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Palermo: maxi sequestro alla malavita organizzata


Due milioni e mezzo di euro. È il valore dei beni sequestrati dai poliziotti dell’ufficio misure di prevenzione della questura di Palermo. I beni sono riconducibili a Giovanni De Simone, 46 anni, arrestato per associazione mafiosa lo scorso febbraio nell’ambito dell’operazione “Old bridge” della squadra mobile.
Sotto sequestro sono finite aziende, beni immobili, beni mobili e diversi conti correnti. Il provvedimento è stato emesso dai giudici della sezione misure di prevenzione del tribunale, che hanno accolto la proposta avanzata dal questore, Alessandro Marangoni, che aveva disposto accertamenti proprio sul patrimonio di De Simone. Secondo gli inquirenti, infatti, l’uomo è un referente degli investimenti della cosca mafiosa di Brancaccio.
L’uomo era stato individuato dalla polizia nel corso delle intercettazioni dell’operazione “old bridge” e in particolare in quelle di Andrea Adamo, allora reggente della famiglia mafiosa di Brancaccio. Le analisi delle intercettazioni hanno permesso la ricostruzione del ruolo primario di De Simone all’interno della cosca mafiosa palermitana, legata al capo mafia Salvatore Lo Piccolo. Le indagini, che hanno ora portato al sequestro dei beni di De Simone, hanno fatto emergere come la cosca avesse cominciato ad inserirsi in un settore economico legale in continua ascesa come quello delle lotterie istantanee “Gratta e vinci”. I boss si sarebbero serviti di una società intestata a De Simone: la “Game distribuzione di De Simone Giovanni”.
Secondo quanto rilevato dagli investigatori, veniva imposto agli esercizi commerciali, di vendere i tagliandi della lotteria istantanea di De Simone. Dai videopoker ai gratta e vinci: la banda aveva puntato sul redditizio business del gioco. Oltre al compito di piazzare i tagliandi, De Simone aveva ricevuto anche il mandato di dissuadere le società concorrenti dal mettersi in competizione con l’impresa della cosca. L’idea di non puntare più sui videopoker è stata quasi una scelta obbligata per le famiglie, poiché l’interesse della cosca nei confronti delle macchinette mangiasoldi, era noto alle forze dell’ordine.

“Come avevo annunciato all'inizio del mandato, intendiamo colpire in modo sempre più incisivo gli interessi economici dei clan. Avevo promesso che saremo andati a mettere le mani nelle tasche dei boss ed è quello che stiamo facendo, anche prendendo di mira le forme più insidiose di infiltrazione criminale nel mercato come quella del'inserimento nel circuito legale delle lotterie istantanee". Lo ha dichiarato il questore di Palermo, Alessandro Marangone nel corso della conferenza stampa in cui sono stati illustrati i particolari dell'indagine che ha portato al sequestro di un patrimonio di due milioni e mezzo di euro riconducibili a Giovanni De Simone, fedelissimo e prestanome del boss di Brancaccio Andrea Adamo. Alla conferenza stampa, che si è svolta in questura, hanno partecipato anche il dirigente della sezione Anticrimine Carmelo Vinci e il dirigente della sezione Criminalità organizzata della Mobile, Antonino De Santis.

08 / 11 / 2008



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