Terme Vigliatore. Condanna confermata
Ricorso inammissibile, condanna confermata. Così ha deciso la quarta sezione della Cassazione riguardo al processo per il crollo del ponte Cicero di Terme Vigliatore. L’antica struttura che collega Barcellona con Terme Vigliatore sulla SS 113 crollò l’1 marzo 1993; in quell’occasione morirono Francesca Munafò, Fortunata Drago Ferrante, Andrea Pantè e Francesco Genovese e riportò lesioni gravissime Antonino Mazzù. La pubblica accusa individuò due imputazioni: disastro colposo e omicidio colposo. Alla sbarra finirono Nicola De Riso Di Carpinone, dirigente dell’Anas e Patrizia Torre, amministratore della ditta Fratelli Torre di Terme Vigliatore, ma la posizione di quest’ultima fu stralciata nel corso del processo di primo grado. De Riso Di Carpinone fu condannato dal tribunale di Barcellona alla pena di un anno e otto mesi. Per quel che concerne la posizione della Torre, l’accusa ritenne che l’attività di estrazione del materiale inerte dal torrente Mazzarrà avrebbe provocato un’alterazione idrogeologica, l’indebolimento dei piloni e di seguito il crollo del ponte. La Torre, nel novembre 2001, fu condannata ad un anno e 6 mesi di reclusione. Il tribunale liquidò alle famiglie delle vittime del crollo una provvisionale di circa 300 milioni di lire. La corte d’appello di Messina, nell’aprile 2005, confermò il verdetto di primo grado. Ieri, la Cassazione ha chiuso il caso, giudicando inammissibile il ricorso presentato dal legale della Torre, l’avv. Francesco Marchese Scattareggia, con conseguente condanna delle spese. Da questo momento inizierà il procedimento civile per il risarcimento danni alle parti civili, costituite con gli avvocati, Franco Bertolone e Carmelo Merlo.
19 / 12 / 2007
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