Naso (Me): Rosaria Lo Presti oggi compie 100 anni: 9 figli, 18 nipoti e 18 pronipoti. Famiglia e istituzione comunale festeggiano

«Io mi ricordo chi ddi picciridda me patri mi purtava ‘ncoddu, me frati era du 1920 e jo niscivi u 14 dicembri du 1922». Queste le prima parole rilasciate dalla figlia, moglie, madre, zia, nonna, e bis nonna Rosaria ….. . Si, perché una donna nata 100 anni fa, è una donna che può ben chiamarsi con tutti questi nomi, perché la vita gli ha concesso la possibilità di poter vivere sotto tutte queste vesti.

Cresta, è la contrada nel comune di Naso dove è nata, seconda di cinque figli di cui lei ricorda tutti i nomi e anno di nascita «Cono nato nel 1920, io nata nel 1922, Grazia nata nel 1925, Nino nato nel 1930, Salvatore nato nel 1932».

Da piccola rammenta andava dai vicini, dove c’era una signora «chi cci tigneva i mani pi cci ‘nsignari a ttaccagghia, a cosetta». Mille ed infiniti i suoi racconti che parlano del secolo che ha avuto più cambiamenti in tutta la storia.

Siciliana è Rosaria Lo Presti, dalla voce tenue, chiara e dolce. Nata in una casa umile tra quelle campagne che odoravano di origano, grano e uva. Una vita fatta di cose semplici, famiglie numerose, bambini che lavoravano come fossero adulti, utili nei mestieri per portare avanti la sopravvivenza di quello che era un ovile familiare. Mentre ascoltiamo le sue parole, annotiamo non solo una grande capacità di ricordare il passato, ma la lucidità di collegarlo al presente per riflettere e valutare. «Oggi nun vi manca nenti, tuttu facili aviti e vi lamintati, bisogna aviri pacenzia picchi la vita nun si sapi chi ni porta pi dumani». Tra il racconto di un episodio e un’altro, scandisce nella sua lingua madre proverbiali frasi. Così ricorda quando da bambina dovette saltare la terza elementare per accudire il nuovo fratellino da poco nato «jo ci duvia pinzari». Ed ancora ricorda quando tutte le donne insieme andavano a lavare i panni alla gèbbia con quel sapone antico fatto a mano con l’olio e la cenere e poi quei panni come odoravano di pulito. Poi si ferma e sembra a tratti che le scenda una lacrima «figghia chi taju a cuntari jo, cianciu ora pi tannu». Nei primi decenni del ‘900, spiega l’anziana e sveglia Rosaria, non c’era l’acqua in casa, si andava a prendere «ca pignata supra a testa e cu mammani, u lumi» oggi queste cose i giovani non le conoscono e non riescono a comprenderle. «Ni lavaumu tutti ‘nta nu vacili cu dda picca acqua chi c’era. Eppuru erumu tutti boni, ora su sempri malati».

Tra i ricordi di prima gioventù vi è nel cuore di Rosaria, il padre morto il 12 dicembre 1938, e la mattina dei suoi 16 anni vi fu il funerale.

Con la morte del capo famiglia tutto diventò ancora più difficile ed i figli dovettero ancor di più prodigarsi per andare a coltivare la terra. Insieme alla sorella partivano per raccogliere le olive senza avere nemmeno un uomo «pi cutulari».

La guerra proprio in quegli anni mieteva miseria in Europa, Italia ed anche in Sicilia, alla domanda sulla guerra i ricordi di Rosaria si accingono ai bombardamenti e alla fame «a notti, lassaumu i nosri casi e tutti a dommiri ‘nte rutti di Valintinu picchì i bumbi arrivaunu. Poi c’era a fami e aveumu na tessira chi ni dava na picca di frumentu pi fari u pani, ma picca era, così na pocu du nosru ciu daumu e frati chiù picciriddi». Il pane era troppo poco per sfamare quelle nutrite famiglie e Rosaria ricorda che univano quel poco grano da loro coltivato con quello della tessera «macinaumu frummentu o mulineddu e cinneumu a tonna cinneumu».

Sopravvissuto alla guerra dopo essere stato prigioniero, Antonino La Galia, tornò in Sicilia. «Mi sono sposata il 9 settembre del 1948, insieme a mio marito siamo andati a vivere a Fiumara di Naso e abbiamo avuto 9 figli, 8 femmine ed un maschio. Nel 1949 abbiamo avuto la prima figlia Nunzia, nel 1950 Calogera, nel 1952 Rosalia, nel 1954 Carmela, nel 1956 Antonia, nel 1958 Ignazio, nel 1959 Elvira, nel 1962 Emilia, nel 1967 Aida, l’ultima di 9 figli». Da sposata la vita di Rosaria fu ancora più sacrificata di quando era in casa come figlia «nun aveumu mancu u ruccheddu, ni visteumu chi robbi rupizzati». I vestiti dei figli li cuciva per intero Rosaria, in pochi hanno frequentato la scuola di campagna, per la maggior parte frequentarono la scuola del paese ed era tanta la strada da percorrere a piedi. Rosaria e Antonino facevano fare le scarpe e le cartelle dei figli al calzolaio, affinché non si bagnassero i piedi nel tragitto e i libri restassero immuni dall’acqua delle giornate di pioggia. Mentre ricorda la sua vita Rosaria, a tratti si ferma, sospira e dice «nun ta pozzu cuntari tutta sta vita eppi tanti trafichi e troppu pacenzia ci vosi pi iri avanti.» Ma Rosaria era una donna generosa tanto che la suocera l’amava molto e coglieva sempre occasione per difenderla ed aiutarla. La suocera ha vissuto in casa con Rosaria sino a 97 anni aiutando la nuora nella crescita dei nipoti e nel sostegno con i figli. La prima figlia ad essersi sposata fu la terzogenita all’età di 17 anni 5 mesi e 5 giorni, felice racconta che da poco ha fatto 50 anni di matrimonio e naturalmente Rosaria era presente. Oggi Rosaria ha 18 nipoti e 18 pronipoti, la prima pronipote ha 25 anni. Ha ragione Rosaria quando si ferma nelle sue pause e sospira, non è possibile raccontare una storia lunga 100 anni, una storia che sa di femmina nata dopo il primo dopoguerra e che si è affacciato ad una gioventù che ha abbracciato la seconda guerra mondiale. Il 10 marzo 2011 Antonino ha lasciato la moglie, insieme avevano vissuto tutto la loro vita nella loro casa di fiumara. Da allora Rosaria vive con la figlia Calogera che la accudisce e ascolta la sua vita, i suoi aneddoti e racconti. Tutt’oggi la mente di Rosaria è lucida, cuce centrini e coperte per amici, parenti, nipoti e pronipoti appena nati. «Oggi a me casa è chiusa ma io devo pagare le tasse, luce, acqua, spazzatura, pago tutti i diritti per non vedere chiusa pi sempri la casa che racconta una lunga vita». Certo che ad ascoltare e guardare Rosaria si prova un’emozione forte, la sua dolcezza unita alla lucida capacità di comprensione. Una donna con lunga vita, fatta di grandi sacrifici, e dolori, e di gioie che si alternavano con un bagliore di speranza, in quello che è il lungo tragitto di questa vita terrena. La durezza della vita non ha scalfito la sua espressione dolce, capace di rimandare ancora accenni di speranza e amore.  

Nella foto che segue la famiglia di Rosaria con marito generi, nuora e figli. A mancare la figlia La Galia Nunzia ed il genero Beniamino Sgrò. Le altre foto a seguire, illustrano immagini della festa odierna.

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