubbia liceità.

Tudisco, sin da quando era minorenne, era stato coinvolto in numerosi e gravi episodi delittuosi, raggiungendo l’apice della sua carriera criminale negli ultimi dieci anni quando è stata anche accertata la sua partecipazione esterna all’associazione mafiosa Cappello e, dal carcere riusciva a gestire le sue attività economiche attraverso la sua convivente Rosaria Lanzafame che gli faceva regolarmente visita in carcere. In questo caso il valore dei beni sottratti alla mafia supera i 3 milioni di euro.

Maria Chiara Ferraù

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