Trapani: operazione Golem2, arrestate 19 persone Questa mattina gli agenti della polizia di Stato di Trapani hanno eseguito 19 fermi emessi dalla procura distrettuale antimafia di Palermo nel corso di un’operazione finalizzata allo smantellamento della rete di favoreggiatori del superboss latitante Matteo Messina Denaro, indicato come il nuovo capo di Cosa Nostra, denominata “Golem 2”.
Gli indagati, a vario titolo, dovranno rispondere dei reati di associazione mafiosa, estorsione, danneggiamenti e trasferimento fraudolento di società e valori. Secondo l’accusa le diciannove persone arrestate questa mattina farebbero parte della struttura trapanese di Cosa nostra. Alcuni di loro sarebbero legati anche da vincoli di parentela al boss latitante Matteo Messina Denaro, attorno a cui gli investigatori hanno fatto “terra bruciata”.
Gli agenti impegnati nell’operazione, oltre 200 unità, hanno operato questa mattina nella zona di Castelvetrano, il paese natìo di Denaro. Inoltre, gli investigatori della polizia hanno anche eseguito 40 perquisizioni nelle province di Trapani, Palermo, Caltanissetta, Torino, Lucca, Siena, Milano, Como e Imperia.
Gli arresti di questa mattina sono il seguito dell’operazione Golem condotta lo scorso giugno da uno speciale team investigativo con l’intenzione di disarticolare la rete di complicità che avrebbe favorito la latitanza del super latitante boss Matteo Massina Denaro.
Tra gli arrestati di oggi figurano infatti anche alcuni fedelissimi del padrino trapanese che avrebbero svolto il ruolo di postini per recapitare la corrispondenza a Denaro con ordini e disposizioni nell’ambito di cosa nostra. Alcuni di questi pizzini trasportati dai postini del boss sono stati intercettati dalla polizia che ha così scoperto che in passato Denaro aveva tenuto una fitta corrispondenza “pizzinale” con Provenzano e i boss Lo Piccolo. In cella oggi sono finiti anche alcuni tra i reggenti delle famiglie mafiose di Castelvetrano, Campobello di Mazara, Partanna e Marsela che avrebbero svolto un ruolo importante di raccordo tra il super latitante e i suoi affiliati nonché con i vertici delle cosche palermitane.
In cella anche il fratello di Matteo Messina Denaro, Salvatore. Gli altri destinatari sono: Maurizio Arimondi, Raffaele Arimondi, Calogero Cangemi, Lorenzo Catalanotto, Tonino Catania, Andrea Craparotta, Giovanni Filardo, Matteo Filardo, Leonardo Ippolito, Marco Manzo, Antonino Marotta, Matteo Messina Denaro (che resta latitante), Salvatore Messina Denaro, Nicolò Nicolosi, Vincenzo Panicola, Giovanni Risalvato, Filippo Sammartano, Salvatore Sciacca e Giovanni Stallone. Alcuni degli indagati sono detenuti e il fermo è stato notificato loro in carcere.
Per il dirigente della mobile di Trapani, Giuseppe Linares che ha condotto l’operazione insieme allo Sco di Roma, l’operazione è stata un grave colpo per il capomafia e “si tratta del miglior approfondimento investigativo sulla rete di protezione del boss Messina Denaro che può ancora disporre di numerosi contatti e appoggi”.
Secondo Teresa Principato, presente alla conferenza stampa che si è svolta questa mattina alle undici alla questura di Trapani, l’operazione “priva Matteo Messina Denaro dei suoi uomini di fiducia, che hanno dato sostegno al latitante mettendo a ferro e fuoco il territorio del trapanese. Questa seconda fase dell’indagine nasce da un’attenta analisi dei pizzini”.
Quasi tutti gli arrestati appartengono alla cerchia familiare del super latitante Matteo Messina Denaro e quindi l’operazione assume una valenza particolarmente significativa.
Principato ha auspicato, rivolgendosi ai giornalisti, un nuovo incontro in breve tempo: "il prossimo appuntamento sarà per parlare di Matteo Messina Denaro". Parlando dei pizzini, il capo della Mobile di Trapani, Giuseppe Linares, ha rimarcato che i destinatari dei messaggi, a differenza di quanto accadeva con i boss Lo Piccolo, non li strappavano, ma li bruciavano per far perdere ogni traccia. Il particolare è stato accertato attraverso la registrazione di alcuni video girati in un’autofficina dove avveniva lo scambio di informazioni. Anche per Linares quella di stamattina è la più importante ed incisiva azione di contrasto portata avanti contro Denaro.
Secondo Roberto Maroni si “sta stringendo il cerchio attorno al latitante numero uno. L’operazione dello Sco della polizia a Trapani è un passo decisivo. Sono ottimista che al più presto sapremo catturare anche lui”.
Congratulazioni agli agenti sono giunte anche da Schifani, presidente del senato. “Questo risultato – ha detto – costituisce un’ulteriore conferma della capacità, professionalità e competenza di quanti, forze dell’ordine e magistratura, continuano senza sosta a contrastare la criminalità organizzata nella difficile terra di Sicilia, che ha voglia di riscatto”:
“Quello inferto oggi alla mafia siciliana è un colpo durissimo, non tanto e non solo per i numerosi arresti e perquisizioni in diverse città italiane; ma, soprattutto, perché è stata smantellata buona parte della rete di complici e favoreggiatori messa in piedi dal boss Matteo Messina Denaro per favorire la propria latitanza e, al contempo, per comunicare ordini e disposizioni agli affiliati all'organizzazione criminale”. Lo afferma, in una nota, il ministro della Giustizia Angelino Alfano, commentando la notizia dell'operazione Golem 2. “Ai magistrati della procura distrettuale antimafia palermitana, agli uomini del Servizio Centrale Operativo della Polizia di Stato e delle Squadre Mobili di Trapani e Palermo - aggiunge il guardasigilli - esprimo la mia gratitudine per questo straordinario successo, frutto di un impegno investigativo incessante, importante tappa per assicurare al più presto alla giustizia il boss Matteo Messina Denaro, attuale capo di cosa nostra”.
"E' una nuova vittoria dello Stato. Un ulteriore passo verso lo smantellamento della cosca di Trapani, una delle più pericolose organizzazioni che operano nel nostro territorio". Lo ha detto il presidente della Regione siciliana, Raffaele Lombardo, congratulandosi con gli uomini della Polizia di Stato e della magistratura impegnati nell'operazione che ha disarticolato la rete di favoreggiatori del latitante Matteo Messina Denaro. "Gli arresti di oggi - ha aggiunto Lombardo - confermano l'efficacia dell'azione congiunta di magistratura e forze dell'ordine contro la criminalità organizzata. Un'opera incessante che ha segnato un altro risultato significativo nella battaglia per l'affermazione della legalità".
“Questa è la strada giusta per colpire Matteo Messina Denaro e il suo sistema di potere”. È il commento del senatore del Pd Giuseppe
Lumia, componente della Commissione parlamentare antimafia,
all’operazione “Golem 2”.
“È chiaro ormai - aggiunge Lumia - che la nuova Cosa nostra fa perno intorno al boss di Castelvetrano. Qui abbiamo una presenza storica dei corleonesi, con parenti di Provenzano e Riina e con una presenza inquietante del mondo dei servizi, Vaccarino, anche lui originario di Corleone. Matteo Messina Denaro - spiega - ha saputo andare oltre la decapitazione dei boss storici di Cosa nostra e costruire il post Provenzano con uomini in grado di sostituire nelle varie province le vecchie leadership
dell’organizzazione, a partire da Agrigento e Palermo. Denaro è in grado di proiettare il suo impero economico direttamente nell’economia con propri uomini di fiducia, creando vere e proprie imprese di mafia, come è stato per i Grigoli, titolari della catena Despar della Sicilia occidentale. In politica Matteo Messina Denaro non ha trovato contrasti seri e decisi, anzi anche qui si è giovato di collusioni, ambiguità e quando ha incontrato le
resistenze di un consigliere comunale onesto e coraggioso come Pasquale Calamia ha reagito con intimidazioni pesantissime. Adesso – conclude Lumia- con questa operazione della Dda e della polizia il cerchio si stringe. La politica deve avere il coraggio di fare la sua parte, isolando e colpendolo il sistema di relazioni e collusioni politico-mafiose e facendo scelte forti e decise: inasprimento del 41 bis, riapertura delle carceri di massima sicurezza di Pianosa e Asinara, introduzione della denuncia
obbligatoria per gli operatori economici che subiscono estorsioni, tracciabilità del denaro per combattere il riciclaggio, aumento delle pene per i reati di mafia”.
Il vicepresidente dell’Italia dei Diritti ha dichiarato che quello di oggi è stato un “duro colpo per l'associazione mafiosa ma la guardia deve rimanere alta.Grazie all'impegno costante delle Forze dell'Ordine si sta stringendo il cerchio attorno al latitante numero uno di Cosa Nostra". Queste le parole di Roberto Soldà, vicepresidente dell'Italia dei Diritti, in merito alle indagini svolte dalla polizia di Trapani che hanno portato all'arresto di 19 persone che avrebbero svolto il ruolo di "postini" del superboss latitante Matteo Messina Denaro.
"Questo risultato fondamentale nella lotta alla criminalità organizzata - continua Soldà - costituisce un'ulteriore conferma della capacità, professionalità e competenza della polizia e degli inquirenti che, seppur in un periodo difficile, continuano senza sosta a contrastare le associazioni mafiose che indisturbate continuano a controllare e a gestire determinate zone e alcune risorse economiche della Sicilia; pertanto non possiamo permetterci di abbassare la guardia - termina l'esponente del movimento guidato da Antonello De Pierro - rimanendo prioritario un adeguato ampliamento dell'organico delle Forze dell'Ordine per il rispetto degli impegni necessari al mantenimento della legalità".
Maria Chiara Ferraù
15 / 03 / 2010
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