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Patti (Me): le conclusioni sull'incendio al "Rifugio del Falco"


Non sono i fratelli Valerio e Mariano La Mancusa i responsabili della morte di sei persone, avvenuta il 22 agosto 2007 “Il Rifugio del Falco” in contrada Rocche Litto di Patti; è il titolare dell’agriturismo, Santi Anzà, indagato di omicidio colposo, lesioni e di non aver rispettato le prescrizioni di legge riguardanti prevenzione, sicurezza e la salute sul posto di lavoro. Ai La Mancusa si contesta solo di aver provocato un incendio di vastissime proporzioni. Sono le conclusioni del sostituto procuratore della repubblica di Patti, Gaetano Scollo, in attesa della formulazione delle richieste di rinvio a giudizio. Il legale di Anzà, l’avv. Tommaso Autru Riolo, dal canto suo, ha richiesto la riapertura dell’incidente probatorio, per compiere nuove verifiche riguardanti l’entità dei soccorsi. E’ piuttosto articolata l’inchiesta sulla tragedia al “Rifugio del Falco” e si è caratterizzata da subito da colpi di scena. Prima l’arresto dei due pastori, avvenuto due giorno dopo l’incendio, quando la procura di Patti comunicò che le indagini puntavano ad individuare i responsabili dei sei morti e verificare l’entità dei soccorsi. Di seguito, dopo 17 giorni, la scarcerazione di Valerio La Mancusa, mentre il fratello Mariano, che aveva prospettato agli inquirenti un alibi di ferro, era rimasto in carcere. Poi la perizia del professor, Giovanni Bovio, che escluse collegamenti fra l’incendio verificatosi a San Cosimo il 21 agosto 2007 con quello che determinò il rogo all’agriturismo il giorno successivo. Ed è questo che, di fatto, sancisce, l’1 dicembre 2008, dopo gli arresti domiciliari e l’obbligo di firma, la piena libertà per Mariano La Mancusa, disposta dal gip, Onofrio Laudadio. Nel frattempo anche la Cassazione aveva dato ragione ai legali dei due pastori, gli avvocati, Nino Todaro e Tommaso Calderone. Ora siamo alla conclusione delle indagini preliminari, con la dichiarazione formale dell’accusa; prima, se verrà accolta la richiesta del legale di Santi Anzà, potrebbe esserci la riapertura dell’incidente probatorio, che si collega all’inchiesta parallela dei soccorsi. Per questi specifici fatti, poco dopo i roghi, vi furono un’infinità di polemiche, ridimensionate davanti al prefetto di Messina, Francesco Alecci e al responsabile nazionale della protezione civile, Guido Bertolaso. Ora, mentre si attendono le valutazioni della procura, potrebbero riesplodere.

30 / 01 / 2009



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