Il governatore della Sicilia, Raffaele Lombardo, nei giorni scorsi aveva dichiarato che avrebbe ridotto gli stipendi dei deputati regionali. Pronta la replica del presidente dell’assemblea regionale siciliana, Francesco Cascio che ha manifestato il suo dissenso sull’argomento. Secondo Cascio, infatti, ridurre gli stipendi dei deputati sarebbe soltanto una misura punitiva verso il Parlamento che fa soltanto il suo dovere e che, sempre secondo il presidente dell’Ars, lo sta facendo anche bene. Soprattutto perché ha una buona attività legislativa. Questo quanto si legge sul Giornale di Sicilia in un’intervista rilasciata proprio da Cascio.
Gli stipendi non si toccano, ha dichiarato CAscio, perché l’Ars esprime una qualità più che buona dell’attività legislativa e ne è una prova il numero delle leggi approvate, ben otto. Sostiene Cascio anche che ritoccare gli emolumenti potrebbe apparire come una sorta di penitenza ingiusta per chi svolge il suo lavoro.
Se Lombardo intende risparmiare e ridurre gli stipendi, ha osservato Cascio, dovrebbe farlo con i suoi assessori senza bisogno di chiedere il permesso a nessuno, gli basterebbe firmare un decreto. Insomma, Cascio non avrebbe la benché minima intenzione di diminuire il suo stipendio in nome di un bene maggiore: il risanamento delle casse regionali e una più efficiente macchina organizzativa a favore dei cittadini.
Insomma, secondo Cascio visto che i parlamentari regionali hanno “sfornato” otto leggi, hanno davvero fatto il loro lavoro e gli stipendi esosi che percepiscono sono giustificati. Una giustificazione che ancora mancava fra quelle elencate nel corso dei decenni (dalle spese per i viaggi, ai costi dell’attività politica, alla permanenza fuori sede). Secondo il ragionamento di Cascio, dunque, potremmo fare presto due conti. Se ogni deputato, al lordo, costa più di 50 mila euro al mese, senza contare i contributi ai gruppi parlamentari e se in quattro mesi di attività l’assemblea ha approvato sette leggi per un totale di 3 milioni e seicento mila euro di stipendi, indennità, benefit ed oneri diretti, ogni legge è costate alle tasche dei contribuenti siciliani 514.285 euro. E questo sarebbe un prezzo equo per avere una legge di pubblica utilità? Si potrebbe spendere sicuramente di meno. Ma il problema qui non sono tanto i soldi che “volano”, ma i bisogni dei cittadini che non vengono soddisfatti. Tutti paghiamo care le comodità o le cose che valgono. Nessuno si sarebbe sognato di lamentarsi degli stipendi esosi dei politici se loro fossero stati produttivi e avessero affrontato sinceramente e seriamente i problemi della collettività. In Sicilia si spende troppo e si lavora male.
I parlamentari siciliani vengono pagati quanto quelli nazionali, ma in Sicilia, ad esempio,l’uso delle auto blu viene concesso ad personam ed in un numero irragionevolmente alto.
Chiara Ferraù
01 / 10 / 2008
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