Mondo: medici e medicina, dalle tribù alla medicina digitale

In tanti avranno da sempre pensato che tra i mestieri più nobili, al primo posto vi è quello del medico.

Dall’etimologia latina medìcus, mederi, che significa curare. Nelle primitive tribù i testi storici ci raccontano di come il soggetto ferito o ammalato fosse (abbandonato a se stesso). Dobbiamo risalire alle prime civiltà: Grecia, Egitto, Mesopotamia, per ritrovare lo sviluppo di una medicina sapienziale (esorcista, esercitata da sacerdoti, l’eziologia della malattia è divina). Contemporaneamente si sviluppò anche una medicina artigianale, di artigiani della guarigione, di manipolatori di farmaci, di operatori manuali. La medicina assunse così, valore di scienza autonoma nella ricca e fiorente civiltà mediterranea, assieme alla rilevanza culturale acquisita dalla figura di Ippocrate (460 a. C.) è stato medico, geografo, aforistica greco antico. Il pensiero medico e filosofico di Ippocrate si preserva dall’accesso di quanti fossero inadeguati «Le cose sacre non devono essere insegnate che alle persone pure; è un sacrilegio comunicarle ai profani prima di averli iniziati ai misteri della scienza.» Si collocò così la nascita della prima forma di scienza medica. Quello di Ippocrate era un nuovo e rigoroso metodo dove, osservazione, teoria e tecnica divenivano pratiche complementari ed interdipendenti collocate sul medesimo piano di importanza.

La medicina orientale fece nei secoli un suo differente percorso con un intendere taoista la medicina ed il corpo umano.

L’ottocento fu il secolo che suddivise la medicina in varie specialità mediche approfondendo le diverse patologie. Il 1900 è il secolo della medicina basata sull’evidenza «i protocolli standardizzati, avallati da studi scientifici, vanno sostituendo le opinioni e le esperienze personali di ciascun medico.»

Ma cosa significa oggi all’alba del ventunesimo secolo, essere un medico, in un mondo tecnologicamente globalizzato.

Da diversi anni si ascolta la magica parola di medicina digitale, dal 2020 a seguito della pandemia questa nuova tipologia di pratica, sembra aver tracciato l’asse per la futura collocazione del nuovo assetto in tutti i settori medici. Televisite, bit-terapie, prenotazioni on-line di visite ed esami, fascicolo sanitario elettronico, sono tutti concetti di quello che sarà la nuova pratica medica. Sono 15,63 i miliardi stanziati dal PNRR per lo sviluppo della digital health. Ai pazienti saranno dati gli strumenti per attivarsi facendo alcuni esami a casa, per misurare la pressione, la glicemia, la frequenza cardiaca, tutti questi dati saranno poi trasmessi via web al medico. Le nuove necessità hanno favorito l’anticipo per un inizio verso queste abitudini. Dai numeri del rapporto «Sanità digitale oltre l’emergenza, curato dall’Osservatorio innovazione digitale in sanità del Politecnico di Milano e pubblicato a maggio 2021» in percentuale ecco i dati confrontati a due anni fa: la percentuale di chi ritira online i suoi documenti clinici è salita dal 29 al 37%, chi cerca su Internet informazioni sulla salute dal 60 al 73%, fra i medici che utilizzano la telemedicina sono saliti dal 10 al 33%. Da un’indagine dell’Istituto Mario Negri la sanità pubblica sui social media è cresciuta. «Oggi l’81% delle Asl ha una pagina facebook, il 56% è su YouTube e il 43% su Istagram, prima dell’emergenza i tre social ospitavano il 47%, il 38% e il 9% delle Asl.

Ma la politica è realmente pronta alla necessità legata nel rendere omogenei questi nuovi strumenti, ma anche concretamente utili e capaci di paventare un salto qualitativo salutare? I fondi del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza verranno impiegati a dovere? Paolo Locatelli (responsabile scientifico dell’Osservatorio innovazione digitale in sanità) ha affermato “la prima priorità è coordinare le regioni”. Gli standard dell’assistenza devono essere comuni a tutti .. sarebbe auspicabile diffondere le esperienze migliori .. il Trentino ha strumenti avanzati per la telemedicina, la Lombardia è stata la prima regione a utilizzare il fascicolo sanitario, in Toscana sono ben sviluppate le tecnologie per i dati e le immagini diagnostiche ..”. Ma le regioni in Italia sono 20 e non solo 3. Eugenio Santoro (responsabile del laboratorio di informatica medica dell’Istituto Mario Negri di Milano) così commenta “una parte dei fondi del Pnrr dovrebbe essere destinata a studi che valutino il reale impatto di tutte queste applicazioni”. Rimane infatti fondamentale l’obiettivo principale che è quello dell’assistenza e della qualità agli ammalati, pertanto bisogna ben valutare non solo i possibili benefici ma tutti i possibili rischi. Garantire la privacy, la precisione della trasmissione di informazioni e dati, la correttezza dei correttori ortografici che ad oggi capita modifichino il senso di una frase, la competenza su tutti i livelli dell’utilizzo della telemedicina, sono tutti fattori indispensabili per un’assistenza dignitosa dei pazienti.

Lo sviluppo più recente della medicina digitale è la terapia digitale. Questi sono veri e propri farmaci, sotto forma di app, videogiochi o piattaforme, in Italia non sono ancora arrivate ma si usano già in Stati Uniti, Regno Unito, Germania, Francia. Questa terapia digitale dovrebbe rappresentare la cura e si differenzia in due tipi: uno è correggere abitudini e stili di vita sbagliati, l’altro si basa sulla psicoterapia comportamentale. Tutti sappiamo che i comuni farmaci hanno un principio attivo, ebbene quello della terapia digitale è l’algoritmo. EndeavorRx è il primo videogioco terapeutico approvato dalla Fda, indicato per i bambini a trattare il deficit di attenzione. Queste terapie digitali sono soggette a prescrizione medica ed in alcuni paesi rimborsate dai servizi sanitari nazionali. Sottolinea ancora Santoro “i risultati delle sperimentazioni sono poi sottoposti alla Fda, negli Usa, o all’Ema, in Europa. La messa in commercio avviene solo dopo l’autorizzazione da parte di queste autorità. .. oltretutto vi è una scarsa conoscenza delle terapie digitali anche da parte dei medici. .. In Italia le società di software non hanno idea di che cosa significhi fare una sperimentazione clinica e non sono in grado di farla. .. La telemedicina permette di ampliare le possibilità di intervento, ma in nessun caso si sostituisce al rapporto medico-paziente. Per certe prestazioni prestazioni la presenza fisica resta fondamentale. ..”.

A seguito di questo breve exursus storico e attuale, dove alcuni dati sono stato tratti dalla rivista scientifica Focus Next 30, sarebbe opportuno concludere che solo un paziente sciocco non vorrebbe godere di un’assistenza medica capace di potenziare la tutela della propria salute. Ad essere evitato dovrebbe essere il rischio, che con la scusa delle nuove tecnologie si ritorni alle primitive tribù, quelle che precedettero le influenti e ricche civiltà occidentali. Come la storia ci racconta, il primo salto medico qualitativo si ebbe quando l’ammalato cessò di essere allontanato dal gruppo ed abbandonato a se stesso. L’etica umana è la più grande forma di sperimentazione qualitativa.

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