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Palermo: Max Ernst in mostra


“Max Ernst nella collezione Wurth” è il titolo della terza mostra organizzata a Palermo a Palazzo dei Normanni. L’Assemblea regionale siciliana in collaborazione con la Fondazione Federico II, dopo le esposizione dedicate all’Espressionismo e all’Impressionismo (nel 2005) e la mostra “Da Spitzweb a Baselitz” del 2006, propone adesso mostra di Max Ernst che sarà inaugurata domani alla presenza di Reinhold Wurth.
Max Ernst, pittore, scultore e poeta surrealista tedesco di fine ottocento, nasce in Germania il 2 aprile del 1891. Dopo aver studiato filosofia e storia dell’arte e psichiatria all’università di Bonn, inizia a disegnare scoprendo, così, la sua vocazione artistica.
Nel 1913, con Sturm espone i suoi primi quadri a Berlino e conosce Guillaume Apollinaire. Un anno dopo l’artista, che si presenta con lo pseudonimo Dadamax, comincia a lavorare con Hans Jean Arp e JHohannes Baargelded. Insieme aderiscono al movimento del Blaue Reiter di Monaco. Il suo modo di “fare” arte e il suo particolare dadaismo che si esprime principalmente nel collage fanno di Max Ernst un artista particolare.
Nel 1926 l’artista tedesco lascia il dadaismo e si appassiona al surrealismo dando al termine, però, un’interpretazione tutta personale. Nelle sue opere l’artista dà libero sfogo al suo profondo senso dell’irrazionale e del mistero. Le sue tele sono spesso cupe e le figure, soprattutto nel periodo dadaista dei collage, a volte anche inquietanti.
In seguito Ernst, trasferitosi a Parigi, è uno dei cofirmtari del Manifesto del surrealismo e partecipa a tutte le esposizioni organizzate dal movimento.
Allo scoppio della seconda guerra mondiale il pittore viene internato in un campo di detenzione francese poiché era tedesco. Qualche anno dopo, nel 1941, riesce a rifugiarsi negli Stati Uniti dove resta fino al 1953. L’anno seguente l’artista vince il primo premio alla Biennale di Benezia.
La tecnica più importante inventata dal tedesco Ernst è il “Frottage” che ha come base un comune gioco grafico che, nelle mani dell’artista, diventa uno dei più seri esperimenti artistici di tutto il Novecento. La tecnica consiste nell’appoggiare il foglio su una superficie ruvida qualunque e strofinare con la matita per far apparire il disegno delle asperità sottostanti come le nervature di una foglia o le venature di un pezzo di legno. È proprio in queste figure casuali che l’occhio dell’artista vede delle immagini insolite, quasi misteriose. Max Ernst muore a Parigi il primo aprile del 1976 all’età di 85 anni.


14 / 02 / 2008



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