Palermo: sfrattato l’ultimo carrettista siciliano Lui ha 47 anni e da quando era piccolo si dedica alla costruzione e alla decorazione dei caratteristici carretti siciliani e pupi. Si chiama Franco Bertolino e potrebbe chiudere per sempre la sua attività all’ombra della cattedrale di Palermo in piazza Sette Angeli. Lì c’è tutto il suo mondo, ereditato dai suoi antenati che decoravano le eroiche gesta dei picciotti di Garibaldi sbarcati a Marsala. La sua attività potrebbe chiudere grazie ad una sentenza del tribunale di Palermo che gli impone di andarsene entro fine mese. L’Arcidiocesi, infatti, aveva fatto causa all’artigiano per riavere quei locali che dodici anni fa gli avevano concesso. Adesso la Curia, grazie alla sentenza emessa il 24 settembre, intascherà anche 1.800 euro per ogni anno di occupazione dei locali e altri seimila per le spese processuali. Il laboratorio, come ha spiegato lo stesso Bertolino, era stato trasferito all’ombra della cattedrale un quarto di secolo fa. Il locale era abbandonato e lui ha costruito il tetto per poi iniziare a lavorare. Nel 1996, racconta, “sono arrivati quelli della Curia e mi hanno fatto firmare un documento dove mi assegnavano i locali fino a quando non li avessero richiesti”. Nell’estate del 2007 l’arcidiocesi ha chiesto i magazzini, ma l’artigiano si rifiutò di andarsene. A niente servirà il dono di uno "scacchiere" (il telone che fa da scenografia al teatro dei pupi) a Silvio Berlusconi, con le diverse fasi della vita del premier, o le tante citazioni nelle guide turistiche con le foto delle sue vespe 50 e le motoape decorate alla maniera dei carretti. Potrebbe così finire una storia cominciata intorno al 1860, quando i decoratori della famiglia Bertolino descrivevano minuziosamente le gesta dei paladini di Francia, ma anche la cronaca giornaliera che suscitava scandalo. Nei "mascillari" (fianchi spioventi del carro), trovavano spazio, infatti, anche le brutte storie di amore e sangue, guerra e vendetta. E' così che i Bertolino hanno raccontato la cronaca e la storia, passando dalle imprese di Salvatore Giuliano fino alla strage del giudice Paolo Borsellino, raccontata in un altro scacchiere che è stato donato all'omonima fondazione. "Se mi mandano via non so cosa fare - ha concluso Bertolino - Viviamo solo di questo, siamo un'attrazione anche per i tantissimi turisti che ci vengono a trovare. Spero che si trovi un'altra soluzione". Noi possiamo solo sperare che la Curia rifletta accuratamente sulla situazione e, magari, dia la possibilità all’artigiano magari di continuare ad esercitare il suo antico mestiere in un altro locale.
Chiara Ferraù
05 / 12 / 2008
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