Palermo: processo Mercadante, Cinacimino giudicato attendibile Le dichiarazioni di Massimo Ciancimino, figlio dell’ex sindaco mafioso di Palermo, Vito Ciancimino, sono state ritenute attendibili dai giudici. L’uomo sta svelando ai magistrati ciò che sa sui segreti tra la trattativa Stato e Cosa Nostra. La sua credibilità è stata attestata dai giudici della seconda sezione del tribunale che hanno depositato le motivazioni della sentenza con cui hanno condannato per mafia, a 10 anni di reclusione, l’ex deputato regionale di Forza Italia, Giovanni Mercadante. Nel processo a carico del parlamentare Ciancimino ha testimoniato citato dall’accusa.
"Quel che è certo - si legge nella motivazione della sentenza - e che può indiscutibilmente affermarsi nel presente processo è che egli (Massimo Ciancimino, ndr) ebbe realmente modo di assistere a incontri tra il padre e Provenzano e ancora del padre con Lipari e Cannella nella propria abitazione familiare e nei luoghi domiciliari in cui il padre fu ristretto o confinato, incontri in cui Vito Ciancimino e i suoi interlocutori parlavano di affari, appalti mafia e politica". "La vicinanza di Massimo Ciancimino al padre - proseguono i giudici - ha fatto di lui un testimone se non un protagonista di riflesso di incontri ed episodi, oggi al centro di interesse investigativo in quanto utili a ricostruire il perverso sistema di frequentazioni alleanze ed accordi politico-istituzionali che fece dei corleonesi dei vari Liggio e Riina un centro di potere oltre che un gruppo di assassini senza scrupoli, capaci di condizionare la storia politico-sociale-economica della Sicilia(e in parte della Repubblica) dagli anni '70 a buona parte dei anni '90". Un viatico importante, quello dei giudici, che mettono nero su bianco la veridicità delle dichiarazioni del teste in particolare sugli incontri tra il padre e Provenzano, alla vigilia di una nuova testimonianza del figlio dell'ex sindaco. Massimo Ciancimino, infatti, lunedì comparirà davanti ai giudici della quarta sezione del tribunale di Palermo per deporre al processo contro il generale dei carabinieri Mario Mori, accusato di favoreggiamento aggravato alla mafia. E proprio Mori, secondo i racconti del teste, sarebbe stato l'interlocutore istituzionale del padre nella cosiddetta trattativa.
28 / 01 / 2010
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