Regione: il Governo senza pace Non c’è pace per il governo regionale di Raffaele Lombardo. Il laborioso parto della giunta, dopo un mese e mezzo dalle trionfali elezioni, non è rimasto un fatto isolato. I deputati del partito democratico chiedono conto a Lombardo della dichiarazione di Giuseppe Buzzanca secondo cui il governo varato una settimana fa sarebbe solo transitorio, e che andrebbe riformulato dopo l’estate. Le spine sono adesso le deleghe da assegnare ai componenti del governo con i partiti, Forza Italia e Udc su tutti, che premono per avere attribuzioni più pesanti. Ma i motivi di frizione sono anche altrove, nella composizione dell’ufficio di presidenza ad esempio, con Santi Formica, il grande escluso dalla giunta, che contende la vicepresidenza ad un altro messinese, il deputato dell’Udc Giovanni Ardizzone. Non è certo un bello spettacolo con la Sicilia che attende tante risposte.
Intanto Lombardo deve fronteggiare un’altra grana, forse inaspettata. Il consiglio dei ministri ha deliberato la copertura finanziaria del provvedimento che prevede l’eliminazione dell’Ici sulla prima casa, ricorrendo anche alle risorse finanziarie che erano destinate alla realizzazione di infrastrutture in Sicilia. Il presidente Lombardo si dice sorpreso e parla anche di una evidente violazione dell’articolo 21 dello statuto autonomistico, secondo cui il presidente della Regione partecipa con voto consultivo alle sedute del Consiglio quando si discutono materie di interesse regionale”. “Ho dato mandato ai miei uffici - conclude il presidente della Regione – di valutare se sussistono le condizioni per accendere un conflitto presso la Corte costituzionale affinché sia assicurato il rispetto delle prerogative costituzionali della nostra Regione”.
Sulla stessa lunghezza d’onda i deputati del partito democratico: “Lombardo impugni presso la corte costituzionale il decreto fiscale con il quale il governo Berlusconi sottrae alla Sicilia i fondi per la viabilità provinciale e per le opere infrastrutturali, tra cui le metropolitane di Palermo Catania e Messina. Sarebbe un atto dovuto, per un presidente della Regione che sostiene di avere tanto a cuore la nostra autonomia”.
30 / 05 / 2008
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