Patti (Me): ritrovato carteggio inedito del 1500
Circa diecimila fogli di carta dal 1500 in poi sono stati salvati dal cassonetto dei rifiuti. Si tratta di alcuni manoscritti di Biagio Tommaso Giardina, autore pattese finora sconosciuto, nato alla fine del 1700 e deceduto intorno agli anni ’50 dell’Ottocento. A dare notizia del ritrovamento dell’importante carteggio è stato Nicola Calabria, presidente della società pattese di Storia Patria che ha recuperato tutto il materiale cartaceo. Gli scritti adesso verranno catalogati e schedati e saranno destinati all’archivio storico della società pattese di Storia Patria.
“Si tratta di circa diecimila fogli di carta nei quali è possibile trovare – spiega Calabria – notizie storiche e curiosità sulla città di Patti ma anche su diverse famiglie pattesi. Tra queste carte abbiamo trovato con nostra sorpresa i sonetti, le traduzioni, i commenti letterari e altri manoscritti di Biagio Tommaso Giardina fino ad oggi sconosciuto come autore”.
Il manoscritto più interessante riguarda Santa Febronia, patrona della città di Patti, dal titolo: “Accademia per la nostra concittadina pattese Santa Febronia nell’anno 1822 nel giorno 23 di luglio, composta dal dottor. D. Biaggio Tommaso Giardina di Patti, rappresentata nella chiesa dei R.R. P.P: reformati sotto titulo di Santa Maria del Gesù. Ed altre diverse poesie del medesimo autore di Giardina secondo l’occurrenti occasioni”.
Il manoscritto è composto di 60 pagine è comprende sonetti, poesie dedicate a Santa Febronia chiamata anche Trofima o Trofimena, appunti personali dell’autore e sentenze del Tribunale visto che Giardina ricopriva anche la carica di conciliatore.
“La parte dedicata a Trofima o Santa Febronia – continua Nicola Calabria – è certamente un atto di fede nei confronti della patrona della città e testimonia un culto vivo e molto ben radicato nel paese. L’autore canta Santa Febronia come protettrice dai terremoti che hanno caratterizzato la vita di Patti nel corso dei secoli”.
Nel manoscritto l’autore fa riferimento al tempio di Giove che secondo alcuni studiosi sorgeva sull’omonimo monte presso la località attualmente denominata Mongiove. DI questo tempio però si hanno solo notizie frammentarie e discontinue. Invece Biaggio Gidina, in una delle sue pagine, racconta di come l’edificio sia crollato a seguito del terremoto del 1823. Egli scrive infatti: “vidi cader sul suol precipitar nel mare”. Quanto sia attendibile la notizia è tutta da verificare. Alcuni anni addietro dei sommozzatori trovarono nelle acque del mare davanti il Monte in questione delle colonne, questo non vuol dire che appartengono alla struttura del tempio, ma certamente fanno sorgere dei dubbi, come spiega Calabria.
Sicuramente il tempio esisteva poiché sulla sommità del monte è possibile trovare dei cocci e fino a qualche anno addietro si potevano addirittura vedere dei ruderi. In una foto dell’archivio del centro di Storia Patria di Patti è possibile vedere tracce di una costruzione sul monte, anche se non si upò dire con certezza che si tratti del tempio di Giove.
“Tutta l’area del Monte Giove peraltro è conosciuta agli archeologi” ci spiega Nicola Calabria “per il rinvenimento di reperti risalenti al II-I sec a.C., ma anche per l’esistenza su uno dei fianchi del monte di un vasto insediamento preistorico, ricoprente un’area di alcune migliaia di mq, e di una necropoli”.
26 / 03 / 2008