Milazzo (Me): terza giornata di sciopero degli operai Dusty, il sindaco diffida la società

Terza giornata di sciopero dei dipendenti Dusty riguardo la raccolta dei rifiuti e servizi dell’appalto d’igiene ambientale nel territorio milazzese ancora bloccati: prosegue infatti l’astensione dal lavoro delle maestranze, le quali lamentano il mancato pagamento di alcuni stipendi.

Il sindaco Formica ha scritto all’Asp per avere contezza della situazione dal punto di vista igienico-sanitario, vista la presenza di cumuli d’immondizia sulla sede stradale in prossimità dei contenitori della raccolta ed ha informato anche il Prefetto di Messina, il Procuratore di Barcellona e la Commissione Nazionale di Garanzia su quanto accaduto, contestando le ragioni addotte dalla Dusty in merito allo sciopero.

Il primo cittadino ha diffidato la ditta appaltatrice a comunicare se vi sia l’intenzione a riprendere il servizio e rimuovere i rifiuti ripristinando le condizioni di normalità entro la mattinata di domani alla luce anche del previsto evento sportivo “Gran Fondo Nibali”.

In queste ore tra l’ente e la Dusty si sta registrando uno scambio di corrispondenza per avere un quadro della situazione. In caso di mancato riscontro positivo da parte della Dusty potrebbe essere attivato un intervento sostitutivo in danno della stessa società. In merito alle affermazioni rilasciate dalla società Dusty ad alcuni organi di stampa il sindaco Giovanni Formica ha rilasciato la seguente dichiarazione: “Apprendo dalla stampa l’incredibile posizione della Dusty s.r.l. sull’emergenza rifiuti di questi giorni. Confermo che la responsabilità della situazione è a mio avviso da imputarsi interamente alla società, come peraltro dalla stessa candidamente ammesso. L’amministrazione non si presta al giochetto che gli stipendi si pagano quando il comune paga. I lavoratori hanno un rapporto con il loro datore e da questo rapporto nasce l’obbligo di pagamento degli stipendi nei termini previsti dal contratto collettivo. Non ci sono alternative. Diversamente non si comprenderebbe la differenza tra il lavoratore subordinato e l’imprenditore. Il giorno in cui la Dusty decidesse di dividere con gli operai anche l’utile d’impresa, accetterei una posizione come quella espressa. Il comune, per dirla tutta, ha pagato e paga nei termini concordati.

Soltanto una mensilità risulta debito fuori bilancio e sarà corrisposta quando avremo lo strumento contabile. Di questo la società era stata informata proprio per la correttezza che caratterizza l’operato dell’amministrazione. Se qualche volta si è registrato un ritardo maggiore nei pagamenti, le ragioni vanno ricercate al di fuori del comune.

Nei mesi scorsi, per esempio, abbiamo avuto rallentamenti a causa di una nota dell’Agenzia delle entrate che diffidava il comune a non pagare a causa di un presunto enorme debito della società verso l’erario. Anche se eravamo pronti, fino a diversa disposizione siamo stati costretti a non liquidare le somme dovute. Oltretutto il comune, prima di procedere al pagamento delle fatture, deve operare i controlli di legge sulla prestazione resa ed applicare, se necessario, decurtazioni e penali e noi questo lo facciamo. Se, quindi, come dichiarato un’impresa ha “esaurito tutte le risorse messe a disposizione per il servizio in oggetto e non è più in grado di sostenere ulteriormente gli oneri diretti e riflessi relativi al personale occupato né di far fronte ai rilevanti costi di gestione della commessa”, doverosamente lo comunica per tempo all’ente committente e lascia il servizio.

Queste sono le regole del mercato e della vita: non si fa il passo più lungo della gamba, altrimenti si rischia di fasi male. Nessuna contrapposizione, quindi, ma soltanto il rispetto dei ruoli, senza compromessi e ammiccamenti. Questo è il dovere di chi è chiamato ad amministrare la cosa pubblica. Costi quel che costi”.

Rodrigo Foti 

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