Trapani: arrestato imprenditore, finanziava la mafia
Salvatore Di Girolamo, 49 anni, un imprenditore di Trapani, è finito in manette. L’accusa è associazione mafiosa, corruzione aggravata e turbativa di asta pubblica. Il provvedimento cautelare è stato firmato dal giudice per le istanze preliminari del tribunale di Palermo su richiesta del procuratore aggiunto Roberto Spinato e del sostituto della direzione distrettuale antimafia, Roberto Piscitello. I fatti si riferiscono, in particolare, ad una gara di appalto che è stata aggiudicata a settembre del 2001 e che riguardava i lavori di costruzione del nuovo cimitero urbano di Marsala, per un importo complessivo di cinque miliardi di lire.
L’indagine degli agenti della squadra mobile di Trapani ha portato alla luce la connessione fra Cosa nostra e l’imprenditoria a Trapani. Girolamo, infatti, secondo le indagini, finanziava i boss della mafia. L’uomo si era accreditato come imprenditore del tutto affidabile per le famiglie mafiose della provincia di Trapani, rette dal boss latitante Matteo Messina Denaro. L’imprenditore garantiva alle cosche, in cambio dell’appoggio di Cosa nostra, un pagamento del 10% del valore dei lavori aggiudicati dalle gare di appalto. Così corrompeva funzionari pubblici. Le somme che Di Girolamo pagava alla mafia erano somme ben più alte di quelle imposte a titolo estorsivo agli altri imprenditori (2%, 3%), ottenendo l’illecita aggiudicazione di lavori pubblici, controllando occultamente i sub appalti. In questo modo l’imprenditore non solo alterava la libera concorrenza, ma anche l’intero sistema di regole a salvaguardia dei controlli nei cantieri e, conseguentemente, dei lavoratori.
A confermare le accuse mosse all’imprenditore anche alcune intercettazioni che sono state riscontrate dagli investigatori con le dichiarazioni rese da Mariano Concetto e da Vincenzo Laudicina, consigliere comunale ed esponente politico di Marsala.
26 / 06 / 2008
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