Furnari (Me): il sindaco sulla vicenda del terreno svenduto

“Apprendiamo con soddisfazione che il presidente della Regione Rosario Crocetta ha avviato un’indagine interna per verificare quanti terreni del patrimonio regionale sono stati svenduti senza evidenza pubblica a privati, così come avvenuto scandalosamente a Furnari. Apprezziamo la sua pronta telefonata del 25.03.2016 per apprendere dal sindaco di Furnari i dettagli della questione che è assurta agli onori della cronaca solo dopo il servizio di Gigi Pelazza e di Marco Occhipinti delle Iene. Siamo costretti purtroppo ad evidenziare che il sindaco di Furnari aveva denunciato questi fatti con un esposto denuncia dell’1.12.2015, condiviso dalla giunta di Furnari con atto deliberativo n.263/2015, con l’allegata documentazione, inviato via PEC in pari data al presidente della Regione, all’assessore regionale all’Economia, all’Assessore Regionale al Territorio ed Ambiente, all’ingegnere capo del Genio Civile, al procuratore della Corte dei Conti, al procuratore generale della corte dei Conti, alla Procura della Repubblica di Messina, alla Procura della Repubblica di Barcellona Pozzo di Gotto e che, per quanto ci è dato conoscere, soltanto la Procura della Repubblica di Messina ha aperto un’inchiesta sentendo, come persona informata dei fatti il denunciante sindaco di Furnari.

In particolare, in detto esposto denuncia si invitavano le Autorità in indirizzo, nell’ambito delle rispettive competenze, a volere porre in essere tutti gli atti di indagine ed ispettivi finalizzati alla revoca ed annullamento, anche in autotutela, dei sopra indicati provvedimenti amministrativi che, in violazione delle norme vigenti, appaiono radicalmente illegittimi.

Ancora siamo purtroppo costretti ad evidenziare che nel relativo giudizio instaurato dinnanzi al Tribunale civile di Messina (n. 6821/2015 R.G.) l’avvocatura distrettuale dello Stato di Messina, ha strenuamente difeso l’operato illegittimo dei funzionari regionali che hanno venduto questo bene, con delle motivazioni risibili e prive di pregio che contrastano con norme imperative vigenti in materia di trasparenza, per le quali il Comune di Furnari assumerà altre iniziative a propria tutela.

Pertanto, se il presidente della Regione correttamente sostiene che per vendere beni del pubblico demanio regionale occorre una deliberazione della giunta di governo è bene che si vada a leggere queste singolare (ed omissiva) interpretazione delle norme vigenti in materia operata dall’avvocatura distrettuale dello Stato di Messina che dovrebbe difendere solo gli interessi della Regione Siciliana ed il rispetto di procedure trasparenti, ma non l’operato di chi ha violato precise norme imperative.

A questo punto ci si pone una domanda: ma in Italia ed in Sicilia, solo le Iene riescono a fare scoop e notizia? Così è anche avvenuto per la discarica di Mazzarrà, quando reiteratamente si è chiesto a gran voce il rispetto del diritto alla salute dei cittadini di Furnari e tante istituzioni si sono girati dall’altra parte, mentre si consumavano disastri ambientali e si dilapidavano pubbliche risorse che adesso pagheranno i contribuenti. Ancora oggi sono a rischio i pozzi dell’acqua e delle matrici ambientali del territorio poiché nell’invaso non è stata intrapresa alcuna dovuta azione di bonifica financo progettuale, visto che gli autori dello scempio ambientale sono scappati con la cassa del reggimento, cosicché allo stato la discarica oggetto di sequestro viene graziosamente affidata in custodia allo stesso direttore della discarica (privo dei necessari titoli e qualifiche) che precedentemente ha abbancato rifiuti in area non autorizzata con evidente possibile causa di interferenza con le indagini in corso. Ormai in Sicilia si muove qualcosa solo quando un fatto è rilevante sotto il profilo mediatico. Poi, scoppiato il caso, nella visibilità mediatica si buttano tutti. Quindi, sulla scorta di quanto accaduto per il terreno demaniale svenduto, malgrado il pericolo esistente, anche per la discarica di Mazzarrà Sant’Andrea, bisognerà rivolgersi anche alle Iene!”.

Rodrigo Foti 

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