Tindari (Me): Allevi cattura il pubblico del teatro greco Niente camicia con i polsini, niente vestito scuro, niente papillon. Non sarebbe il suo stile. Lui, Giovanni Allevi, si è presentato sul palcoscenico del teatro greco di Tindari nel messinese, in occasione della sua unica tappa siciliana, in jeans, maglietta blu a maniche corta e ai piedi le sue All Stars. Immancabile anche la sua folta e riccia chioma che ormai lo contraddistingue. Una vera e propria ovazione ha salutato il suo arrivo di corsa sul palcoscenico del Tindari. Il teatro gremito ha ascoltato per un'ora e mezza le melodie composte da Allevi e da lui stesso interpretate. Lui, il fenomeno indiscusso del panorama musicale contemporaneo, ha il merito di aver fatto avvicinare alla musica classica i giovani di tutta Italia che rimangono come incantati ad ascoltare le musiche composte da Allevi, alcune delle quali diventate anche colonne sonore di pubblicità. Allevi arriva sul palco senza fronzoli, senza vestiti ingombranti, senza sentirsi un grande artista, con una semplicità bellissima che cattura ancora di più il pubblico e soprattutto arriva con tutta la sua bravura, il suo genio, la sua musica che “ha in testa”. Prima di eseguire ogni composizione, sua o di altri grandi musicisti della storia della musica, Allevi ha spiegato al pubblico, come usa fare sempre, il perchè della scelta di determinati brani (per quanto riguarda i compositori del passato) e cosa c'è dietro i brani da lui stesso composti. Il concerto al teatro del Tindari inizia con musiche di Bach e poi con “Tresor” di Richard Wagner nella trasposizione per pianoforte di Franz Liszt. Nel brano, spiega Allevi, si parla di amore passionale che divora tutto. Poi si pagssa a Chopin con il romanticismo che tende all'infinito in uno dei suoi meravigliosi notturni (in re b maggiore) per concludere con il romanticismo alleviano di “Go with the flow”, un brano dalla musicalità magica. Poi spazio alle sue composizioni: “Ciprea”, “Ti scrivo”, “Monolocale 7 e 30” scritto e pensato nel suo monolocale di Milano dove a 28 anni si trasferisce per inseguire il suo sogno, come spiega lui dal palco. Allevi cita anche i filosofi come Heidegger per parlare dell'umanità e suona “down town”e poi “L'orologio degli Dei” che per lui segna il passaggio dall'eternità all'esistenza sancita dal primo battito cardiaco di qualsiasi forma vivente (animale o vegetale che sia). E in questa musica è come se si vedessero i fiori sbocciare, gli alberi germogliare, gli animali muovere i primi passi, i bambini imparare a respirare dopo essere stati cullati nel grembo materno. Continua la carrellata dei suoi brani: “Come sei veramente”, “Jazz matic”,”Piano Karate”, quello che lui definisce il suo combattimento quotidiano con il pianoforte e “Japan” il suo primo brano scritto all'età di diciassette anni. Era un brano obbligato, ha spiegato Allevi con quella sua voce flebile e decisa nello stesso tempo che tradisce ,a volte, un pizzico di ansia (lui stesso al termine dello spettacolo ha ammesso di essere un po' ansioso) perchè ogni concerto per lui è come una seduta psicoanalitica e quindi è necessario passare anche dall'età dell'adolescenza.
Al termine del concerto il pubblico non voleva lasciarlo andare via. E lui è stato generoso e ha regalato ben tre bis: Aria (brano che, dice, ha scritto per respirare visto il suo carattere ansioso), Meditazione per sola mano destra” (brano scritto per una sua collega pianista che gli aveva raccontato la disperazione per aver perso l'uso della mano sinistra) e alla terza uscita sul palcoscenico “Prendimi”. Nemmeno a dirlo il pubblico è rimasto entusiasta dell'esibizione del talentuoso pianista e compositore italiano. Forse qualcuno fra il pubblico (soprattutto i molti giovani che avevano portato con sé gli spartiti o il cd di Allevi) è rimasto solo un po' deluso perchè l'artista al termine del concerto non ha concesso autografi ma è subito scappato con la macchina. Secondo alcune indiscrezioni, in questo periodo Allevi non sta molto bene fisicamente e non poteva stancarsi a firmare gil autografi. E sicuramente a Tindari sarebbero stati tanti.
Maria Chiara Ferraù
08 / 08 / 2010
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