Siracusa: Stasera in scena l'Agamennone di Eschilo
Prende il via questa sera alle 18:30 il XLIV ciclo di rappresentazioni classiche al teatro greco di Siracusa. In programma quest'anno l'Orestiade, la trilogia di Eschilo, il primo grande tragediografo del mondo greco, nato ad Eleusi da una nota famiglia di proprietari terrieri, morì poi a Gela, nel cuore della Sicilia. L'orestea di Eschilo fu messa in scena alle Dionisie nel 458 avanti Cristo e ottenne la vittoria dell'agone drammatico.
A Siracusa quest'anno viene riproposta la trilogia intera, messa in scena al teatro greco siracusano solo altre due volte: nel 1948 (traduzione di Manara Valgimigli, musiche di Gian Francesco Malipieri, scena e costumi di Duilio Cambelotti e Coreografie di Rosalia Chladek) e nel 1960 (traduzione di Pier Paolo Pasolini, regia di Vittorio Gassman e Luciano Lucignani, musiche di Angelo Musco, scena e costumi di Theo Otto, coreografie di mathilda Beauvoir). Quest'anno l'Orestiade, diretta dal palermitano Pietro Carriglio (che è anche lo scenografo e il costumista) è nuovamente quella tradotta da Pasolini. Nei panni di Oreste, però, al posto di Gassman c'è Luca Lazzareschi. Nei panni di Clitennestra ed Elettra Galatea Ranzi.
Magistrale l'interpretazione degli attori che hanno fatto rivivere l'antica tragedia, dal valore sempre attuale, sul palco del più grande anfiteatro greco. Ieri sera nell'anteprima a cui hanno partecipato migliaia di persone fra autorità, stampa e invitati, sono state messe in scena tutte e tre le tragedie della trilogia che, a partire da questa sera, saranno spezzate. Questa sera si partirà con l'Agamennone e domani invece saranno rappresentate insieme Coefore ed Eumenidi.
Una grande Galatea Ranzi ha recitato nel ruolo di Clitennestra prima e di Elettra poi in Agamennone e nelle Coefore. Bravo anche Luca Lazzareschi nel ruolo di Oreste in Coefore ed Eumenidi. Magistrale l'interpretazione di Elisabetta Pozzi nel ruolo di Atena che, nell'ultima tragedia che chiude la trilogia, pone le basi di una giustizia moderna basata sul rispetto di leggi prestabilite. "L'amore viene ricambiato dall'amore". E' questo il senso delle parole della Dea che viene poi benedetta dai componenti dell'Aeropago (il tribunale ateniese del tempo di Eschilo). I cittadini, però, non sono gli abitanti della stessa polis , ma gli abitanti del mondo intero. In tutte le lingue ringraziano Atena dopo le sue ultime invocazioni in greco antico (le ultime frasi della tragedia recitate in metrica). Particolare la scenografia con una altissima scala da cui scendevano alcuni attori e una torre altrettanto alta da cui scendono Apollo interpretato da Maurizio Donadoni(nelle Coefore) e la sentinella di guardia a palazzo.
Una particolare rivisitazione della trilogia di Eschilo, quella di Carriglio. Per queste tre tragedie il regista palermitano ha voluto sul palco anche dei musicisti (il Palermo Art Ensemble sestetto) che hanno accompagnato il coro e la narrazione dal vivo. Una trovata insolita per le rappresentazioni classiche di Siracusa. Un altro colpo di scena, già preannunciato, verso la fine della trilogia: dal pubblico il procuratore antimafia Pietro Grasso ha letto un brano che invitava alla legalità.
Proprio la legalità, infatti, è il tema della trilogia di Eschilo. Una legalità che culmina nella comprensione che nella vita non ci si può "vendicare" impunemente come succede spesso nelle faide mafiose, ma che chi è colpevole di qualche crimine deve essere giudicato da un regolare tribunale in un regolare processo.
Nell'Orestea confluiscono tutti i temi etico, religiosi, sociali e politici dell'intero teatro eschileo. Il motivo dominante è l'inserimento della storia del "ghenos" degli Atridi, caratterizzato da una serie di delitti tra consanguinei, in una prospettiva più ampia in cui le sventure non derivano dal demone familiare, ma da precise responsabilità umane. E' a causa dei loro errori che prima Agamennone e poi Clitemestra muoiono. Oreste, invece, riuscirà a sottrarsi alla catena di vendette grazie all'Aeropago e al dibattito processuale le cui decisioni si impongono sulle vicende private trasformando persino le Erinni, i demoni preposti al compimento delle vendette all'interno della famiglia, in Eumenidi, divinità benevole protettrici del focolare domestico. Il finale precisa l'orientamento dell'intera trilogia con un preciso invito rivolto agli ateniesi di essere sempre saggi.
TRAME
Vediamo adesso in dettaglio quali sono le trame delle singole tragedie eschilee.
Agamennone: Durante l'assenza di Agamennone, re di Argo, a causa della guerra di Troia, la moglie Clitemestra si è unita in matrimonio con il cugino del marito, Egisto. Il re ritorna vincitore dalla guerra e porta con sè la sacerdotessa Cassandra (figlia di Priamo, possiede l'arte della divinazione ma è condannata da Apollo a non essere mai creduta). Ad attenderlo una moglie che ha già preparato per lui un'atroce vendetta. Appena entrerà in casa Agamennone verrà ucciso barbaramente dalle stesse mani di Clitemestra e con lui perirà anche la schiava Cassandra. Agamennone era ritenuto colpevole (da Clitemestra) dell'uccisione della figlia Ifigenia. Lui l'aveva sacrificata all'altare della dea Artemide per vincere la guerra. Egisto, alla morte di Agamennone, si autoproclama re di Argo e Clitemestra spera che con l'omicidio del marito finalmente cessino i delitti fra consanguinei che si sono perpetrati nella sua stirpe.
Coefore: Oreste, esiliato dalla madre e da Egisto poco dopo che il padre Agamennone era partito, ritorna ad Argo, deciso a vendicare il padre. Vicino alla sua tomba assiste alle libagioni in onore del padre a cui prende parte la sorella Elettra. Toccante il riconoscimento fra i due e la successiva decisione di compiere la vendetta contro la loro genitrice. Tutto è pronto e la vendetta viene consumata. Clitemestra ed Egisto muoiono per mano di Oreste, ma le Erinni, divinità invocate da Clitemestra, insorgono contro Oreste e non gli danno pace. Sono creature non umane, ma nemmeno divine. La mitologia le vuole orrende e secondo la leggenda quando Eschilo le inscenò gli interpreti avevano delle maschere così orribili che tutti i bambini svennero e le donne incinte abortirono. Oreste era stato guidato da Apollo nel compiere l'omicidio, ma nelle Coefore ha trasformato il comando del Dio in un atto della propria volontà assumendosi la piena responsabilità del gesto. Le Erinni lo travolgeranno e lui si rifugerà al santuario di Apollo a Delfi.
Eumenidi: Oreste arriva a Delfi e lo circondano le Erinni addormentate. Apollo lo invita a recarsi ad Atene per liberarsi dalla loro persecuzione. Ma l'ombra di Clitemestra in sonno incita le Erinni che si svegliano e partono all'inseguimento di Oreste. Lo fiutano come cagne. Oreste giunge ad Atene al tempio di Atena chiedendo giustizia e dichiarandosi purificato. La dea lo accoglie e poi, temendo le Erinni, istituisce l'Aèropago affinchè si svolga un regolare processo. La votazione è pari, ma Atena vota a favore di Oreste. Le Erinni minacciano vendetta ma Atena riesce a convincerle alla reciproca benevolenza. Così, l'affermarsi di uno Stato di diritto sottrae Oreste all'arcaica legge della vendetta, alla quale erano preposti i demoni del "ghenos" e le Erinni. La polis qui assume una valenza positiva perchè mette fine lla sanguinaria disgregazione del "ghenos", incapace di frenare la catena degli omicidi e la forza distruttiva delle Erinni.
08 / 05 / 2008