Messina: Labormetro, “perché il dissesto di Stato solo qui?”

Riceviamo e pubblichiamo una nota di Labormetro sul dissesto preannunciato per la Città metropolitana di Messina.

Il conto consuntivo del 2016 della Città Metropolitana ha registrato un avanzo di amministrazione, elemento che fa venire meno uno dei presupposti richiesti dalla normativa vigente per la dichiarazione di dissesto finanziario di un Ente locale. Nonostante ciò si continua a prospettare tale ipotesi devastante per il futuro della Città Metropolitana di Messina, giustificandola con il prelievo forzoso da parte dello Stato che impedirebbe la possibilità di predisporre un bilancio di previsione equilibrato per l’anno in corso.

Ma tale prelievo forzoso, di entità maggiore rispetto a quello per Messina, viene esercitato anche per Palermo e per Catania, e per le vecchie ex Provincie Regionali, oggi Liberi Consorzi. Allora viene naturale chiedere perché quello che è stato definito “dissesto di stato” vuole essere dichiarato dal duo che gestisce attualmente l’Ente, solo a Messina, mentre a Palermo e Catania il Sindaco Orlando ed il Sindaco Bianco, pur essendo in condizioni più difficili rispetto agli interventi dello Stato e pur in presenza di debiti pregressi non pensano minimamente di ricorrere a tale misura?

Ma ci si rende conto che con il dissesto si perderanno i 64 milioni di euro sui 334 complessivi per interventi inseriti nel Masterplan, riguardanti non i Comuni ma la Città Metropolitana, e quindi ascrivibili ai bilanci dell’Ente di Palazzo dei Leoni?

Ma qualcuno ha pensato che, in base alle modifiche apportate alla legge sulla elezione degli organi della Città Metropolitana, è possibile la prossima decadenza dell’attuale Sindaco della Città Metropolitana e di svolgere le funzioni del Consiglio Metropolitano, sostituiti da due Commissari Regionali?

Commissari a cui nel caso di dissesto andrebbero ad aggiungersi altri tre Commissari facenti parte dell’Organo Straordinario di liquidazione che dovrebbero rilevare una massa passiva che non esiste. Avremmo così, nel solco della lunga stagione che ha caratterizzato la nostra realtà ben cinque Commissari, tutti con relative ed adeguate indennità di carica, proseguendo così una prassi in netto contrasto con la democrazia partecipativa, e di cui si è fatto uso ed abuso, tanto da dare la sensazione di una sorta di autentica “casta corporativa”. Per evitare tutto ciò bisogna attuare determinazioni che portino ad una proroga dei tempi di approvazione dei bilanci di previsione e l’utilizzo degli interventi finanziari assegnati dal Governo Nazionale alla Regione Siciliana per il funzionamento degli Enti di Area Vasta. E questo è compito della politica e di chi la rappresenta.

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