Capo d’Orlando (Me): a Villa Piccolo Ruggero Cappuccio ed il suo libro “La principessa di Lampedusa”

Ieri pomeriggio, presso Villa Piccolo, è stato presentato il libro dell’autore Ruggero Cappuccio “La principessa di Lampedusa”.

Quando si parla del “Il Gattopardo”, della Famiglia Piccolo e di tutto il mondo che gli orbita intorno, diviene inevitabile collegare tutto questo anche a Capo d’Orlando ed ai cittadini che, hanno avuto modo di essere a contatto con persone, cose e luoghi impregnati di questo vissuto. Così, ieri sera, Carmelo Germanà (Direttore Fondazione Piccolo) ha introdotto la serata, catapultandosi nei ricordi di racconti e avvenimenti, che da bambino aveva vissuto oppure ascoltato. Diviene evidente che le storie, anche quelle che ci appaiono lontane, possiedono dei collegamenti che, nel loro piccolo hanno fatto la storia. Si inciampa così nella storia dei “Parchi Letterari” che per un soffio non furono aperti a Capo d’Orlando bensì a Palermo. Si scopre che l’Hotel Flora (sito in Capo d’Orlando poi abbattuto) fu luogo di interessanti incontri, ma soprattutto si comprende, come la storia possieda i suoi anfratti e come questi non possano prescindere da conoscenze sottili che ci permettono di ricamare il tessuto storico antropologico, del nostro passato.

Dalle parole di Rosetta Casella (coordinatrice della serata) e Maria Grazia Insinga (dialoga con l’autore), e dalle letture di Antonella Nieri (attrice), si evince la presentazione di un testo che sembra avvolgerti tra fatti storici e familiari verso i quali un siciliano, non può prescindere o alienarsi.

L’autore del testo, Ruggero Cappuccio, oltre ad essere uno scrittore e regista italiano noto per il suo percorso professionale (multipli i suoi impegni filmografici, teatrali, narrativi, diversi i Premi e i Riconoscimenti ottenuti) è un uomo che ha vissuto da vicino i personaggi che racconta nel libro “La principessa di Lampedusa”. Solitamente nella letteratura, sono le donne che raccontano delle donne, in questo caso avviene il contrario. Ma chi era Beatrice Tasca Filangeri di Cutò? Madre dell’autore del Gattopardo, Giuseppe Tomasi di Lampedusa, è autrice a sua volta di un’opera di cui si sono salvate poche pagine “L’eclissi”.

Il 2 novembre 1867 la principessa Giovanna Filangeri, sposa a sedici anni, a Palermo, Lucio Mastrogiovanni Tasca. La coppia avrà sette figli: Lucio (morto ancora bambino); Beatrice (1870), Teresa (1871), Nicoletta o Nicolina (1872), Alessandro (1874), Giulia (1876) e Maria (1877). Giovanna Filangeri (1850-1891), principessa di Cutò, erede di una famiglia aristocratica che discende da uno dei generali di Roberto il Guiscardo e che ha dato alla Sicilia ben tre vicerè, è stata educata a Parigi e fu proprietaria dell’immenso patrimonio Filangeri, consistente in ville, palazzi, mobili, oggetti preziosi e gioielli. Una donna che ebbe privilegi non sempre concessi nemmeno alle nobil donne. Si scopre (grazia ai suoi diari manoscritti) che Beatrice ebbe un assetto pedagogico inusuale anche per i nobili di allora. Nel 1882/83 questa ragazzina vive così la sua giornata «ha un insegnante di materie umanistiche, una di materie scientifiche, una di inglese, una di francese, una di tedesco, un’insegnate di disegno, uno di arpa, una di pianoforte, una di calligrafia, una di ginnastica, e una di equitazione. Non tutte le famiglie nobili avevano un assetto istruttivo simile riservato tra l’altro, in questi termini, alle donne. Era chiaro che in questa famiglia il ruolo delle donne fu determinante. Vivendo i primi anni della sua vita a Parigi, vive un’educazione internazionale, tornando a Palermo non ebbe mai conflitti con il genere maschile. Eredita il titolo di principessa, i feudi, le terre, non deve discutere con fratelli maschi, sposa chi ama e quando mette al mondo le sue figlie pretende che ricevano la medesima educazione che ha ricevuto lei, che studino, che siano libere di immaginare, che siano colte, che possano darsi agli uomini di cui sono veramente innamorate. Lascia un testamento dove chiaramente esprime che i desideri e le necessità dei suoi figli, vengano assecondati. Una donna illuminata, dove dal libro si evince la maternità, la potenza culturale femminile. L’autore, Ruggero Cappuccio, conclude così il suo intervento «C’è un momento in cui Beatrice dice a suo figlio – ho fatto un sogno, io ero sepolta nel cimitero dei Cappuccini di Palermo e tuttavia nel sogno potevo vedere ciò che avveniva in superficie, in un giorno di pioggia tu sei arrivato e non hai messo dei fiori nel vaso poggiato nella pioggia ma dei fogli sui quali c’era scritto qualcosa, ti prego di non raccontare questo sogno a tua moglie, perché ci sono sogni che anche gli psicanalisti possono capire».

L’intervento di Maria Grazia Insinga (scrittrice e musicista) non poteva non sottolineare, i linguaggi iniziatici evidenti ai suoi occhi durante la lettura del testo, mettendo in luce i livelli di ascolto della principessa, ascolto uditivo e corporale, dove la voce esteriore ed interiore possedeva gli armonici del sortilegio.

Inevitabile l’intervento di Francesco Valenti profondo conoscitore degli avvenimenti familiari dei Piccolo e studioso dei testi e delle poesie di Lucio Piccolo. Dalle sue parole «di Gioacchino ho un epistolario di oltre 200 lettere, feci un lavoro in riferimento al Gattopardo ed alla principessa Beatrice. Ho alle mie spalle 40 anni di ricerca sul poeta Lucio Piccolo, colui che io definisco il più grande poeta lirico italiano, prima di Montale e Quasimodo. Facendo un’analisi di semiotica, di parametrica comparata, Lucio Piccolo era il più grande. Mio padre parlava spesso della principessa Beatrice che andava spesso all’Hotel Santa Romita, così seppì da mio padre che la principessa le raccontava di questo romanzo “L’Eclissi”. Fu una  scrittrice inedita, ed io sono stato il primo conoscitore di questo manoscritto. C’è solo un episodio che il figlio – Giuseppe Tomasi – riprese dagli scritti di sua madre e che  ha poi traslato nel Gattopardo, tutto il resto è opera del figlio. Sul film “Il Gattopardo” è necessario sollecitare una nuova riproduzione scenografica, in quanto tutti sanno che allora, i soldi non furono sufficienti, a raccontare interamente l’opera scritta».

La presentazione di un libro non deve essere mai fine a stessa, essa ci dà l’opportunità di conoscere storie, avvenimenti, episodi, personalità, che per quanto possano essere immaginari o reali, sono capaci di ricostruire qualcosa che volente o nolente appartiene a noi tutti. Beatrice, la principessa che attraversò gli ultimi episodi dei “Gattopardi” fu la prima donna ad indossare i pantaloni, fu la prima donna a non cavalcare all’amazzone, fu una donna che espresse con chiari atteggiamenti, quanto l’intelligenza sensibile sia superiore all’intelligenza razionale, riflessione tutt’oggi non compresa.

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