Palermo: corruzione e truffe, 24 arresti e sequestri per 36 milioni di euro

È stata denominata Gulasch – amici miei l’operazione condotta dalla guardia di finanza di Palermo che ha scoperto corruzioni e truffe ai danni dell’Unione Europea, dello Stato e della regione siciliana. Ventiquattro le misure cautelari personali e sequestri per oltre 36 milioni di euro. Quattro di loro sono finiti in carcere, 12 ai domiciliari e 8 all’obbligo di dimora nel comune di residenza con contestuale obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria.

Con lo stesso provvedimento il Gip ha disposto il sequestro preventivo di 14 imprese, tre con sede in Ungheria, Austria e Romania, per un valore di circa 24 milioni di euro, nonché il sequestro di disponibilità finanziarie, beni mobili e immobili per oltre 12,5 milioni di euro pari all’ammontare dei contributi pubblici indebitamente percepiti. Bloccata l’erogazione di contributi indebiti per ulteriori 3,5 milioni di euro.

Dalle attività svolte sono nati due filoni di indagine: il primo relativo alla percezione indebita di rilevanti finanziamenti pubblici e il secondo sull’operato di funzionari pubblici deputati al controllo dei requisiti e all’attribuzione dei punteggi per l’ammissione al contributo delle domande di finanziamento.

Nell’ambito del primo filone investigativo, sono state approfondite le domande di finanziamento a valere sulle misure 121 e 123 del PSR Sicilia per un valore di circa 10 milioni di euro percepiti tra il 2012 e il 2018 da due società riconducibili direttamente o indirettamente ai fratelli Giovanni Salvatore Di Liberto e Francesco Di Liberto di Belmonte Mezzagno, ovvero la Di Liberto srl, per un ammontare complessivo di quasi 6 milioni di euro, in relazione all’ammodernamento dell’azienda agricola e per la realizzazione di un mattatoio sito a Ciminna, nel palermitano e la LPB Soc. Coop per un ammontare complessivo di oltre 4 milioni di euro, con riguardo alla realizzazione di un complesso agro-industriale nel comune di Monreale.

Le indagini, svolte anche con l’ausilio di intercettazioni telefoniche e servizi di appostamento e pedinamento, nonché sfruttando i canali della cooperazione internazionale di polizia, hanno permesso di accertare l’esistenza di una spregiudicata consorteria criminale, ideata e promossa e diretta dai fratelli Di Liberto, finalizzata all’ottenimento, in modo illecito, di rilevanti finanziamenti pubblici connessi dalla regione e alla perpetrazione di reati di falso, con la connivenza di professionisti e di Filippo Cangialosi, funzionario istruttore presso l’IPA di Palermo.

I fratelli Di Liberto, anche attraverso fatture false, sono riusciti a incassare indebitamente non solo le erogazioni afferenti alle già citate domande di finanziamento ma, nel mese di dicembre 2019, anche la prima tranche di una terza domanda di finanziamento, presentata sempre a nome della Di Liberto srl a valere sulla misura 4.2 del PSR Sicilia 2014/2020 per un ammontare complessivo di circa 2,5 milioni di euro.

 Le indagini hanno ricostruito articolati artifici e raggiri consistiti nell’aver documentato costi superiori a quelli effettivamente sostenuti per la realizzazione dei programmi di investimento oggetto di pubblica contribuzione, attraverso false fatture da parte di società italiane ed estere; utilizzato documentazione mendace, sia di natura bancaria che amministrativo-contabile; falsificato certificati dell’Asp di Palermo.

Il secondo filone investigativo ha permesso di accertare l’esistenza di pratiche clientelari tese a favorire illegittimamente alcune domande di finanziamento rientranti nell’ambito dei PSR Sicilia 2007/2013 e 2014/2020, poste in essere da pubblici ufficiali in servizio presso l’Ipa di Palermo.

I finanzieri hanno accertato l’esistenza di molteplici cointeressenze tra i soggetti privati proponenti le domande di finanziamento e i dirigenti/funzionari dell’Ipa di Palermo, finalizzate all’illecito ottenimento di rilevanti finanziamenti pubblici concessi dalla regione attraverso l’alterazione o addirittura la sostituzione dei documenti posti a supporto delle richieste.

È stata accertata la corruzione del funzionario IPA di Palermo, Filippo Cangialosi, da parte di Giuseppe Tavarella, un altro funzionario dello stesso Ente e già legale rappresentante del consorzio agrario di Palermo Scarl in relazione alle domande di finanziamento e di pagamento presentate da quest’ultima società nell’ambito della Misura 124 del PSR Sicilia 2007/2013, per le quali Cangialosi ha falsamente attestato di aver svolto controlli, concludendo la procedura con esito positivo.

Il consorzio agrario non incorreva in sanzioni e nella restituzione di quanto percepito in modo indebito. Quale corrispettivo per la propria infedeltà, Cangialosi otteneva dal corruttore Tavarella una corsia preferenziale per alcune domande di finanziamento presentate da soggetti di suo interesse.

È stata accertata anche la corruzione di Antonino Comiso D’Amico, pubblico ufficiale, all’epoca a capo dell’IPA di Palermo, da parte di Giuseppe Guttadauro tramite Mocciaro Li Destri, in relazione a domande di aiuto a valere sulla misura 4.1 del PSr Sicilia 2014/2020 per un totale di oltre 3,5 milioni di euro. In particolare, D’Amico è intervenuto sui membri delle commissioni di controllo affinché condizionassero in senso favorevole le valutazioni sulle istanze presentate dal Guttadauro producendo false attestazioni, distruggendo documenti compromettenti per poi sostituirli con documenti regolari.

In cambio della sua opera criminosa, D’Amico otteneva la promessa da Guttadauro che il suo nominativo sarebbe stato preso in considerazione per il conferimento dell’incarico di capo di gabinetto dell’assessore all’agricoltura della regione siciliana. I membri della commissione Lilli Napoli e Maria Concetta Catalano rispondono dei delitti di tentata truffa per il conseguimento di pubbliche erogazioni e falso.

La perpetrazione di condotte di rivelazione di segreti d’ufficio, falso ideologico/materiale in atto pubblico, soppressione occultamento e distruzione di atto pubblico poste in essere a vario titolo da D’Amico, Cangialosi e Napoli, nonché da Gaetano Ales, funzionario dell’Ipa di Palermo, Vincenzo Geluso, all’epoca dei fatti sindaco di San Cipirello e attualmente componente dell’ufficio di gabinetto dell’assessore regionale all’Agricoltura e Salvatore Picardo, responsabile dell’area tecnica Suap del comune di San Cipirello, in relazione ad una domanda di finanziamento di 159 mila euro, presentata nell’ambito della misura 7.5 del PSR Sicilia 2014/2020 dal comune di San Cipirello e relativa ad un progetto per la riqualificazione dell’area a parcheggio e su corso Trento e la realizzazione di un centro di informazione turistica.

In particolare, gli indagati alteravano atti pubblici veri, allegati alla pratica di finanziamento già assunto in carico dell’IPA di Palermo, apponendovi delle date che non erano state indicate in sede di deposito, nonché formando nuovi documenti essenziali mancanti che venivano inseriti nella pratica come se fossero presenti al momento del deposito. L’opera non è stata realizzata perché non risultava inserita dal comune nel programma triennale delle opere pubbliche.

In particolare, in carcere sono finiti: Giovanni Salvatore Di Liberto, 41 anni, e Francesco Di Liberto, 44 anni, rispettivamente amministratore unico della Di Liberto srl e rappresentante legale della General TEC soc. coop; Filippo Cangialosi, 56 anni, già funzionario dell’ispettorato provinciale dell’agricoltura di Palermo e attualmente in servizio al dipartimento dell’agricoltura dell’assessorato regionale all’agricoltura e Paolo Giarrusso, amministratore unico della Meatech Gmbh.

Ai domiciliari sono andate dodici persone: Vincenzo Geluso, 48 anni, già sindaco del comune di San Cipirello e attualmente componente dell’ufficio di gabinetto dell’assessore regionale all’agricoltura; Antonino Cosimo D’Amico, 56 anni, già ispettore capo dell’IPA di Palermo e attualmente dirigente del dipartimento dell’agricoltura dell’assessorato regionale all’agricoltura; Ciro Maurizio Di Liberto, 47 anni, tecnico progettista della Di Liberto srl e fratello di Giovanni Salvatore e Francesco Di Liberto; Nunzia Salvina Pipitone, 37 anni, prestanome nonché moglie di Giovanni Salvatore Di Liberto; Roberto Percivale, 61 anni, intermediario all’estero dei fratelli Di Liberto; Marco Iuculano, 48 anni, rappresentante legale della LPB soc. coop; Giovanni Calì, 61 anni, attuale rappresentante legale della General TEC soc. coop; Riccardo Puccio, 42 anni e Francesco Sclafani, 71 anni, ingegneri di MarineO, Giuseppe Guttadauro, 51 anni, avvocato e imprenditore agricolo; Alessandro Mocciaro Li Destri, 47 anni, imprenditore agricolo; Giuseppe Taravella, 60 anni, già legale rappresentante del consorzio agrario di Palermo Scarl e poi in servizio all’ispettorato dell’agricoltura di Palermo.

Otto persone sono state sottoposte all’obbligo di dimora nel comune di residenza con contestuale obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria. Si tratta di Lillì Napoli, 60 anni; Maria Luisa Virga, 52 anni, dirigenti presso l’IPA di Palermo; Gaetano Ales, 53 anni, funzionario dell’Ipa di Palermo; Salvatore Picardo, 58anni, responsabile dell’area 4 tecnica Suap del comune di San Cipirello; Ciro Spinella, 65 anni, agronomo di Marineo; Girolamo Lo Cascio, 49 anni, già rappresentante legale della General TEC Soc. Coop; Alessandro Russo, 41 anni, tecnico progettista della Di Liberto srl; Maria Concetta Catalano,62 anni, dirigente dell’ufficio intercomunale dell’agricoltura Basse Madonie.

Sigilli alle imprese: Di Liberto srl con sede a Belmonte Mezzagno nel palermitano; LPB soc.coop con sede a Marsala, nel trapanese; Sud allevamenti società cooperativa agricola con sede a Belmonte Mezzagno nel palermitano; la Zoo Coop società cooperativa arl con sede a Mezzojuso nel palermitano; Margi società cooperativa arl con sede a Ciminna nel palermitano; OT market uni personale srl con sede a Bolognetta nel palermitano; la società agricola mediterranea allevamenti arl con sede a Belmonte Mezzagno nel palermitano; GR trasporto srl con sede a Belmonte Mezzagno nel palermitano; General Tec società cooperativa, sede di Belmonte Mezzagno; ditta individuale Agrigroup sede di Belmonte Mezzagno; la Meatech Gmbh con sede in Austria; Meatech company Kft con sede in Ungheria; S.C. Dil.Ro Livestock con sede in Romania.

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