Sicilia: immigrati uccisi dalla superstizione Gli immigrati non hanno una vita facile. Patiscono stenti e patimenti per il viaggio della speranza. E spesso qualcuno non ce la fa. Questa volta, però, non sono stati né il mare né gli stenti a stroncare le loro vite, ma la superstizione. Tredici migranti, un ghanese e dodici nigeriani sono stati gettati, vivi, in acqua, durante la traversata verso le coste siciliane. A gettarli in mare sono stati cinque compagni, probabilmente gli scafisti dell’imbarcazione, perché ritenevano che gli immigrati fossero posseduti dagli spiriti maligni. Una sorta di sacrificio umano collettivo contro il malocchio, per propiziare l’odissea di un gruppo di clandestini diretti in Italia.
Erano partiti in 72, tra cui donne e bambini, solo 59 sono rimasti in vita. Terrorizzati, provati dal viaggio, ancora sotto shock, alcuni migranti hanno riferito ai soccorritori che tredici compagni erano morti. La paura che gli scafisti si rivalessero su di loro, gli immigrati non hanno riferito ai soccorritori la sorte dei loro compagni. Solo dopo alcune settimane, grazie al lavoro dei carabinieri della stazione di Cassibile e del gruppo anti-immigrazione della procura di Siracusa, che sono riusciti a guadagnare la fiducia degli extracomunitari, è venuta fuori la raccapricciante verità. I testimoni hanno riferito alle forze dell’ordine che gli altri immigrati hanno subito ogni tipo di violenza, percosse, sevizie, sono stati legati e brutalizzati dagli scafisti subito dopo la partenza dalle coste libiche. Tutto questo sarebbe successo al primo segno dell’ostilità delle “divinità”, che è stato rappresentato dalla rottura di una bussola. Il primo a morire sarebbe stato un ghanese che conosceva la rotta da seguite per giungere in Sicilia. Secondo gli scafisti l’uomo delirava perché gli spiriti maligni sarebbero stati picchiati e obbligati a non dormire per cantare preghiere propiziatorie. Chi si ribellava, stava male o delirava per mancanza di cibo e acqua seguiva la sorte del ghanese. “Una notte dopo aver discusso di questa storia degli spiriti maligni – ha raccontato un superstite – mi addormentai con Osamede, un amico che avevo conosciuto nella casa in Libia. Osamede stava molto male, aveva delirato durante il giorno. La mattina al risveglio non c’era più e la notte successiva sparirono anche Luck e un suo amico, sempre nigeriani”. A decidere a chi toccava finire in mano sarebbero stati in cinque: Tony Waychey, 26 anni, ritenuto il capo-barca; Gelly Osaram, 22 anni; Silvestre Uyi, 28 anni; Efe Fasuy, 28 e Pius Okuiomose, 19 anni. Per loro la procura di Siracusa ha disposto il fermo con l’accusa di omicidio volontario plurimo. "Dalla nostra inchiesta - ha spiegato il procuratore di Siracusa Ugo Rossi - emergono particolari raccapriccianti sui quali dobbiamo tutti meditare. Il problema dell'immigrazione riguarda l'umanità, il mondo intero. Chi poi ha ruoli di governo dovrebbe lavorare per trovare soluzioni sul piano internazionale: è una questione complessa che non può essere risolta da un singolo Stato".
Chiara Ferraù
14 / 10 / 2008
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