Caltanissetta: operazione “Terre emerse”, arrestati mafiosi coinvolti nella gestione di terreni

Esponenti mafiosi sono stati arrestati questa mattina dagli agenti della guardia di finanza di Caltanissetta impegnati nell’operazione denominata “Terre emerse”.

Gli arrestati, alcuni appartenenti e altri fiancheggiatori di Cosa nostra, sono accusati di aver gestito terreni del parco delle Madonie e dei Nebrodi per conto dell’associazione mafiosa, ricevendo anche finanziamenti comunitari per la gestione delle stesse imprese agricole riconducibili a membri di Cosa nostra.

Nel corso dell’operazione è stato disposto il sequestro di immobili, aziende, beni e disponibilità finanziarie per un valore di circa 7 milioni di euro. sigilli a 900 ettari di terreni, fabbricati, beni, 9 aziende agricole.

IN carcere sono finiti: Antonio, Domenico, Giovanni e Giacomo Di Dio; Giuseppe Fascetto Sivillo e Caterina Primo. Arresti domiciliari, invece, per Salvatore Dongarrà, Carmela Salerno, Rodolfo, Ettore e Domenico Virga.

Nell’operazione è rimasto coinvolto anche un notaio che è stato interdetto dall’esercizio dell’attività professionale. L’indagine, che attualmente vede coinvolte 23 persone, trae origine dall’indagine Nibelunghi condotta sempre dai finanzieri del Gico di Caltanissetta tra il maggio del 2017 e il gennaio del 2018 e che ha svelato un sistema illecito di gestione di terreni e contributi agricoli da parte di Cosa nostra nella zona delle Madonie e dei Nebrodi.

Il sistema mafioso era gestito con l’utilizzo di metodi mafiosi da parte della famiglia Di Dio originaria di Capizzi e che si era poi stanziata nella provincia di Enna. Nei confronti degli indagati è stato contestato il delitto di concorso esterno in associazione mafiosa con riferimento ai rapporti con numerosi esponenti di famiglie mafiose tra cui in particolare quella facente capo ai fratelli Virga, inserita nel mandamento di San Mauro Castelverde.

I membri della famiglia Di Di si sono dimostrati particolarmente attivi nel settore delle agromafie, agevolando con il loro operato Cosa nostra in modo tale da determinare un significativo incremento del potere di infiltrazione in attività economiche collegate allo sfruttamento di vaste aree agricole collocate nei territori del parco delle Madonie, Capizzi e dela provincia di Enna per l’ottenimento di contributi comunitari che in parte vevnivano versati ad elementi apicali del sodalizio mafioso, fornendo un indispensabile apporto, anche economico, al mantenimento e al rafforzamento di Cosa nostra.

Il modus operandi degli arrestati era utilizzato allo stesso tempo. Gli indagati utilizzavano aziende agricole intestate a loro o a loro stretti congiunti per concludere contratti fittizi di compravendita o di locazione di terreni direttamente riconducibili a mafiosi, consentendo mediante questo meccanismo di interposizione fittizia di dissimulare l’effettiva disponibilità dei cespiti in capo ai coindagati per sottrarli alla possibile emissione di provvedimenti di sequestro o misure di prevenzione patrimoniali.

Gli indagati utilizzavano i terreni così ottenuti e le aziende che facevano loro capo per presentare domande finalizzate all’ottenimento di contributi comunitari di sostegno all’agricoltura¸utilizzando anche terreni di proprietà demaniale e versando parte dei corrispettivi ottenuti ai componenti del sodalizio mafioso.

In alcuni casi i terreni demaniali venivano sfruttati dagli indagati e rivenduti, pur senza alcun titolo, all’Ismea, istituto di servizi per il mercato agricolo alimentare, a sua volta un ente pubblico, attraverso l’utilizzo di atti falsi che hanno permesso l’illecita riscossione di ingenti somme di denaro.

Una parte di questi beni, sottratti fraudolentemente allo Stato, sono stati ricomprati da altri membri della famiglia Di Dio che hanno continuato a sfruttarli fino ad oggi risultando legittimi proprietari di beni che in realtà erano patrimonio dello Stato.

Tra gli indagati spiccano le figure dei fratelli Rodolfo e Domenico Virga di Gangi, legati da parentela ad altre storiche famiglie palermitane che, grazie alla loro appartenenza all’associazione mafiosa e al loro ruolo apicale all’interno del mandamento di San Mauro Castelverde, riuscivano a mantenere la gestione di terreni e di imprese agricole con finti affitti in capo sia a membri della famiglia Di Dio che ad altre “teste di legno”.

Le indagini hanno accertato anche il ruolo svolto da un notaio catanese che si era prestato a stipulare ripetutamente degli atti falsi che hanno costituito il presupposto per la realizzazione delle truffe aggravate ai danni dell’Agea, consentendo alla famiglia mafiosa di accaparrarsi circa 600 ettari di terreno nel parco delle Madonie di proprietà del demanio.

Gli indagati tra il 2014 e il 2018 erano riusciti a percepire indebitamente 430 mila euro di contributi pubblici. Adesso dovranno rispondere, a vario titolo, di concorso esterno in associazione mafiosa, intestazione fittizia di beni aggravata dall’utilizzo del metodo mafioso e truffa per l’erogazione di contributi pubblici.

Le indagini condotte dalla finanza del nucleo di polizia economico finanziaria di Caltanissetta rientrano nella strategia della locale procura-DDA per contrastare l’affermazione dell’organizzazione mafiosa mediante l’aggressione dei patrimoni illecitamente accumulati e reinvestiti, facendo ricorso a soggetti che si rendono disponibili a scendere a patti con i gruppi criminali operanti sul territorio.

Soddisfazione per l’operazione condotta dalla guardia di finanza e dalla Dda di Caltanissetta è stata espressa anche da Giuseppe Antoci, ex presidente del parco dei Nebrodi e fautore della legge contro la mafia dei pascoli.

“Ancora conferme sul business milionario derivante dai fondi europei in mano alle famiglie mafiose – dice Antoci – da anni tutti i capi mafia siciliani e non solo incassavano milioni di euro di fondi europei per l’agricoltura senza colpo ferire, mentre gli agricoltori venivano intimiditi affinchè non partecipassero ai bandi pubblici per l’affitto dei terreni, mentre magistrati e uomini dello Stato cadevano sotto i colpi di cosa nostra, mentre si piangevano i morti delle stragi, mentre accadeva tutto questo, loro incassavano fondi pubblici con rendimenti che superavano anche il 2000%, neanche il mercato della droga”.

Il mio grazie alla Guardia di Finanza e alla Procura di Caltanissetta, grazie a loro oggi, ancora una volta, si è dato valore al sacrificio di tutti e si è affermata la forza dello Stato – conclude Antoci.”

 

Commenti
Caricamento...

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi