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Sanità: in cura anche i defunti


In SIcilia la vita è davvero lunga e i servizi assistenziali sono garantiti per centinaia di anni. Addirittura anche dopo la morte. Eh, sì nella terra del sole a ricevere prestazioni sanitarie sono anche i morti. Il tutto, naturalmente, a spese del servizio sanitario nazionale. La guardia di finanza ha scoperto che sono centinaia le persone decedute che continuano a risultare vive e in cura dai medici di famiglia che percepiscono i fondi pubblici come indennità per i pazienti inseriti negli elenchi dell'anagrafe sanitaria. Tra i defunti, migliaia, anche qualcuno che è passato all'altra vita già da venti anni. UNa vera assurdità. In totale i morti accertati dalle fiamme gialle sono 51.287. Per loro la sanità, cioè i cittadini, pagava l'assistenza come se fossero ancora vivi.
La singolare vicenda è stata scoperta dalla guardia di finanza che ha raccolto i dati emersi dopo una serie di controlli periodici fatti nelle nove province della Sicilia. Il danno erariale è stato stimato in 14 milioni di euro, ma la cifra potrebbe aumentare in quanto le indagini continuano. I risultati dei controlli, disposti dal comandante regionale della Sicilia, generale di divisione Domenico Achille, sono stati segnalati all'autorità giudiziaria ma ancora non sono emersi indagati poichè le leggi attualmente in vigore non chiariscono del tutto le responsabilità. Non si sa, insomma, chi era tenuto a comunicare il decesso: l'anagrafe comunale, il medico curante, la Regione o le Ausl. Insomma la responsabilità vengono scaricate dall'uno all'altro ente. Adesso sarà il compito della magistratura formulare ipotesi di reato, mentre alla Corte dei conti spetterà il compito di verificare il danno arrecato alla pubblica amministrazione.
"E' una delle tante falle del nostro sistema - commenta l'assessore regionale alla Sanità, Massimo Russo - Ci sono situazioni al limite del reato, ma spesso frutto della disorganizzazione: i comuni, per esempio, dovrebbero comunicare alle Ausl i decessi degli assistiti ma accade, in malafede o in buonafede, che le carte non arrivino nei tempi giusti". Per quanto riguarda il medico, secondo Russo, "può non sapere che il proprio assistito è deceduto se qualcuno non glielo comunica, a volte però si scoprono casi di truffa ma questo lo accerterà la magistratura".
A gennaio la Regione siciliana metterà a regime un sistema informatico per la gestione dell'elenco con i dati degli assistiti, "incrociandoli - aggiunge l'assessore - con quelli dei comuni". Intanto lunedì il deputato del Pdl Nino Minardo presenterà un'interrogazione urgente al ministro della Sanità "affinché venga fatta luce su questi incresciosi e inaccettabili fatti: chiederò anche di sapere qual è la situazione nelle altre regioni italiane".
Per il presidente della Federazione dei Cristiano popolari, Mario Baccini, "il danno erariale non è l'unico punto di apprensione: la prima preoccupazione è l'assoluta mancanza di valori e rispetto per la vita e la salute dei cittadini". "Ormai in alcune regioni - sostiene - si gioca con la pelle delle persone e a farlo sono proprio medici e direttori sanitari senza scrupoli, interessati più al denaro che al rispetto del giuramento di Ippocrate".
A Palermo anche l'Ausl 6 - la più grande azienda sanitaria del Sud - ha svolto una indagine autonoma: i tecnici del Dipartimento cure primarie hanno controllato 1.310 medici e 1.126.792 assistiti. E' stato scoperto che il servizio sanitario pagava ancora per 12.711 assistiti ormai defunti, per un totale di 3.220.755 euro, somme che l'Ausl sta recuperando, decurtando ogni mese dagli stipendi dei medici le somme non dovute. Sono stati cancellati dagli elenchi dell'anagrafe 3.500 assistiti non residenti, con un risparmio mensile di circa 15.000 euro, ed è stata accertata la presenza di 2.260 pazienti iscritti in più di un elenco, ciò ha consentito un recupero 480 mila euro e un risparmio mensile di 12 mila euro.


17 / 11 / 2008



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