Tortorici (Me): una città-paesaggio nella “valle dell’ingegno”

Una profonda vallata, piccoli e medi agglomerati di case immersi nel verde della natura, boschi di noccioleti, faggi, castagni, olivetie faggeti, tre corsi d’acqua che gorgogliano attraversando il territorio. Si presenta così agli occhi dei visitatori Tortorici, piccolo centro in provincia di Messina, immerso nel cuore dei Nebrodi, il polmone verde della Sicilia. La città si sviluppa in prossimità dei torrenti Brunneri, Capirò e Calagni in una vallata a 450 metri sul livello del mare.

La tradizione vuole che Tortorici sia stato fondato da un seguace di Enea, fondatore di Alcara Li Fusi, nel XII secolo a.C. Lo stesso nome del paese è legato ad una leggenda: Tortorici avrebbe preso questo nome dalla principessa Orice che era stata imprigionata in una torre probabilmente nell’omonima contrada (una delle 72 che costellano il territorio di Tortorici). Da qui l’antico nome (come risulta anche nelle cartine dell’Italia conservate ai musei Vaticani) Torre d’Orice. Molte sono le leggende legate a questo piccolo centro nebroideo in provincia di Messina. Si racconta che il suggestivo centro storico abbia incantato, mille e mille anni fa, un manipolo di Troiani che, al seguito di Patrone, erano giunti dalla sponda tirrenica dove erano stati lasciati da Enea. Oppure che un piccolo drappello di cartaginesi, al seguito della loro principessa ( e qui ritorna la principessa Orice), alla ricerca di una nuova terra dopo la distruzione della loro città da parte dei romani, si fermò a Tortorici e fissò qui la propria residenza.

Non è possibile tracciare oggi un confine netto tra leggenda e verità, L’unica cosa certa è che l’antico nome, come detto, era Torre d’Orice.

STORIA
In epoca normanna Federico di Svevia concesse il territorio di Tortorici a Guidone Pollicino. Nel periodo angioino poi il feudo andò a Girardo e Bertrando de Artus. Con l’avvento degli spagnoli tornò ai Pollicino e poi passò a Federico Moncada. Quest’ultima famiglia rimarrà proprietaria fino al 1597 quando Federico junior Moncada vendette la baronia alle famiglie Mastrilli e Corbera.

Nel 1630 Tortorici divenne parte del regio demanio ed ottenne un rappresentante nel parlamento siciliano. Due anni dopo divenne capo comarca, cioè capoluogo dei territori dell’intera vallata. Mantenne questo privilegio fino al 1812, quando la costituzione di Cadice divise la Sicilia in 23 distretti.Nel 1682 Tortorici si riscattò dal giogo feudale grazie ad alcune famiglie locali.

ECONOMIA

Tortorici ha una popolazione di circa 8 mila abitanti e una superficie di 7.016 ettari. Un tempo però a popolare il centro nebroideo c’erano più di 12 mila persone. Tortorici era centro di fiorenti attività artigiane, ormai scomparse. Oltre alla produzione e lavorazione di rame e stagno, la più importante attività commerciale era costituita dalla produzione delle campane. Famosa in tutta la Sicilia per la produzione di campane e di statue in bronzo, la città di Tortorici viene citata anche in un documento della diocesi di Messina del secolo XII. La fonderia Trusso ha costruito campane i cui rintocchi risuonano oggi nelle chiese delle più grandi città della Sicilia come quella del duomo di Catania. Grazie a questa fiorente attività, Tortorici era conosciuto in tutta l’isola e nella vicina Calabria. Purtroppo l’attività della fonderia si interruppe nel 1956, con la morte prematura dell’ultimo erede della famiglia dei fonditori. Il segreto della fusione morì insieme a lui.

IL DILUVIO

Nel 1682 un diluvio distrusse il paese e mise in ginocchio l’economia ma Tortorici, come l’araba Fenice, risorse dalle sue ceneri e continuò ad esercitare il predominio artistico, economico e culturale nel comprensorio. Le chiese vennero ricostruite in luoghi più alti e il paese continuò la vita di sempre.

ARCHITETTURA E MONUMENTI

Il centro storico del paese presenta l’antica struttura medievale con stradine strette e anguste, scalini che si inerpicano fino ad arrivare alla sommità del paese. In una passeggiata nel centro storico si possono ammirare antiche costruzioni, archi, finestre rotonde in pietra, bei portoni in legno, antiche fontane, portali intatti con le volte in pietra. Da ogni angolo del paese però si riesce a scorgere l’azzurro del cielo e il verde della natura.

Dal punto di vista culturale, le espressioni architettoniche ed artistiche della citta’ sono notevoli. Diverse le chiese fra cui la  chiesa madre dedicata a Maria Santissima Assunta che sulla facciata ha tre portali, di cui quello centrale sormontato da un bassorilievo cinquecentesco raffigurante la Madonna col bambino e gli angeli. Notevole la chiesa di San Francesco (Il Convento), che si affaccia su piazza Duomo, che conserva le statue di San Francesco e San Leone realizzate rispettivamente da Antonio e Giacomo Gagini. Splendida la centrale chiesa di San Nicolò dove si può ammirare il bellissimo soffitto ligneo decorato e “le anime del Purgatorio”, opera pittorica di Giuseppe Tomasi da Tortorici . Da visitare la chiesa della Batìa oggi sede del museo che custodisce alcune statue del Gagini e della sua scuola.

NATURA

Tortorici offre anche diverse bellezze paesaggistiche e la possibilità di effettuare escursioni divertenti e rilassanti in siti suggestivi nel cuore del parco dei Nebrodi come al lago Cartolari, Tre Arie o al santuario dell’Acqua Santa. Nel suo territorio cresce anche la rara “petagna saniculaefolia”, una pianta risalente al periodo Terziario che si trova nell’alveo del fiume Calagni.

FESTA PATRONALE

Nel centro messinese è molto sentita la devozione per il patrono San Sebastiano che si festeggia tre volte: il 20 gennaio, la domenica seguente e la domenica più vicina all’otto maggio. Queste sono le date delle feste principali. I festeggiamenti in onore di San Sebastiano, infatti, iniziano dal 1 gennaio e proseguono per tutto il mese.

PERSONAGGI ILLUSTRI

Tortorici diede i natali a diversi personaggi illustri. Fra questi il pilota Gepy Faranda a cui è anche intitolata la scuola elementare, il pittore Giuseppe Tomasi e lo storico della scienza Sebastiano Timpanaro (1888-1949) che fu direttore della Domus Galileana di Pisa e curò l’edizione critica delle opere di Galileo.

COME ARRIVARE

Per raggiungere Tortorici,  (450 m. s.l.m.) da Catania si può percorrere l’autostrada Catania-Messina e poi proseguire per la A/20 Messina-Palermo. Uscire allo svincolo di Rocca di Caprileone e poi proseguire verso l’interno seguendo le indicazioni stradali. Se, invece, si volesse viaggiare immersi nella natura, da Catania si può percorrere la strada interna fino a Randazzo e poi proseguire per Floresta. Superato Floresta, il comune più alto di tutta la Sicilia, dopo una mezz’ora di viaggio si arriva a Tortorici. 

Da Palermo, invece, conviene percorrere l’autostrada fino allo svincolo di Rocca di Caprileone. Da qui, seguendo le indicazioni stradali, in 15 minuti al massimo si arriva a Tortorici.

http://maps.google.it/maps/place?q=tortorici&hl=it&ftid=0x1316bcdaf57ae2b5:0x40b042967b83ac0

Maria Chiara Ferraù

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