Catania: omicidio Chiappone, in carcere anche i mandanti

chiese al boss di far uccidere il rivale in amore

Sono finiti in carcere anche i mandanti dell’omicidio di Dario Chiappone assassinato a Riposto, nel catanese, ad ottobre del 2016. I carabinieri, su disposizione del gip del tribunale, hanno eseguito due ordinanze di custodia cautelare in carcere ad altrettanti esponenti di spicco della famiglia mafiosa catanese Santapaola-Ercolano.

Chiappone sarebbe stato ucciso per motivi sentimentali e/o economici riconducibili al suo rapporto d’amore con una donna, precedentemente convivente con uno dei soggetti colpiti dal provvedimento cautelare.

Questa mattina i carabinieri del nucleo investigativo del comando provinciale di Catania hanno arrestato Benedetto La Motta, detto Benito o Baffo, 62enne di Riposto e Paolo Censabella, 62enne di Mascali. Dovranno rispondere di concorso in omicidio, con l’aggravante di aver agito con premeditazione e con crudeltà.

Agli indagati viene contestato di essere tra i mandanti dell’omicidio in pregiudizio di Dario Chiappone, 31 anni, il cui cadavere era stato trovato a Riposto il 31 ottobre del 2016. Le misure cautelari arrivano dopo le indagini avviate dopo l’arresto di Antonino Marano, 75enne di Riposto, noto come il killer delle carceri avvenuto il 20 dicembre 2019 per lo stesso delitto.

Le impronte papillari di Antonino Marano, acquisite sia a seguito del suo arresto per detenzione e porto illegale di armi, sia presso il carcere dove era detenuto per un altro reato, venivano comparate dal RIS di Messina con le impronte esaltate in occasione del sopralluogo eseguito per l’omicidio, permettendo un riscontro sulla presenza di Marano sul luogo del delitto.

Il 23 giugno del 2017, nel corso del primo segmento di indagine, la procura ha emesso un decreto di fermo di indiziato di delitto a carico di Salvatore Di Mauro, ancora irreperibile e di Agatino Tuccio, il 20 marzo condannati alla corte d’assise di Catania rispettivamente a 23 anni e al’ergastolo.

In questo contesto erano già emersi assidui rapporti di frequentazione tra Marano con l’imputato Agatino Tuccio e tra quest’ultimo con Benedetto La Motta.

La Motta è ritenuto il referente per la zona di Riposto della famiglia Santapaola-Ercolano e dall’esito delle indagini sarebbe stato colui che avrebbe ordinato, per volontà di Paolo Censabella e Agatino Tuccio, Salvatore Di Mauro e Antonino Marano di eseguire l’omicidio di Dario Chiappone.

Censabella, titolare di una rivendita  di liquori, vini e bevande, era il convivente della donna, già socia dell’attività, con cui Chiappone aveva una relazione sentimentale. Il provvedimento restrittivo di oggi si inquadra in un’ampia strategia di contrasto della procura della repubblica e dei carabinieri del comando provinciale che ha consentito di chiudere definitivamente il cerchio sui mandanti ed esecutori dell’efferato omicidio Chiappone.

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