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Sicilia: Fiat, si farà lo sciopero generale?


“Il problema è strutturale, l’unico modo per risolverlo sarebbe spostare la Sicilia e metterla vicino a Piemonte o Lombardia”. Lo ha dichiarato Marchionne, enfant prodige dell’industria automobilistica mondiale, vezzeggiato nelle due sponde dell’Atlantico per le sue superumane capacità manageriali di eccezionale imprenditore e finanziere insieme, l’uomo dal maglione indossato per distinguersi dal resto dei comuni suoi colleghi, che ha chiuso con queste parole la questione della presenza Fiat in Sicilia. Però si è detto anche disponibile ad incassare altri soldi dalla regione Sicilia per studiare un piano di utilizzazione diversa degli stabilimenti perchè, secondo lui, il problema qui è strutturale e riguarda la collocazione geografica della Sicilia. Dichiarazioni sprezzanti, le sue, che non trovano la necessaria energica replica in Sicilia da un governo disastrato e da un’assemblea in preda a lotte di potere tra i diversi gruppi della maggioranza. Ma se da un lato ci sono le parole di Marchionne, sull’altro piatto della bilancia ci sono le condizioni degli operai Fiat di Termini Imerese che si ritroveranno senza un lavoro e senza sbocchi di alcun genere nel mestiere che ormai sanno fare. Ma tutto questo succede anche perchè la nostra Europa dà il massimo di libertà e potere agli imprenditori e sta distruggendo pian piano le regole del diritto del lavoro e per questo la Fiat si può permettere di pagare gli operai polacchi a meno di 400 euro al mese e di imporre alle sue fabbriche un clima di terrore, peggiore di quello che Valletta aveva instaurato a Torino prima del 68.Ma anche in Sicilia la Fiat si è comportata e continua a comportarsi male, come scrive alla nostra redazione Pietro Ancona che aggiunte: “Epifani si è limitato a notare che “non può esprimere un giudizio positivo”. Angeletti ha deprecato l’internazionalizzazione dell’azienda e Bonanni ha praticamente strizzato l'occhio. Avrebbero dovuto annunziare, d’intesa con le loro strutture regionali, lo sciopero generale in Sicilia e respingere il piano al mittente. Non lo hanno fatto perchè oramai da molti anni si limitano a registrare in modo quasi notarile le decisioni degli industriali ed a sottoscriverle. Un atteggiamento questo, talmente radicato, talmente forte, che ha indotto tutte le categorie della CGIL a firmare accordi sindacali sulla base del nuovo modello contrattuale a suo tempo rifiutato dalla loro Confederazione. Ora se la logica multinazionale della Fiat la porta a decentrare le sue produzioni all'estero questo non può significare che i suoi impegni italiani debbano subire una erosione fin quasi alla scomparsa degli stabilimenti. La Costituzione assegna una funzione sociale all'azienda che non può essere ignorata. Si pongono diversi problemi che vanno affrontati e che comportano una strategia del tutto diversa dei sindacati e delle forze politiche a cominciare dalla lotta per livellare verso l’alto le condizioni salariali e normative dei lavoratori europei. Non dovrebbero essere ammesse differenze salariali così enormi per i lavoratori dell’ex est e si dovrebbero vincere le resistenze degli Stati che magari considerano i bassi salari della loro classe operaia un’opportunità per il loro sviluppo. Bisognerebbe ottenere il salario minimo garantito su base europea e norme comuni sull'orario di
lavoro che percorrano all'incontrario la strada fin qui percorsa dalla UE.
Tutte le operazioni di decentramento all'estero dovrebbero essere politicamente controllate. Si deve garantire l’occupazione dei lavoratori Fiat e dell'indotto senza se e senza ma. Intanto è necessaria una seduta straordinaria dell’assemblea regionale siciliana per una ferma presa di posizione anche nei confronti del governo nazionale che di fatto si è piegato al diktat della Fiat che ha zittito il Ministro Scaiola. Ma la proclamazione dello sciopero generale dovrebbe essere immediata – continua Ancona – e si dovrebbe fare entro i primissimi giorni di gennaio. Soltanto il recupero e la messa in campo di tutta la capacità di lotta dei lavoratori siciliani può bloccare la corsa verso la disgregazione sociale e lo sfascio della convivenza civile”.

23 / 12 / 2009



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