Roma: il governo resta in piedi grazie anche a Scilipoti
“In Parlamento tre voti possono essere determinati per salvare un governo…noi applichiamo il do ut des, io do tre voti a te e tu dai tre appalti a me”. Spiegavano così ad Antonio La Trippa impersonato da Totò nel film “Gli onorevoli” del 1963, come si faceva politica allora. E lo stesso dialogo è stato postato, guarda caso, sul sito di Domenico Scilipoti, ormai ex parlamentare dell’Italia dei valori, qualche giorno prima del voto di sfiducia di oggi al governo Berlusconi. Sul sito l’onorevole dipietrista (ormai ex) sembrerebbe voler richiamare l’attenzione dell’elettorato sulle magagne della politica italiana al grido “svegliatevi, italiani!”. Gli italiani, però, sono svegli ed erano numerosissimi oggi a Roma a protestare davanti alla sede del Governo e a chiedere a gran voce la sfiducia al governo Berlusconi. Quello che mi viene spontaneo pensare è che quel dialogo inserito nel blog da Scilipoti potesse essere un velato avvertimento di ciò che è successo oggi. Il parlamentare messinese, due anni fa, aveva conquistato la prima pagina del “Giornale” che aveva inserito il suo nome tra i deputati “pianisti”. Quelli, cioè, che votavano anche al posto del collega assente. E in quei giorni Scilipoti non faceva altro che telefonare a mezzo mondo e chiedere che venissero preparati dei comunicati stampa che smentissero quello che le foto, invece, facevano vedere senza possibilità di fraintendimento. Allora come adesso mi chiedo il perché delle sue scelte. Oggi grazie anche al suo voto, insieme a quelli di Massimo Calearo e Bruno Cesario, il governo Berlusconi resta in piedi. (voti determinanti per la fiducia anche il non voto di Silvano Moffa (fli) di Antonio gaglione (ex Pd e oggi “Noi sud”, di Cataia Polidori e Maria Grazia Siliquini di Fli) I loro tre voti sono stati determinanti. Perché questi tre parlamentari hanno deciso di tradire il mandato elettorale e la fiducia dei loro elettori? Non erano certamente arrivati a sedere sugli scranni del parlamento perché votati da gente che voleva al Governo esponenti di centro destra. Facevano parte della sinistra e oggi hanno dimostrato il contrario. Qualcuno potrebbe ritenere che anche Fini, fondando un nuovo partito, abbia tradito il mandato elettorale. Lasciatemi dire però che fra il suo atteggiamento e quello di Scilipoti c’è una bella differenza. La rottura di Fini da Bersluconi è stata più lunga e travagliata di quella di Scilipoti che ha divorziato da Italia dei Valori dopo pochi giorni e senza aver mai dato segnali di insofferenza. Il parlamentare messinese oggi in aula ha dichiarato che il suo è stato un voto per l’Italia e che un giorno spiegherà la sua scelta ai figli. Ma dovrebbe spiegarlo oggi ai suoi elettori.
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