Roma: discriminazione e violenza per orientamento sessuale e identità di genere, inizia la discussione

La Federazione Italiana degli Exallievi di Don Bosco, tramite il proprio presidente nazionale, Giovani Costanza, ha inviato una lettera ai Parlamentari per comunicare e argomentare la posizione di netta contrarietà all’approvazione della proposta di legge e chiederne la non approvazione.

La legge non è necessaria. Non v’è dubbio che l’omofobia e la transfobia sono condotte riprovevoli che vanno stigmatizzate e represse, ma i fatti dimostrano che a tal fine sono sufficienti gli strumenti repressivi già esistenti nell’ordinamento, senza necessità di aggiungerne altri che introdurrebbero solo prevaricazione o privilegi. Le aggiunte proposte agli articoli del codice penale e del codice di procedura penale provocherebbero una discriminazione tra le discriminazioni, trasformando gli omosessuali, i transessuali e i bisessuali da ’discriminati’ a ‘privilegiati’. Con grave danno, per esempio, per i minori, gli anziani, i disabili, che pur subendo più numerose e maggiori discriminazioni e violenze, diverrebbero cittadini di serie B. Stesso danno provocherebbe la proposta istituzione di una giornata nazionale contro l’omofobia, la bifobia, la lesbofobia e la transfobia.

Non esiste un’emergenza sociale nazionale. Siamo quotidianamente a contatto con il mondo giovanile in cui rileviamo una quasi totale assenza delle discriminazioni e delle violenze lamentate. Anche le statistiche e le cronache dicono che l’Italia non è omofoba. Ad esempio, i dati pubblicati dall’Osservatorio per la sicurezza contro gli atti discriminatori (OSCAD) riportano poco più di 200 casi negli ultimi 8 anni. La consistenza numerica dei casi non giustifica le corsie preferenziali adottate nell’iter procedurale, ma soprattutto non giustifica la spesa di 4 milioni di euro prevista da questa proposta di legge e già inserita e approvata nella conversione in legge del Decreto Rilancio. Il percorso non è cristallino: cosa c’entra un fondo per la lotta alla discriminazione di genere nella legge per le misure connesse alla crisi?

Sembra un’azione dettata non già da un reale allarme sociale ma dal fumus persecutionis di chi si sente ‘minacciato’ da coloro che hanno ancora un pensiero libero e intendono dissociarsi da un’equiparazione tout court dei generi sessuali. Non vorremmo che, sventolando la bandiera della difesa di alcune discriminazioni, si stia tentando di trasformare il relativismo, già di per sé pericoloso, addirittura in assolutismo.

La strumentazione giuridica adottata dalla proposta di legge è decisamente pesante e ultronea. Le modifiche proposte agli articoli del codice penale e del codice di procedura penale conferirebbero rilevanza penale non solo alle condotte discriminatorie, ma soprattutto alle semplici manifestazioni di dissenso culturale.

Il confine tra semplici espressioni del pensiero e condotte di istigazione alla discriminazione fondata sull’orientamento sessuale e l’identità di genere è in concreto assai incerto, specie in presenza di interpretazioni giurisprudenziali ’evolutive’. Per tale motivo si ritiene che la proposta genererebbe una legge contro la democrazia, la libertà e la Costituzione.

Attraverso la fattispecie di reato delle condotte di istigazione a comportamenti discriminatori o di violenza fondati su ragioni legate anche all’orientamento sessuale e all’identità di genere, potrà essere nei fatti repressa la libera manifestazione di un pensiero diverso in materia, con grave vulnus dell’art. 21 della Costituzione. Per non parlare poi della potenziale discriminazione ‘alla rovescia’ e del clima intimidatorio che si potrebbe generare nel Paese ai danni di chi si attesta su posizioni culturali diverse da chi propugna l’ideologia del ‘gender’ et similia, con palese violazione dell’art. 3 della Costituzione.

Gli Exallievi di Don Bosco attribuiscono rilevante importanza all’educazione e confidano nella tutela del diritto alla scelta dell’educazione dei propri figli, già anche recentemente maltrattato dalla totale assenza di misure per le famiglie con figli nella scuola pubblica paritaria. La proposta prevede “incontri e iniziative” … “nelle scuole di ogni ordine e grado” che sarebbero forzatamente accolte per evitare di essere catalogati come omofobi e posti sotto accusa. La proposta, quindi, sfocerebbe in una legge che nega a tanti genitori di esercitare il diritto alla scelta dell’educazione, dovendo forzatamente sottoporre i propri figli, specie quelli in tenera età, all’esposizione di un pensiero non condiviso né condivisibile.

Oggetto: Rilievi critici sulla proposta di legge che intende modificare gli articoli 604 bis e ter del codice penale

Esimio presidente della Camera dei Deputati,

Onorevoli Deputati del Parlamento della Repubblica Italiana,

dalla lettura del calendario dei lavori parlamentari si evince che da domani sarà discusso e votato nell’aula della Camera dei Deputati il testo unificato delle proposte di legge che ritiene di recare “misure di prevenzione e contrasto della discriminazione e della violenza per motivi legati al sesso, al genere, all’orientamento sessuale e all’identità di genere”. Reputo necessario e, spero, utile comunicare Loro e argomentare la posizione di netta contrarietà all’approvazione di siffatta proposta di legge espressa dall’associazione che mi onoro di rappresentare.

Innanzitutto, il testo propone una legge non necessaria. Non v’è dubbio che l’omofobia e la transfobia sono condotte riprovevoli che vanno stigmatizzate e represse, ma i fatti dimostrano che a tal fine sono sufficienti gli strumenti repressivi già esistenti nell’ordinamento, senza necessità di aggiungerne altri. La civile convivenza di uomini e donne con idee e modi di vivere differenti va ricercata con la comunione di intenti e non con la prevaricazione o privilegiando alcuni e discriminando altri. In tal senso le aggiunte proposte agli art. 604 bis e ter del codice penale e all’art. 90 quater del codice di procedura penale, se approvate, provocherebbero una discriminazione tra le discriminazioni che potrebbero trasformare gli omosessuali, i transessuali e i bisessuali da ’discriminati’ a ‘privilegiati’. E i minori, gli anziani, i disabili, che subiscono molte più numerose e maggiori discriminazioni e violenze, diverrebbero discriminati e violentati di serie B? Parimenti creerebbe discriminazione l’istituzione per legge di una giornata nazionale contro l’omofobia, la bifobia, la lesbofobia e la transfobia.

Il testo propone una legge volta a esaudire le aspettative di un’area culturale della società civile italiana che vorrebbe far credere che in Italia l’omofobia, la transfobia, la lesbofobia e la bifobia costituiscano un’emergenza sociale nazionale tale da meritare corsie preferenziali nei percorsi procedurali di approvazione delle leggi e un’attenzione privilegiata da parte del Parlamento. Il carisma di Don Bosco, che anima la nostra associazione, ci porta a continuo e diretto contatto con il mondo giovanile, in cui rileviamo una quasi totale assenza delle discriminazioni lamentate, il che, fra l’altro, fa prevedere una società futura ancora più adeguata alla convivenza dei diversi modi di pensare e di vivere. E invero anche dalle statistiche e dalla cronaca dei giornali risulta che non esiste questa emergenza sociale nazionale. L’Italia non è omofoba. È sufficiente leggere i dati pubblicati dall’OSCAD per convincersi che gli episodi di discriminazione e violenza ai danni delle persone per ragioni legate all’orientamento sessuale e all’identità di genere non hanno consistenza numerica né gravità tale da generare un diffuso allarme sociale e giustificare di conseguenza una risposta così decisa, repentina e incisiva delle Istituzioni. A meno che non si voglia scambiare l’allarme sociale con il fumus persecutionis di quella parte della società civile che si sente ‘minacciata’ da coloro che hanno ancora un pensiero libero e intendono dissociarsi da un’equiparazione tout court dei generi sessuali. Si tratta di un terreno scivoloso che sarebbe saggio non percorrere: chiunque semplicemente ‘percepisca di essere minacciato’, al di là del riscontro oggettivo con la realtà effettiva, potrebbe invocare legittimamente la scure del legislatore penale a tutela dei propri interessi con conseguenze facilmente immaginabili. Non vorremmo che, sventolando la bandiera della difesa di alcune discriminazioni, si stia tentando di trasformare il relativismo, già di per sé pericoloso, addirittura in assolutismo.

Ma soprattutto la strumentazione giuridica adottata dalla proposta di legge è decisamente pesante e ultronea. Le modifiche proposte agli articoli 604 bis e ter del codice penale (cd. reati d’odio) e all’articolo 90 quater del codice di procedura penale, se approvate, conferirebbero rilevanza penale non solo alle condotte discriminatorie per ragioni legate all’orientamento sessuale e all’identità di genere, ma soprattutto alle semplici manifestazioni di dissenso culturale rispetto a quelle espresse da quei settori della società civile che ritengono assolutamente naturale l’annullamento di ogni differenza di genere nelle relazioni umane e nelle relazioni genitoriali. Il confine tra le semplici espressioni del pensiero e le condotte di istigazione alla discriminazione fondata sull’orientamento sessuale e l’identità di genere è in concreto assai incerto, specie in presenza di interpretazioni giurisprudenziali ’evolutive’.

Per tale motivo si ritiene che la proposta, se approvata, genererebbe una legge contro la democrazia, la libertà e la Costituzione. Attraverso la fattispecie di reato delle condotte di istigazione a comportamenti discriminatori o di violenza fondati su ragioni legate anche all’orientamento sessuale e all’identità di genere, potrà essere nei fatti repressa la libera manifestazione di un pensiero diverso in materia, con grave vulnus dell’art. 21 della Costituzione che tutela il “diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione”. Per non parlare poi della potenziale discriminazione ‘alla rovescia’ che si potrebbe generare nel Paese ai danni di chi si attesta su posizioni culturali diverse da chi propugna l’ideologia del ‘gender’ et similia, con palese violazione dell’art. 3, 1° comma della Costituzione che sancisce il principio di pari dignità sociale e di uguaglianza formale di tutti i cittadini dinanzi alla legge.

Ancora un’ultima annotazione. Sulla scorta del sistema educativo del Fondatore, universalmente riconosciuto di grande valenza sociale, la nostra associazione è costituita da cittadini che attribuiscono rilevante importanza all’educazione e confidano nella tutela di quanto rimane del diritto alla scelta dell’educazione dei propri figli, già anche recentemente maltrattato. La proposta prevede “incontri e iniziative” … “nelle scuole di ogni ordine e grado”. Ovviamente i dirigenti e le comunità scolastiche sarebbero costretti ad accogliere tali incontri e iniziative poiché, in caso contrario, verrebbero catalogati come omofobi e posti sotto accusa. La proposta, quindi, se approvata, sfocerebbe in una legge che nega a tanti genitori di esercitare il diritto alla scelta dell’educazione, dovendo forzatamente sottoporre i propri figli, specie quelli in tenera età, all’esposizione di un pensiero non condiviso né condivisibile.

Confidando in una Loro presa di posizione coerente con la difesa delle libertà di tutti i cittadini, si porgono Loro i più doverosi ossequi.

Il Presidente nazionale Giovanni Costanza

 

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