Palermo: respinta la mozione di sfiducia contro Cuffaro
L’assemblea regionale siciliana, riunitasi oggi, ha respinto la mozione di sfiducia presentata dal centrosinistra contro il presidente Cuffaro, condannato a cinque anni per favoreggiamento. Sugli 87 deputati presenti in aula, 86 hanno votato, uno si è astenuto e i voti favorevoli alla mozione sono stati solo 32 quindi la sfiducia non è passata. “Al posto di Cuffaro – ha dichiarato il presidente dell’Ars, Gianfranco Miccichè – io mi dimetterei. Perché amo la Sicilia, l’Italia e la Costituzione”.
Maurizio Ballistreri, deputato socialista all’Ars, tra i firmatari della mozione discussa oggi, invece, non ha potuto prendere parte alla votazione perché trattenuto a casa dall’influenza. Il Presidente del gruppo parlamentare “Uniti per la Sicilia” considera il voto di stasera uno spartiacque “perché da oggi Cuffaro e la sua maggioranza non avranno più nessun alibi per nascondere la propria incapacità di governare”.
Sul dibattito sulla mozione di sfiducia all’Ars è intervenuto anche Francesco Cantafia, deputato della Sinistra arcobaleno all’assemblea regionale siciliana. “Il voto di stasera – ha dichiarato Cantafia – certifica il disastro etico e morale, prima che sociale ed economico, della Sicilia e di chi è stato purtroppo chiamato a rappresentarla. Il comportamento di Cuffaro è parte di quel decadimento morale che porta una parte della classe politica a considerare “normali” e leciti moralmente e politicamente quei comportamenti che Cuffaro non ha mai smentito, ma ha anzi rivendicato e che sono proprio alla base della sua condanna a cinque anni di reclusione”.
In merito alla vicenda Cuffaro è arrivata anche la dichiarazione di Turi La Manna del Partito Democratico. “L’unica soluzione per la Sicilia e i siciliani si individua – ha dichiarato La Manna – soltanto in nuove elezioni regionali, che possano ridare fiducia e nuova linfa ad un’isola prigioniera di un’economia asfittica e di una classe politica autoreferenziale e clientelare. A prescindere dal voto di oggi, che diverso non poteva essere, il mio invito al presidente si riassume in poche parole: dimettiti, in ogni caso”
24 / 01 / 2008
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