Messina: sequestrati due bar in pieno centro

In pieno centro a Messina sono stati sequestrati dalla guardia di finanza due bar, oltre ad immobili e automobili di proprietà di un importante clan mafioso locale. In manette anche la figlia del boss.

I finanzieri hanno eseguito la misura cautelare personale e reale nei confronti di S.S., 26 anni, figlia del noto boss messinese S.S., 46 anni, con contestuale sequestro dei due bar del centro, beni immobili e mobili per un valore stimato di oltre 1 milione di euro. S.S. ,figlio di R.S., fratello dello storico boss L.S, poi divenuto collaboratore di giustizia, è recentemente balzato agli onori della cronaca nell’ambito dell’operazione denominata Provinciale con la quale, tra l’altro, lo scorso aprile 2021, veniva disarticolata l’operatività criminale del gruppo facente capo al predetto e ai suoi membri storici: A.M., 57 anni; C.C., 40 anni; C.L., 44 anni e S.A., 37 anni, operante nel territorio del centro cittadino presso il rione Ariella, meglio conosciuto come “fondo Pugliatti”.

In quest’ambito le indagini, dirette dalla DDA di Messina ed eseguite dagli specialisti del gico della guardia di finanza peloritana avevano documentato come il gruppo mafioso investigativo costituisse un importante riferimento cittadino per le scommesse illecite, tanto da spuntare commissioni del 40% sugli incassi delle scommesse, forte anche di consolidati rapporti con dirigenti maltese del settore rilevando anche pericolose connessioni con esponenti della politica locale.

In occasione del funerale del padre di S.S., ad aprile del 2020, in pieno primo lockdown, aveva destato scalpore la modalità per rendere omaggio al defunto, in violazione di tutte le norme all’epoca vigenti. Inoltre, il gruppo faceva capo a S.S., 46 anni e nel 2018 durante le lezioni aveva appoggiato candidati diversi da quelli appoggiati dal gruppo mafioso facente capo a L.D.G., 51 anni: gruppi mafiosi autonomi, dotati di autonomo spessore e carisma criminale, come tali riconosciuti dalle altre consorterie e dalla comunità.

Le misure di oggi, invece, sempre disposte dal competente gip del tribunale di Messina, su richiesta della procura distrettuale antimafia peloritana, vedono indagata e destinataria degli arresti domiciliari S.S., la figlia del boss, per intestazione fittizia di realtà societarie, beni immobili ed autovetture in realtà riferibili occultamente al padre.

Più in particolare, secondo l’accusa, comunque basate su imputazioni provvisorie e che dovranno trovare conferma in dibattimento e nei successivi gradi di giudizio, proprio per eludere le disposizioni in materia di misure patrimoniali previste dal codice antimafia, ovvero di agevolare la commissione di altri delitti quali ricettazione, riciclaggio e impiego di denaro, beni o utilità di provenienza illecita, la donna avrebbe assunto fittiziamente la titolarità di tali attività commerciali, ubicate nel centralissimo corso Cavour di Messina e note per essere meta preferita della movida giovanile.

Le indagini hanno fatto emergere come il padre prendesse decisioni autonome, senza interpellare la figlia, solo formale titolare, come nel caso in cui rimproverava telefonicamente A.M., 47 anni, per aver fatto rispondere al telefono il banconista, disponendo anche di licenziarlo. È emerso anche che il boss S.S., 46 anni, avesse rimesso anche la gestione economica degli esercizi di ristorazione oggi sequestrati.

Oltre ai due bar, è stata sequestrata una quota pari al 25% di una srls con sede a Messina ed operante ndel settore della consulenza pubblicitaria, 2 fabricati a Messina, 1 autoveicolo e denaro contante pari a 15.000 euro, il tutto per un valore complessivo di stima pari a 1,1 milioni di euro.

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