Partinico: uccisi i fratelli Riina in pieno centro
Giuseppe e Gianpaolo Riina sono stati freddati ieri sera davanti ad un bar nella piazza di Partinico da alcuni killer. Potevano ammazzarli ovunque e invece hanno scelto un luogo pubblico affinché tutti vedessero e capissero.
I killer che hanno ucciso i fratelli Riina, conoscevano bene le abitudini dei due e li aspettavano nei pressi del centrale bar, a bordo di una Fiat Punto rubata, ritrovata poi parzialmente bruciata in contrada Albachiara dagli inquirenti. Secondo alcune testimonianze i killer indossavano dei caschi. Giuseppe esce di casa e va dritto al bar dove ad attenderlo c’è un suo impiegato, Fulvio Giordano, 24 anni. Giampaolo, invece, va in garage per prendere la macchina con la quale i tre si sarebbero dovuti recare al lavoro. Al lavoro però non ci arriveranno mai. Il primo a cadere sotto il fuoco è Giuseppe, raggiunto da una scarica di proiettili al torace e alla testa. Gianpaolo, richiamato dagli spari esce e anche lui trova i killer pronti ad ttenderlo. Nemmeno per lui c’è scampo. Il giovane impiegato, invece, viene soltanto ferito e al momento si trova ricoverato l’ospedale di Palermo in attesa di essere operato. Alcune schegge di proiettile lo hanno raggiunto vicino al cuore, ma non sembrerebbe in pericolo di vita. A terra per le strade di Partinico, proprio vicino casa, restano a terra i corpi senza vita dei due fratelli, pochi metri l’uno dall’altro, a pochi metri proprio dal punto in cui dieci anni fa uccisero il loro padre.
Le pistole utilizzate probabilmente sarebbero un calibro 9 e una calibro 44.
Secondo gli inquirenti questo delitto ha, infatti, una doppia valenza: togliere di mezzo due uomini scomodi e lanciare nello stesso tempo un messaggio a quelli che pensano di prendere il posto degli uomini di Vitale. A premere il grilletto contro i fratelli Riina si pensa, infatti, che siano stati i picciotti dei Fardazza.
Giuseppe e Gianpaolo Riina, 38 e 32 anni, piccoli imprenditori edili non avevano nessun precedente penale ma un nome importante da portarsi dietro. Il loro padre Salvatore (omonimo del superboss) venne ucciso nel 1998 perché aveva la smania di entrare nel mondo degli appalti e di parlare troppo. A proposito dei Vitale andava a dire in giro “Ma chi sono questi?” e proprio queste parole gli costarono la vita.
Il duplice omicidio di ieri davanti al bar Le Goloserie a Partinico si inserisce, così, in una saga familiare fatta di sangue e vendetta e in un centro dove, da quando sono stati arrestati i Vitale, non ha più una fisionomia ben precisa. Partinico è diviso tra i fedelissimi dei Vitale (che sembra si appoggino al latitante di Altofonte, Mimmo Raccuglia) e un nuovo gruppo emergente locale che tenterebbe di appropriarsi del territorio a colpi di pistola.
13 / 02 / 2008