Adrano (Ct): operazione antimafia, decapitata cosca mafiosa

Decapitato un imponente sodalizio di stampo mafioso della cosca Santangelo-Taccuni operante nel territorio di Adrano costituente articolazione territoriale del clan mafioso Santapaola-Ercoano. Questa mattina agenti della polizia di Stato sono stati impegnati nella vasta operazione.

Tutto era partito dall’affissione per le vie di Adrano di un necrologio con l’annuncio della morte di un neo collaboratore di giustizia, uno dei vertici del sodalizio era già balzato agli onori della cronaca nazionale per aver definito nel corso di un’itnervista il pentito come “un morto che cammina”

Le manette sono scattate ai polsi di: Giuseppe Arena, 48 anni; Kevin Bua, 22 anni; Antonino Bulla, detto “u picciriddu”, 22 anni; Fabio Castelli, 30 anni;Salvatore Diolosa, detto “Turi a niura”, 64 anni; Salvatoore Placido D’Oca, 23 anni; Antonino Foti, 29 anni; Emiddio Fabio Foti, 33 anni; Domenico La Villa, alias Mimmu ‘u turcu, 55 anni; Nicolò Liotta, 44 anni; Federico Longo, 39 anni; David Palmiotti, 39 anni; Nicola Salanitro, 33 anni; Carmelo Scafidi, detto “u tignusu”, 53 anni e Toni Ugo Scarvaglieri, 49 anni.

Il provvedimento ha raggiunto in carcere anche: Vincenzo Bulla, 27 anni; Antonino D’Agate, detto “nino ‘u babbaluccu” o “Ninu ‘u babbu”, 50 anni; Nicolò D’Agate, detto “’u piduocchiu”, 50 anni; Ermir Daci, 51 anni; Salvatore Foti, detto “Turi u sceccu”, 52 anni; Rosario Galati Massaro, detto “spara frecce”, 27 anni; Antonino La Mela alias Tarantella, 46 anni; Giuseppe La Mela, anche lui detto “tarantella”, 49 anni; Nicolò Rosano, detto “pipituni”, 42 anni; Vincenzo Rosano, alias Pipituni, 53 anni; Gianni Santangelo, inteso Giannetto, 39 anni e Ignazio Vinciguerra, detto Gnaziu a cascia, 56 anni.

Arresti domiciliari, invece, sono stati disposti per: Pietro Lanza, detto zecchinetta, 39 anni; Roberto Leonardi, 39 anni; Giovanni Managò, 46 anni e Domenico Mannino, detto Domenico, 32 anni.

Obbligo di presentazione alla presentazione alla polizia giudiziaria, infine, per: Antonino Amato, 72 anni; Domenico Salamone, 59 anni; Salvatore Truglio, 27 anni.

Tutti gli indagati dovranno rispondere, a vario titolo, di associazione di stampo mafioso denominata clan Santangelo-Taccuni operante prevalentemente nel territorio di Adrano, costituente articolazione territoriale del clan Santapaola-Ercolano, con l’aggravante di essere l’associazione armata, con l’aggravante di avere gli associati assunto e mantenuto il controllo di attività economiche, finanziandole con il prezzo, prodotto e profitto dei delitti commessi; associazione per delinquere finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti con l’aggravante di essere l’associazione armata e con l’aggravante di aver commesso il fatto per agevolare l’associazione mafiosa Santangelo-Taccuni; detenzione e spaccio di droga, furto in concorso di un ATM; ricettazione in concorso, danneggiamento aggravato in concorso, tutti con l’aggravante di aver agevolato l’associazione mafiosa sopra citata.

Il gip ha riconosciuto a Gianni santangelo, già detenuto per altra causa, la direzione dell’associazione mafiosa mentre ad Antonino Bulla, attualmente ai domiciliari, La Mela Giuseppe, detenuto per altra causa; Antonino La Mela, detenuto anche lui per altra causa, Toni Ugo Scarvaglieri e Carmelo Scafidi in qualità di organizzatori. A Santangelo Gianni, inoltre, viene contestato il ruolo di promotore, organizzatore e direttore dell’associazione finalizzata al traffico e allo spaccio di sostanze stupefacenti mentre ad Antonino Bula, Rosario Galati Massaro, Antonino La Mela, Toni Ugo Scarvaglieri e Carmelo Scafidi, quello di organizzatori.

Le indagini erano state avviate nel 2017 e hanno beneficiato dei riscontri forniti dalle dichiarazioni di numerosi collaboratori di giustizia tra cui quelle di Valerio Rosano, appartenente all’omonima famiglia dei Pipituni, organica al clan Santapaola-Taccuni. La notizia della collaborazione con la giustizia del Rosano, ebbe forti ripercussioni nella famiglia del collaboratore, il cui padre Vincenzo era esponente di vertice del clan.

La reazione del capo clan fu pubblicamente manifestata con l’affissione di locandine funerarie nel centro storico di Adrano che annunciavano la morte di Valerio Rosano e fissavano le esequie in una chiesa, il cui fittizio indirizzo corrispondeva alla via del commissariato di polizia di Adrano.

L’evento venne trattato anche dalla trasmissione televisiva “Striscia la notizia” alla cui inviata l’indagato Toni Ugo Scarvaglieri rilasciò un’intervista, nel corso della quale ebbe ad esprimere forte repulsione per la scelta operata dal collaboratore, arrivando a definirlo “un morto che cammina”.

Le indagini hanno permesso di documentare un vasto traffico di droga dalla Lombardia verso il comune etneo, evidenziando il ruolo di trait d’union svolto da Antonino Amato e Domenico Salamone, pregiudicati di Biancavilla-Adrano domiciliati nelle province di Varese e Como che, grazie ai collegamenti con un soggetto calabrese, Giovanni Managò, anche lui domiciliari nella regione lombarda, avevano avviato rapporti di affari con Ermir Daci, alabnese attualmente detenuto. Agli stessi il provvedimento cautelare è stato notificato dalle squadra mobili delle questure di Como e Varese.

Il 23 dicembre del 2017 è stato arrestato David Palmiotti cui sono stati sequestrati quasi un chilo e mezzo di eroina. L’uomo stava rientrando in Sicilia dalla Lombardia. Inoltre il 15 febbraio del 2018, agenti della squadra mobile di Catania, del commissariato di polizia di Adrano e della squadra mobile di Varese, hanno arrestato in Lombardia l’albanese Ermir Daci, insieme ad un altro connazionale, in quanto si trovava in possesso di 33 confezioni di cellophane contenenti eroina de peso di oltre 17 kg. Nella loro disponibilità venivano trovati anche 8 kg di sostanza utilizzata per il taglio e quasi 44 mila euro in contanti.

L’approvvigionamento di droga avveniva anche attraverso canali ubicati in territorio messinese, calabrese e campano. Nel corso delle indagini sono state arrestate numerose persone in flagranza di reato e sono stati effettuati altrettanti sequestri di droga che serviva ad alimentare le tre piazze di spaccio operative nel territorio di  Adrano: una nei pressi dell’abitazione di Salvatore Foti, una seconda nei pressi della locale stazione della circumetnea e la terza nei pressi dell’abitazione di Antonino D’Agate, detto Nino ‘u babbaluccu, anche lui sottoposto ai domiciliari e a cui sono stati contestati sette episodi di evasione.

Per garantire la liquidità necessaria al mantenimento della cassa comune da impiegare in attività illecite, gli associati si sono resi responsabili anche di reati contro il patrimonio. Nel corso delle indagini sono stati raccolti elementi di prova nei confronti di Antonino Bulla, Vincenzo Bulla, Salvatore Foti, Gianni Santangelo e Toni Uso Scarvaglieri, nonché di Roberto Leonardi, in ordine al furto aggravato dell’apparecchiatura Atm dell’agenzia di Adrano del credito emiliano perpetrato il 13 dicembre del 2017. Gli autori, seguendo un consolidato modus operanti, utilizzando mezzi d’opera provento di furto, avevano rubato 24.650 euro in contanti.

Le indagini hanno permesso di appurare che la somma era stata utilizzata per acquistare l’eroina sequestrata a David Palmiotti in occasione del suo arresto del 23 dicembre 2017. È stato contestato anche un tentativo furto aggravato ai danni di un altro Atm questa volta a Randazzo. Uno dei destinatari della custodia cautelare in carcere è attualmente detenuto all’estero e per lui sono stati già attivati i canali Interpol per la notifica del provvedimento. L’operazione è stata denominata “Adrano libera”.

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