Palermo: “sbarchi fantasma”, operazione dei Ros, 15 fermi

Quindici persone sono state fermate dai carabinieri del Ros di Palermo perché accusate di gestire i cosiddetti “sbarchi fantasma”. I gommoni continuano a viaggiare tra la Tunisia e Mazara del Vallo, nel trapanese.

A far scattare il blitz sono state le dichiarazioni di un pentito della “Jihad”. Dopo gli otto ermi, il capo dell’organizzazione resta però latitante. E l’allerta è alta, perché il tunisino ricercato è accusato di aver fatto propaganda jihadista su Facebook.

Il provvedimento è stato firmato dai sostituti procuratori Gery Ferrara e Claudia Ferrari, dal procuratore aggiunto Marzia Sabella. Per i magistrati c’è un’attuale e concreta minaccia per la sicurezza nazionale”. I segreti dell’ultima organizzazione sarebbero stati svelati da un pentito della Jihad in carcere a Genova.

“Voglio evitare che vi troviate un esercito di kamikaze in Italia”. Queste le parole del detenuto che ha iniziato il suo racconto due anni fa, offrendo nomi e numeri di telefono del gruppo. Immediatamente sono scattate le indagini che hanno fatto scattare le intercettazioni.

Ad organizzare la tratta sarebbe Khaled Ounich, 31 anni di Zahra, rimpatriato ad ottobre dall’Italia. Lui inseriva post parecchio eloquenti su Facebook come la frase “Dio è unico e Mohamed il suo profeta” sotto la foto di un kalashnikov”.

L’immagine di un altro cavaliere con la bandiera nera era accompagnata dalle parole: “Il martirio e la jihad sono gli unici strumenti per aspirare al paradiso”. E poi tanti altri post, con foto di Bin Laden, di bandiere americane bruciate, di uomini sgozzati e donne col fucile. E’ la Jihad 2.0.

Secondo quanto rivelato dal pentito, l’uomo “faceva pagare 5.000 dinari tunisini per i clandestini normali, quasi 1.500 euro. Mentre le persone che erano ricercate in Tunisia per vari reati, compreso il terrorismo, pagavano il doppio”. In manette anche due palermitani, un tunisino 27enne fermato a Brescia e gli altri sono stati bloccati invece in Sicilia tra le province di Palermo e Trapani. Sette i latitanti.

Le accuse contestate sono quell’associazione a delinquere finalizzata all’immigrazione clandestina e al contrabbando di tabacchi lavorati esteri. L’indagine del Ros di Palermo è entrata anche nei segreti finanziari dell’organizzazione. Quanto accumulato con l’attività illecita sarebbe stato investito in immobili in Tunisia o confluito in conti correnti intestati a prestanome.

“L’operazione antiterrorismo condotta oggi dai Ros conferma quanto sostengo da tempo – afferma il primo cittadino di Palermo,, Leoluca Orlando, e cioè che le politiche di criminalizzazione dei migranti non fanno altro che aiutare le organizzazioni criminali. E conferma soprattutto, quasi in modo clamoroso, quello che è sotto gli occhi di tutti: chi vuole venire in Italia in collegamento con organizzazioni terroristiche, non viene certo sui barconi dei migranti rischiando la vita.

Così come i grandi boss della mafia non girano certo con il lapino sgarrupato – prosegue Leoluca Orlando – i criminali internazionali non vengono in Italia sui barconi, ma su potenti gommoni fuoribordo che in poche ore e su poche rotte poco trafficate li portano sulle coste siciliane”.

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