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Scuola: il no alla riforma Gelmini

Continua a far parlare di sé la riforma della scuola del ministro Mariastella Gelmini. Tutto il mondo scolastico è in subbuglio. Non solo si protesta per la reintroduzione del maestro unico alle scuole elementari, ma anche per aver reso impossibile la mobilità su tutto il territorio nazionale dei docenti abilitati inseriti nelle graduatorie ad esaurimento. Questo comporterà gravi disagi sia a nord che a sud. “Fino all’ultimo abbiamo sperato nel senso di responsabilità del governo, purtroppo abbiamo avuto la conferma che Berlusconi e i suoi ministri sono sotto ricatto della Lega”. Lo ha affermato il deputato del Pd, Tonino Russo. "Per votare la fiducia al maxi-emendamento - aggiunge -, i leghisti hanno chiesto la soppressione del comma 4 dell'art. 5 bis, sulle graduatorie ad esaurimento, che avrebbe consentito ai docenti precari di spostarsi su tutto il territorio nazionale senza essere inseriti in coda. Presto ci troveremo di fronte all'assurdità di aver docenti non specializzati nelle regioni del Nord e docenti del Sud senza un lavoro". "Qualcuno dovrà assumersi le responsabilità di questa scelta - conclude Russo - che ha tolto ogni speranza ai precari, soprattutto quelli del Sud, circa il 70%, ovvero 160.157. Ai parlamentari meridionali del Pdl e agli autonomisti suggerisco di trovare una buona scusa per spiegare ai precari e alle loro famiglie il rapporto di sudditanza con la Lega".
Intanto anche i sindacati si sono compattati per dire no al decreto Gelmini. Tutti uniti i sindacati di categoria che hanno chiamato in piazza i lavoratori della scuola, dai docenti al personale Ata per il 30 ottobre in occasione di uno sciopero su scala nazionale.
E il ministro dice di non comprendere le ragioni dello sciopero perché –dice: “la scuola ha bisogno di un grande sforzo innovatore e coraggioso di tutti per farla funzionare e non certo per bloccarla”. Ma il ministro ha idea di cosa significhi togliere la mobilità e tagliare migliaia di posti di lavoro?
I sindacati, invece sono di tutt’altro parere, anche alla luce delle dichiarazioni del ministro dell’innovazione Renato Brunetta, sugli stipendi degli insegnanti. "E' una situazione sociale molto pesante", ha constatato il leader della Flc-Cgil, Guglielmo Epifani. E non aiutano certo "l'attacco e la destrutturazione della scuola pubblica portati avanti dalle politiche governative" dicono i sindacati che hanno deciso di anticipare al 30 lo sciopero dei dirigenti scolastici (inizialmente previsto per il 31) proprio per "costruire il più ampio fronte unitario di protesta".

Cgil, Cisl, Uil, Snals e Gilda contestano in primo luogo il ritorno del maestro unico. Ma non solo. Chiedono anche l'apertura di un tavolo negoziale con il Governo in merito al Piano Programmatico per la scuola, il rinnovo del contratto collettivo scaduto nel dicembre 2007, il mantenimento delle prerogative contrattuali "e garanzie contro le incursioni legislative nella disciplina del rapporto di lavoro", organici di istituto funzionali, stabili e pluriennali per il personale, docente e non, tutele per i precari, anche intervenendo sul "turn over" e sul pensionamento. Intanto, dopo il via libera nell'Aula della Camera al decreto Gelmini su cui nei giorni scorsi il governo ha incassato la fiducia (ora il provvedimento passa al Senato), l'opposizione parla di "giorno triste per la scuola italiana" perché - come ha sottolineato la capogruppo del Pd della commissione Cultura della Camera, Manuela Ghizzoni - si tratta di "una legge ideologica, inutile e inadeguata ad affrontare concretamente i problemi della scuola italiana".

Se l'opposizione è indignata, per il metodo e il merito del provvedimento, non lo sono meno gli student. Un gruppo di loro ha indirizzato una lettera aperta a tutte le mamme e i papà che hanno votato per l’attuale premier Berlusconi invitandoli a pensare “a quanto può accadere alla scuola se passa il nuovo decreto”. E gli insegnanti, come ultimo appiglio, si appellano a Giorgio Napolitano con una catena di sms ed e-mail chiedendogli, quasi supplicandolo, di non firmare la riforma Gelmini.

Statali sul piede di guerra a sostegno della vertenza per il rinnovo contrattuale. I sindacati del pubblico impiego hanno deciso un pacchetto di iniziative che vedrà un'escalation della lotta: tre scioperi regionali, che si terranno in tre distinte date (al nord, al centro, al sud e nelle isole), a cui, senza risposte dal governo, seguirà uno nazionale. Una protesta che il ministro per la Pubblica amministrazione, Renato Brunetta, proprio non comprende soprattutto considerando l'attuale situazione economica. "''Dov'é la copertura, con questi chiari di luna? - si è chiesto rispetto alla richiesta di aumentare le risorse per il contratto -. Sta crollando un.... po' di economia, ma di cosa stiamo parlando?". Dopo averlo minacciato da tempo, dunque, i sindacati hanno deciso lo sciopero, anzi gli scioperi, perché se tutti confermati saranno complessivamente quattro tra i regionali e quello nazionale. Le date si conosceranno nei prossimi giorni. Presumibilmente quelli regionali si terranno tra ottobre e novembre, mentre lo stop generale prima dell'approvazione della Finanziaria, dunque con molta probabilità a cavallo tra novembre e dicembre. Al termine di una difficile riunione durata oltre quattro ore, Fp-Cgil, Fp-Cisl, Fpl-Uil e Uil-Pa sono riuscite a trovare una posizione unitaria, dopo che nei giorni scorsi erano emerse alcune differenziazioni. Hanno chiesto un tavolo a Palazzo Chigi di tutte le controparti pubbliche (oltre il governo, le Regioni e i Comuni), ribadendo anche che le risorse previste dal governo sono insufficienti. Hanno puntato il dito pure contro le "proposte di superamento del contratto per le autonomie locali e la sanità" e l' "elargizione unilaterale dei benefici contrattuali". Nel mirino anche i tagli alle risorse della contrattazione integrativa, previsti dal decreto che ha anticipato prima dell'estate la manovra economica, che - dicono - comporterà una riduzione in busta paga fino a 800 euro. Quanto alla richiesta di un tavolo a palazzo Chigi, Brunetta é stato categorico. "Il governo - ha detto - non deve incontrare i sindacati per fare i contratti. C'é l'Aran (che ha convocato i sindacati per il prossimo 14 ottobre, ndr.) che è l'agente contrattuale e che hanno voluto i sindacati". In passato, ha rilevato ancora, l'agenzia "veniva 'bypassata' dal governo, e questo era un male. Il governo quello che doveva fare l'ha fatto approvando la Finanziaria".

Secondo Brunetta, invece, il contratto potrebbe farsi in 15 giorni, mentre il sindacato dovrà spiegare ai suoi iscritti "perché chiede lo sciopero". "Conosco il sindacato, per questo non capisco lo sciopero con 6 miliardi a disposizione (3 miliardi per lo Stato e altri tre per il resto della pubblica amministrazione). La trattativa è partita all'Aran, si pagherà l'indennità di vacanza contrattuale a dicembre e, se non sarà concluso il contratto, a gennaio ci sarà il 90% di remunerazione rispetto all'inflazione programmata. Non capisco questa attitudine conflittuale, a meno che non abbia una voglia di sciopero psicologico, ma in questo caso io non posso fare nulla. Forse - si è domandato - abbiamo eliminato qualche rito?, qualche nottata? ma sinceramente - si è quindi risposto il ministro - io la notte dormo e non voglio fare la nottata con i sindacati per i contratti". Infine, nuovo motivo di polemica la decisione di Brunetta di mettere online il verbale della riunione Aran-sindacati di martedì scorso. Un fatto "scorretto e ai limiti della legalità", secondo la Fp-Cgil, che avanza una provocazione: l'istituzione di una sala stampa all'Aran per seguire in diretta la trattativa.
(fonte Siciliainformazioni)

Chiara Ferraù

10 / 10 / 2008

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