Catania: mafia e rifiuti, i particolari dell’operazione Piramide

Sette persone in carcere, sette ai domiciliari e tre misure interdittive. Si è conclusa così l’operazione denominata PIrmide condotta dai carabinieri del comando provinciale di Catania e del nucleo operativo ecologico impegnati nell’indagine su mafia e rifiuti.

Gli indagati sono ritenuti responsabili, a vario titolo, di traffico illecito di rifiuti, estorsione e rapina, con l’aggravante del metodo mafioso, usura, corruzione per un atto contrario ai doveri d’ufficio, falsità ideologica commessa dal pubblico ufficiale in atti pubblici e traffico di influenze illecite.

Gli arrestati sono: Antonio Paratore, 69 anni, in carcere a Catania; Carmelo Paratore, 36 anni, rinchiuso nel carcere di Trento; Salvatore Grillo, 36 anni, rinchiuso nel carcere di Catania Bicocca; Gianfranco Cannova, 59 anni, rinchiuso nel Pagliarelli di Palermo; Salvatore Salafia, 57 anni, nel carcere di Catania piazza Lanza; Simone Giuseppe Piazza, 31 anni, rinchiuso nel carcere di Bicocca a Catania; Salvatore D’Amico, 46 anni, ai domiciliari; Agata Di Stefano, 35 anni, ai domiciliari; Antonino Di Vincenzo, 40 anni, ai domiciliari così come Maurizio Cottone, 42 anni; Giuseppe e Giovanni Amara, 49 e 43 anni, ai domiciliari e Mauro Verace, 60 anni, anche lui agli arresti domiciliari.

Disposto anche il sequestro preventivo di 6 imprese e dei rispettivi beni aziendali il cui valore complessivo è stimabile in almeno 50 milioni di euro. Le indagini, condotte dal 2012 al 2015, sono nate dall’azione sinergica di tre forze di polizia giudiziaria coordinate dalla procura e ha consentito di far emergere le condotte criminali poste in essere nel settore del traffico dei rifiuti dell’imprenditore Antonino Paratore e dal figlio Carmelo Paratore, soggetti legati a Cosa nostra catanese e legati direttamente al boss Maurizio Zuccaro per cui agivano come prestanome.

E’ stato scoperto un complesso sistema aziendale facente capo a padre e figlio Paratore che, avendo nella loro disponibilità una discarica per rifiuti pericolosi e non e un impianto per il loro trattamento, ricondizionamento e recupero, avvalendosi di soggetti di loro fiducia quali Agata Distefano, Salvatore D’Amico, Paolo Plescia, Maurizio Cottone e Antonio Di Vincenzo, con la connivenza di funzionari pubblici regionali deputati al rilascio delle autorizzazioni, gestivano in modo illecito tonnellate di rifiuti realizzando ingenti guadagni e inquinando gravemente l’ambiente circostante.

È emerso che i funzionari avevano nel tempo hanno omesso per anni di attivarsi, sebbene informati dagli organi di controllo della condotta della CISMA che all’interno della discarica operava in assoluto disprezzo dei provvedimenti autorizzativi e della normativa ambientale.

Significativo è stato l’apporto di un funzionario all’assessorato regionale alle infrastrutture e alla mobilità di Palermo che era diventato lo strumento di Carmelo e Nino Paratore per esercitare la necessaria pressione verso gli apparati della pubblica amministrazione.

Nell’ambito delle indagini sono emerse condotte usuraie poste in essere da Salvatore Grillo nei confronti del gestore della trattoria-pizzeria “Al tubo” di Acicastello. In particolare, Grillo si faceva promettere e dare dal gestore dell’esercizio, interessi usurai superiori al 10% mensili nonché assegni in garanzia di 30 mila euro, corrispettivo di una serie di prestiti in denaro. Grillo dovrà anche rispondere di estorsione nei confronti di Grasso per la restituzione del credito.

Una condotta estorsiva aggravata dal metodo mafioso viene contestata anche a Giuseppe Verderame e Simone Piazza. I due costringevano Giuseppe Grasso a versare loro 200 euro al mese per assicurare la protezione alla pizzeria “al tubo”, impedendo a Grillo di ripresentarsi per ulteriori richieste di restituzione dei prestiti usurai.

Nel corso dell’operazione, agenti del gico della guardia di finanza hanno curato l’esecuzione delle misure cautelari reali sottoponendo a sequestro preventivo le quote societarie riconducibili a Paratore Antonino e Carmelo del lido “Le piramidi”, delle società Cisma ambiente, Paradivi servizi sil, e Siram srl e delle quote riconducibili a Giuseppe e Giovanni Amara della società Gespi srl in rapporti d’affari con la famiglia Paratore.

L’accesso alle società in questione è stato effettuato con i carabinieri del comando provinciale di Catania e del nucleo operativo ecologico.

Maria Chiara Ferraù

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