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Roma: Giornalisti, ieri il giorno della memoria

Uccisi perché sapevano troppo, perché facevano indagini troppo approfondite, perché cercavano la verità. I tanti giornalisti uccisi dalla mafia o dalle guerre sono stati ricordati ieri a Roma nel giorno della memoria. La giornata è coincisa con la giornata mondiale per la libertà di stampa voluta da Onu e Unisco e con il sessantesimo anniversario della Carta dei Diritti dell’uomo. La libertà di stampa che spesso ha portato giornalisti ad essere feriti, minacciati, addirittura uccisi e anche abbandonati dall’intera società.
Al Campidoglio presenti parenti delle vittime e colleghi di lavoro, uniti per non dimenticare e soprattutto per far conoscere al mondo intero queste figure, sconosciute alle nuove generazioni. Per ricordare che un libro che racconta la storia dei giornalisti uccisi, cosa hanno scritto, come si comportavano, come volevano liberarsi e liberare l’intera nazione dal giogo della criminalità organizzata. Un giogo ormai pesante che l’Italia stenterà a scrollarsi di dosso. Foto in bianco e nero di vita e di lavoro, schede biografiche, ritratti di uomini e donne che hanno sfidato potere, arroganza e violenza in nome della verità. Pagando anche con la loro vita.
Presenti alla manifestazione anche i vertici dell’Ordine dei Giornalisti e della federazione nazionale della stampa e circa trecento ospiti.
In Sicilia sono stati uccisi ben otto giornalisti nel corso dei decenni, da Maria Grazia Cutuli, uccisa in Afghanistan il 19 novembre del 2001 a Mauro De Mauro, assassinato dalla mafia il 16 settembre 1970, passando per Beppe Alfano, ucciso l’8 gennaio del 1993.
Un dolore, quello per la morte dei giornalisti, che non passa fra parenti ed amici. Ma i giornalisti vengono uccisi non solo a colpi di lupara, ma anche dal silenzio. Un silenzio che per troppi anni c’è stato anche fra i giornalisti.


04 / 05 / 2008


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