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Palermo: processo Mori Riccio, consegnate relazioni di servizio del 1995


Tre floppy disc contenenti relazioni di servizio risalenti al 1995 sono stati consegnati oggi al tribunale di Palermo dal colonnello dei carabinieri Michele Riccio, risentito come "testimone assistito" (era stato infatti indagato, poi archiviato, nella vicenda) nel processo che vede imputati di favoreggiamento aggravato il generale Mario Mori e il colonnello Mauro Obinu. Riccio ha sostenuto che le relazioni dimostrerebbero che nel corso del 1995 egli aveva puntualmente e ripetutamente informato i suoi superiori, all'epoca dirigenti del Ros dei carabinieri, dell'andamento e dello sviluppo dei suoi contatti con un confidente di Caltanissetta, Luigi Ilardo, in grado di consentirgli di arrivare alla cattura di Bernardo Provenzano già 14 anni fa. Queste tracce, secondo l'accusa, non furono deliberatamente sfruttate da Mori e Obinu. Riccio ha sostenuto di avere ritrovato casualmente i floppy dietro un quadro, durante un trasloco: "Avevo detto a mia moglie di nasconderli perché temevo che potessero essere alterati o distrutti". La seconda sezione del Tribunale di Palermo si è fatta consegnare i documenti ma ha anche voluto riascoltare Riccio. Il presidente Mario Fontana ha contestato alcune incongruenze nei ricordi dell'ufficiale, a proposito dei contatti politici delle cosche, di cui gli avrebbe parlato Ilardo: “Lei in un primo momento parlò solo di Mannino e Andò, di Andreotti e Martelli, e disse che il confidente avrebbe fatto altri nomi solo al procuratore Caselli. Nel 1998 però disse che le era stato fatto anche il nome di Marcello Dell'Utri”. “Non avevo avuto un buon approccio con i magistrati di Catania che mi avevano interrogato - ha risposto il teste - e poi Dell'Utri era all'epoca il nuovo che avanzava, la parte più pericolosa dei contatti con la mafia. Per questo ne parlai solo con i pm di Firenze Chelazzi e Nicolosi (che indavano sui mandanti occulti delle stragi del 1993, ndr)". Fontana ha ribattuto però che la versione di Riccio non è credibile, e ha avuto uno scontro con l'avvocato Fabio Repici, legale del colonnello, presente in aula. Il processo è stato rinviato al 7 ottobre, a Roma, per l'audizione del pentito Nino Giuffré. I pm Di Matteo e Ingroia hanno insistito per ascoltare Massimo Ciancimino in una delle successive udienze.

“Con certezza non si è mai parlato, con il colonnello Michele Riccio, di un prossimo incontro della sua fonte, il confidente Luigi Ilardo, con Bernardo Provenzano”. Lo ha detto, rispondendo alle domande dei pm Nino Di Matteo e Antonio Ingroia, il procuratore della Repubblica di Reggio Calabria, Giuseppe Pignatone, sentito come testimone nel processo per la mancata cattura di Bernardo Provenzano, risalente al 1995. Pignatone ha deposto davanti alla seconda sezione del Tribunale di Palermo, così come ha fatto l'ex capo della Dda del capoluogo siciliano, Gian Carlo Caselli, e pure Riccio. Nel processo sono imputati di favoreggiamento aggravato il generale Mario Mori, ex comandante del Ros dei carabinieri ed ex direttore del Sisde, e il colonnello Mauro Obinu, anche lui ex del Ros. Secondo l'accusa, che si basa soprattutto sulle dichiarazioni di Riccio, i due ufficiali non avrebbero voluto catturare Provenzano, sebbene preventivamente informati dal colonnello di un incontro che il boss avrebbe dovuto avere a Mezzojuso (Palermo) il 31 ottobre del 1995, con il confidente Luigi Ilardo. “Nessuno mi disse mai - ha spiegato Caselli, rispondendo alle domande del presidente del tribunale, Mario Fontana - che qualcuno avesse deliberatamente evitato di prendere Provenzano”. Pur fra tanti non ricordo, “dovuti al lungo tempo trascorso”, l'attuale procuratore di Torino ha detto che l'identità della fonte confidenziale, “così come normalmente avviene”, fu tenuta riservata da Riccio: “Io seppi che si trattava di Ilardo solo dopo che il confidente fu ucciso, nel maggio 1996”. Caselli ha anche confermato che, assieme al procuratore di Caltanissetta, Gianni Tinebra, a Mori e al procuratore nazionale antimafia, Piero Luigi Vigna, incontrò Ilardo a Roma, nella sede centrale del Ros, pochi giorni prima che il confidente venisse assassinato. “Decidemmo di non verbalizzare nulla di quell'incontro - ha spiegato il magistrato - perché il rapporto con la fonte non era stato ancora formalizzato, con una collaborazione vera e propria. Ilardo era ancora un confidente e ci chiese di non scrivere nulla” Nessuna informazione sarebbe stata data da Riccio ai magistrati di Palermo sull'incontro di Mezzojuso: “Con tutta la Procura - ha affermato in aula Pignatone - eravamo reduci dalla vicenda della mancata perquisizione del covo di Totò Riina, risalente, allora, a due anni e mezzo prima, al gennaio del 1993, e causa di notevoli polemiche col Ros. Se Riccio, Mori o Obinu ci avessero rappresentato la possibilità di catturare Provenzano a Mezzojuso, e di mezzi che mancavano, la richiesta non sarebbe passata inosservata. Né Riccio mi disse mai che Ilardo aveva incontrato Provenzano”. (fonte Siciliainformazioni)

26 / 09 / 2009



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