Terrasini (Pa): l’aula consiliare di Cinisi intitolata a Peppino Impastato
Peppino Impastato, il giovane militante di Dp ucciso da Cosa nostra l’otto maggio del 1978 è stato un pilastro della lotta alla mafia. A lui è stato dedicato un film e l’omonima canzone “I cento passi”. Peppino Impastato è stato un simbolo della lotta alla criminalità organizzata. Ma soprattutto è stato un simbolo di rinascita e di rivalsa del bene sul male. Il giovane Impastato, infatti, era figlio di un mafioso ma alla mafia e a suo padre si era ribellato pagando con il bene più grande: la vita.
Adesso, a distanza di trent’anno il casolare dove il giovane venne ucciso e l’aula consiliare del comune di Cinisi, porteranno il suo nome.
Queste sono state le principali novità emerse ieri nel corso della “Giornata della legalità”, una manifestazione che si è svolta al museo regionale di Palazzo D’Aumale a cui hanno preso parte i sindaci di Terrasini e Cinisi, Girolamo Consiglio e Salvatore Palazzolo. Alla manifestazione ha preso parte anche il procuratore di Torino, Giancarlo Caselli.
A proporre l’acquisizione del casolare era stato nei giorni scorsi il fratello di Impastato, Giovanni, che aveva denunciato lo stato di abbandono di quel luogo-simbolo, usato solo per ricovero di animali. La proposta è stata accolta e il casolare sarà recuperato ed intitolato a Peppino Impastato. L’aula consiliare di Cinisi, invece, dopo lunghi iter burocratici, dovrebbe portare a breve il nome di Peppino, che risultò essere stato eletto subito dopo la sua uccisione.
A decretare la condanna a morte di Impastato, la sera dell’otto maggio di trent’anni fa, fu l’analisi graffiante ed impietosa che il militante di Democrazia Proletaria fece dai microfoni di Radio Aut, contro i vertici di Cosa Nostra.
Ieri, dunque, è stato inevitabile il ruolo dell’informazione. Giovanni Impastato, il fratello di Peppino, ha puntato l’attenzione sul rischio di isolamento che corrono i giornalisti odierni impegnati concretamente nella lotta a Cosa nostra. Dovrebbero essere protetti – ha detto Giovanni Impastato – dagli editori, dai loro colleghi giornalisti e dai lettori.
E intanto, ieri mattina, è salpata da Trieste la barca antimafia in ricordo delle vittime delle stragi di Capaci, di via D’Amelio e di tutti gli attentati mafiosi. L’arrivo a Palermo dell’imbarcazione è previsto per il 23 maggio prossimo. La nave è salpata dal porto di Trieste, dopo essere stata benedetta dal vescovo Eugenio Ravignani. A bordo quattro poliziotti del Sap di Gorizia.
Nei prossimi giorni un’altra imbarcazione partirà da Genova verso la Sicilia. Si unirà alla barca salpata ieri da Trieste a formare un abbraccio virtuale del Paese a tutti i caduti nella lotta alla criminalità organizzata. La prima tappa dell’imbarcazione triestina è stata il porto di Monfalcone (Gorizia) dove sono state accolte delle fiaccole a ricordo dei caduti della strage di Peteano (Gorizia) e della strage del 23 dicembre del 1998 di Udine.
04 / 05 / 2008
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