Adolfo Parmaliana, professore universitario e militante politico, lo scorso due ottobre si è suicidato. Un gesto lucido e preparato da tempo. L’uomo è salito sulla sua bmw 320 e, sul viadotto dell’autostrada nel territorio di Patti, ha fermato la macchina sulla corsia di emergenza e si è gettato nel vuoto, precipitando per 35 metri. Un suicidio che ha destato e ha fatto clamore, non solo in Sicilia. Soprattutto per le ragioni che hanno spinto l’affermato professionista a decidere di togliersi la vita. Parmaliana era uno stimato docente di chimica industriale, ma anche un feroce accusatore dell’intreccio affaristico-mafioso di Terme Vigliatore, paesino di sette mila abitanti, senza caserma dei carabinieri, il cui consiglio comunale era stato tempo fa sciolto per mafia. Soprattutto grazie alle denunce dello stesso Parmaliana. Però il coraggio di quest’uomo dai solidi principi morali, ha riscosso l’indifferenza e il disprezzo di quanti vivono immersi nella disonestà. Anche in un fronte insospettabile: quello della magistratura dove le indagini si sono via via arenate e si è arrivati al paradosso: una denuncia per diffamazione nei confronti dello stesso Parmaliana.
E così il professore si è sentito braccato da quella giustizia in cui lui ha sempre creduto. Non ce l’ha fatta e ha deciso di mettere fine alla propria vita perché si è sentito di fronte ad un potere troppo forte. Dietro di sé Parmaliana ha lasciato due tracce importantissime: un dossier attualmente al vaglio della procura di Reggio Calabria (competente sui magistrati messinesi) e una lettera di commiato di quattro pagine, lasciata sul tavolo del suo studio. Un documento di grande drammaticità e forza, rivolto all’opinione pubblica, ai propri familiari, agli amici più cari. Parole scritte a penna sotto un titolo: “La mia ultima lettera”, pubblicata dall’Espresso in esclusiva.
Di seguito la traduzione della lettera per intero redatta da Parmaliana.
“La mia ultima lettera”
La Magistratura barcellonese/messinese vorrebbe mettermi alla gogna vorrebbe umiliarmi, delegittimarmi, mi sta dando la caccia perché ho osato fare il mio dovere di cittadino denunciando il malaffare, la mafia, le connivenze, le coperture e le complicità di rappresentanti dello Stato corrotti e deviati. Non posso consentire a questi soggetti di offendere la mia dignità di uomo, di padre, di marito di servitore dello Stato e docente universitario.
Non posso consentire a questi soggetti di farsi gioco di me e di sporcare la mia immagine, non posso consentire che il mio nome appaia sul giornale alla stessa stregua di quello di un delinquente. Hanno deciso di schiacciarmi, di annientarmi.
Non glielo consentirò, rivendico con forza la mia storia, il mio coraggio e la mia indipendenza. Sono un uomo libero che in maniera determinata si sottare al massacro ed agli agguati che il sistema sopraindicato vorrebbe tendergli.
Chiedete all'Avv.to Mariella Cicero le ragioni del mio gesto, il dramma che ho vissuto nelle ultime settimane, chiedetelo al senatore Beppe Lumia chiedetelo al Maggiore Cristaldi, chiedetelo all'Avv.to Fabio Repici, chiedetelo a mio fratello Biagio. Loro hanno tutti gli elementi e tutti i documenti necessari per farvi conoscere questa storia: la genesi, le cause, gli accadimenti e le ritorsioni che sto subendo.
Mi hanno tolto la serenità, la pace, la tranquillità, la forza fisica e mentale. Mi hanno tolto la gioia di vivere. Non riesco a pensare ad altro. Chiedo perdono a tutti per un gesto che non avrei pensato mai di dover compiere.
Ai miei amati figli Gilda e Basilio, Gilduzza e Basy, luce ed orgoglio della mia vita, raccomando di essere uniti, forti, di non lasciarsi travolgere dai fatti negativi di non sconfortarsi, di studiare, di qualificarsi, di non arrendersi mai, di non essere troppo idealisti, di perdonarmi e di capire il mio stato d'animo: Vi guiderò con il pensiero, con tanto amore, pregherò per voi, gioirò e soffrirò con voi.
Alla mia amatissima compagna di vita, alla mia Cettina, donna forte, coraggiosa, dolce, bella e comprensiva: ti chiedo di fare uno sforzo in più, di non piangere, di essere ancora più forte e di guidare i ns figli ancora con più amore, di essere più buona e più tenace di quanto non lo sia stato io.
Ai miei fratelli, Biagio ed Emilio, chiedo di volersi sempre bene, di non dimenticarsi di me: vi ho voluto sempre bene, vi chiedo di assistere con cura e amore i ns genitori che ne hanno tanto bisogno. Alla mia bella mamma ed al mio straordinario papà: vi voglio tanto bene, vi mando un abbraccio forte, vi porto sempre nel mio cuore, siete una forza della natura, mi avete dato tanto di più di quanto meritavo. A tutti i miei parenti, ai miei cognati, ai miei zii, ai miei cugini, ai miei nipoti, a mia suocera: vi chiedo di stare vicini a Gilda, a Basilio ed a Cettina. Vi chiedo di sorreggerli.
Ai miei amici sarò sempre grato per la loro vicinanza, per il loro affetto, per aver trascorso tante ore felici e spensierate. Alla mia università, ai miei studenti, ai miei collaboratori ed alle mie collaboratrici sarò sempre grato per la cura e la pazienza manifestatemi ogni giorno. Grazie. Quella era 1° mia vita. Ho trascorso 30 anni bellissimi dentro l'università, innamorato ed entusiasta della mia attività di docente universitario e di ricercatore.
I progetti di ricerca, la ricerca del nuovo, erano la mia vita. Quanti giovani studenti ho condotto alla laurea. Quanti bei ricordi.
Ora un clan mi ha voluto togliere le cose più belle: la felicità, la gioia di vivere, la mia famiglia, la voglia di fare, la forza per guardare avanti.
Mi sento un uomo finito, distrutto. Vi prego di ricordarmi con un sorriso, con una preghiera, con un gesto di affetto, con un fiore. Se a qualcuno ho fatto del male chiedo umilmente di volermi perdonare.
Ho avuto tanto dalla vita. Poi, a 50 anni, ho perso la serenità per scelta di una magistratura che ha deciso di gambizzarmi moralmente. Questo sistema l'ho combattuto in tutte le sedi istituzionali. Ora sono esausto, non ho più energie per farlo e me ne vado in silenzio. Alcuni dovranno avere qualche rimorso, evidentemente il rimorso di aver ingannato un uomo che ha creduto ciecamente, sbagliando, nelle istituzioni.
Un abbraccio forte, forte da un uomo che fino ad alcuni mesi addietro sorrideva alla vita.
portale di Maria Chiara Ferraù (EDSIC)
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