Racalmuto (Ag): lo scandalo dell’aeroporto in collina Era stata scelta una zona collinare e addirittura per realizzare l’opera non si sarebbe più potuta percorrere la strada che porta dalla Statale alla casa del grande scrittore siciliano Leonardo Sciascia. Per realizzare l’aeroporto si sarebbero dovuti spianare due milioni di metri cubi di pendii zeppi di pini, pistacchi e mandorli. Adesso dopo 13 anni di studi, progetti e rilievi, considerati solo una calamità da contadini e amici di Sciascia, è stata l’Enac stessa a cancellare la proposta “indecente”. Insomma, finalmente qualcuno ha capito che non si possono spostare le colline. Però per la realizzazione dell’aeroporto era stata costituita una società che è costata alla Provincia di Agrigento 8 miliardi delle vecchie lire. Adesso, pur non avendo prodotto nulla, la società si dissolve lasciando un buco di 700 mila euro. E già c’è chi pensa a costruire un aeroporto (l’idea è dell’industriale Salvatore Moncada, leader nel settore delle pale eoliche) in una striscia pianeggiante (qualcuno che ragiona) a Misilina, vicino al mare di Palma di Montechiaro.
Intanto, sulla questione dell’aeroporto della valle dei Templi il senatore del Pd, Roberto Della Seta, ha dichiarato che presenterà un esposto alla corte dei conti per sapere perché non si è tenuto conto delle dichiarazioni dell’ex sindaco di Racalmuto, Luigi Restivo, che per anni aveva segnalato come fosse assurdo costruire un aeroporto abbattendo 106 case e spianando delle colline. Il senatore del Pd chiede anche "perché non si è tenuto conto delle battaglie di Legambiente che da anni denuncia l'impossibilità di realizzarlo e la presenza di altre zone assai più adatte; per sapere perché non si è considerato la follia di far passare la pista di atterraggio davanti la casa che fu di Leonardo Sciascia; perché non si è tenuto conto delle perplessità espresse dallo stesso Riggio presidente Enac". "Si sono spesi 4 milioni di euro della Provincia di Agrigento - conclude - più mezzo milione da altri enti locali per produrre nulla. E ora chi paga?".
Chiara Ferraù
06 / 10 / 2008
Focus
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